Non c’è che dire, per un giornale d’inchiesta gente come la famiglia Agen se non ci fosse bisognerebbe inventarla: ogni volta che aprono bocca in divertentissime “interviste” (chiamiamole così) o scrivono qualcosa su FB si apre un mondo. L’ultima è una sorta di replica che Vasco Agen, figlio di Pietro presidente della Camera di Commercio del Sud Est, ha rassegnato in un lungo e dettagliato post su FB, con relativi compiaciuti like, tra i quali quelli dei due nipoti Lucarelli, Simone assunto alla SAC e Fabio che dall’associazione ha ricevuto circa 8 mila euro. In questo post tratta l’ormai nota vicenda del contributo di 15 mila euro che l’associazione della sua famiglia (composta oltre che da lui anche da suo papà Pietro, mamma Sebastiana, sorella Brenda e moglie Giusy) ha ottenuto dalla Camera di Commercio di cui papà suo è presidente. Molto interessante l’estratto conto che allega, ma ne parleremo in seguito. Intanto Vasco Agen ci accusa di ben 5 falsi: li smonteremo uno ad uno e cominciamo dal primo. Che è gravissimo, ma niente in confronto a quello di cui scriveremo nei prossimi giorni. PS: i pezzi sono già scritti e programmati ed i documenti a sostegno già depositati, a scanso di “equivoci”! 

Chi non ha ancora letto della vicenda del contributo, e a giudicare dai numeri sono ancora pochi in Sicilia, può scorrere gli articoli in calce: vogliamo andare subito al punto.

Cosa sia e di chi sia questa associazione è ormai notissimo:

Di chiarirlo nella delibera 25, come richiesto dalla legge considerato che il conflitto d’interesse con il loro presidente, alla Camera di Commercio che gli ha concesso 15 mila euro lo avranno semplicemente dimenticato pensando che passasse in cavalleria come chissà che altro.

Ricordiamo solo che tutto nasce da una delibera della Giunta Camerale che, occultando accuratamente a chi appartiene, concede 15 mila euro all’associazione che solo successivamente scopriremo essere gestita direttamente dalla famiglia del presidente della stessa Camera di Commercio del Sud Est Pietro Agen, il quale tenta anche di sottrarre la documentazione ad una nostra richiesta di accesso agli atti: abbiamo compreso bene il perché di questa goffa violazione di legge, l’ennesima, considerato che da quegli atti sta emergendo l’inferno.

Ma veniamo alla “replica” che il presidente dell’associazione Vasco Agen ha postato su FB, (immediatamente condiviso sulla sua bacheca dal fiero papà Pietro), che parte dalla pubblicazione di 14 pagine di un’estratto conto bancario che di per sé è una miniera di informazioni, ma ci torneremo in seguito.

Andiamo per ordine con i fatti da noi riportati che Agen vorrebbe confutare con la seguente affermazione: “PRIMO FALSO: Non abbiamo mai percepito 311.000 euro di Contributi Pubblici, sfido chiunque a dimostrare che esista una delibera di qualsiasi ente pubblico oltre ai più volte citati 14.999,90 € della C.C.I.A.”

Peccato che il falso, ed in un’istanza rivolta ad un ente pubblico volta ad ottenere soldi pubblici, lo abbia commesso proprio lui ed è documentale oltre che macroscopico.

Vediamo.

Intanto non si capisce perché Agen tolga 10 centesimi al contributo concessogli dall’ente di cui papà è presidente, considerato che il mandato di liquidazione, come si evince dalla nota prot.21588 del 5 luglio 2018 , è di 15 mila euro secchi: ma questa è una sciocchezza, semmai solo indicativa di come tentino sempre di mistificare i fatti.

In realtà il “falso” lo ha dichiarato lui proprio nell’istanza che ha presentato alla Camera di Commercio nel novembre 2017.

Per richiedere il contributo allega i documenti richiesti dal regolamento e tra questi il preventivo dei costi e del piano di comunicazione (ci torneremo a parte) e il preventivo delle entrate.

Quindi è proprio lui a dichiarare tra le entrate, falsamente, 311 (TRECENTOUNDICI) mila euro: mica ce lo siamo inventati noi.

Quindi la falsa dichiarazione su un preventivo totalmente sballato l’ha prodotta il signor Vasco Agen in atti destinati ad un ente pubblico per ottenere fondi pubblici, ed è ragionevole pensare che indicare in una pubblica istanza una simile entità di “altri contributi di enti pubblici” avesse la funzione di millantare crediti che evidentemente non si avevano.

Magari per far credere a chi doveva deliberare qualcosa che in realtà non esisteva: quale sia la fattispecie di una simile macroscopica falsa dichiarazione al momento non ci viene in mente

Sarà un caso che l’unico, L’UNICO, ente pubblico a concedere un contributo di denaro pubblico sia stata la Camera di Commercio presieduta da papino suo?

E, come scrive Vasco Agen a chiusura del suo interessante post su FB: “OVVIAMENTE NON FINISCE QUI!”