Per troppo tempo, parlando di Mezzogiorno, si è annunciato tanto facendo troppo poco. Gli interventi di Giuseppe Berretta e Basilio Catanoso

berretta_1Le tappe in Sicilia del presidente del Consiglio Matteo Renzi – oggi a Catania, a Palermo e alla riapertura del viadotto Himera – non sono una classica visita di circostanza. Sono tappe del percorso che il Governo nazionale ha deciso di intraprendere per il Sud, e in particolare per la Sicilia. 

Perché per troppo tempo si è solo parlato e il risultato è che dal 2001 al 2013 si è allargato il divario di produzione e di reddito tra Sud e Centro-Nord. Oggi si avvertono i primi segnali positivi di un’inversione di tendenza: nel secondo trimestre di quest’anno l’occupazione (+2,1% nel Mezzogiorno contro +0,8% in media nazionale) ma anche le esportazioni verso i mercati internazionali sono aumentati in misura maggiore qui nel Mezzogiorno rispetto alla media nazionale e questo fa ben sperare, perché sono segnali che si innestano su una situazione di partenza più arretrata. Il Pil delle Regioni meridionali è pari solo al 20% del Pil nazionale e decisamente più basse sono le quote del nostro export, oltre al tasso di occupazione. 

Parte della responsabilità di questi dati va ricercata nella cattiva, quando non pessima, gestione dei fondi europei arrivati dal 2007 al 2013. Un dato su tutti: la percentuale di utilizzo delle risorse europee lasciata in eredità dal Governo Berlusconi era solo del 15% a fine 2011, mentre al 30 giugno scorso, grazie a task-force dedicate per ognuna delle Regioni, siamo arrivati all’80%. 

Il percorso per il rilancio del Sud passa dall’ultima Legge di Stabilità, con risorse importanti tanto dal punto di vista quantitativo e della qualità degli interventi: il “capitolo Mezzogiorno” della finanziaria nazionale conta circa 2,5 miliardi per 4 anni (oltre 600 milioni annui fino al 2019) per il rilancio degli investimenti, 617 milioni di euro fino al 2019 per il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive, misure per il rilancio dell’occupazione come la decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato estese fino al 2017, interventi per i precari delle pubbliche amministrazioni siciliane.

Ma di fondamentale importanza è soprattutto il Masterplan per il Mezzogiorno voluto dal Governo, che poggia su una dotazione economica consistente: ben 95 miliardi di euro solo per il Sud, da sfruttare da qui al 2023 per lo sviluppo. 

I Patti per il Sud che Renzi firma oggi a Catania e Palermo rappresentano il cuore di questo intervento e sono orgoglioso, come rappresentante di questa Città, di aver contribuito a inserire Catania nelle 16 aree di intervento.

I Patti si articolano su quattro direttrici di sviluppo e mirano in particolare a rimuovere gli ostacoli e gli impedimenti infrastrutturali, burocratici e amministrativi che, sappiamo bene, rallentano l’iter degli investimenti. Le quattro direttrici sono importanti perché partendo da una visione condivisa dagli attori del territorio arrivano a definire responsabilità e tempi.

La prima direttrice è proprio la visione che la Città ha del proprio futuro: ciò vuol dire riflettere e intervenire su aree di industrializzazione o reindustrializzazione, bonifiche e tutela ambientale, agricoltura e industria agroalimentare, turismo e attrattori culturali, servizi e logistica, infrastrutture e servizi di pubblica utilità. La seconda è una ricognizione degli strumenti e delle risorse a disposizione: interazione tra PON e POR, intervento centrale col Fondo Sviluppo e Coesione, Accordi di Programma tra le istituzioni coinvolte, Contratti di Sviluppo con le imprese del territorio o altri strumenti a disposizione di Invitalia. La terza riguarda gli interventi prioritari da condurre perché rappresentativi della nuova direzione di marcia che si vuole imprimere alla Città, la potenzialità nell’attrazione di capitali privati, la tempistica di realizzazione. L’ultima direttrice è la governance del processo, gli snellimenti amministrativi, la definizione delle reciproche responsabilità, l’individuazione di un responsabile chiaro dell’esecuzione del Piano.

Con queste risorse, con queste linee guida, avremo a disposizione fondi per lo sviluppo, per la crescita della nostra terra e per il completamento di infrastrutture fondamentali per Catania e per la Sicilia. Su tutte, l’ammodernamento complessivo della Catania-Palermo: oggi Renzi inaugurerà il viadotto Himera, ma si interverrà su tutto il tratto dell’autostrada più importante della Sicilia, così che crolli e deviazioni arrangiate su regie trazzere (come quella pomposamente presentata dai Cinque Stelle, rivelatasi poi totalmente inaffidabile) siano solo il ricordo di un’altra Sicilia.

Un tale stanziamento di risorse per il Sud, per la nostra Sicilia e Catania non si vedeva da tempo. Accanto alle risorse, però, si richiedono impegno, serietà, rigore e trasparenza. Questa è la nostra battaglia politica e culturale: investimenti, sviluppo e legalità. 

Il Patto per Catania in particolare è un’opportunità enorme e non va sprecata: per questo la Città Metropolitana deve attrezzarsi in fretta per essere all’altezza di questa sfida. Una sfida enorme, che passa per stanziamenti pari a 740 milioni di euro da utilizzare per opere strategiche: dalla sistemazione del Porto alla riqualificazione viaria della Zona Industriale etnea, e poi importanti interventi per Librino (come le “spine verdi” e il Teatro Moncada), il completamento della metanizzazione, il recupero del Palanesima, misure per il rilancio dell’economia puntando alle nuove tecnologie, orti urbani, messa in sicurezza delle scuole e tanti interventi sulla mobilità, dalle piste ciclabili al rinnovo del parco mezzi dei bus urbani.

 

Certo la questione meridionale non si esaurisce con i Patti. Ma credo che al tempo degli annunci e dei lustrini si sia sostituito un approccio nuovo: nessun assistenzialismo per mantenere lo status quo, tutto lo sforzo, la passione e l’impegno (anche economico) possibile per ammodernare e rendere il Sud, le nostre Città, al passo coi tempi. Parafrasando il Gattopardo, è il momento di cambiare tutto perché tutto cambi.

 

 

 

 

BASILIO1

Ci siamo abituati: adesso anche a Catania e a Palermo la solita, continua, campagna elettorale di Renzi!… 

E meno male che questi parlavano di Berlusconi… che, comunque, qualcosa è riuscito a fare anche in politica, malgrado tutti i guai della coalizione che abbiamo dovuto sopportare in quegli anni.

La verità è che un presidente del Consiglio dovrebbe fare altro, ad esempio progettare una nuova Italia anche nelle piccole (cosiddette) cose invece di vaneggiare su grandi programmi, sugli “eccezionali” e mai visti risultati conseguiti dalle sue pseudo riforme che, speriamo, gli Italiani vorranno bocciare chiaramente nel referendum di ottobre, perchè pensate solo per fare pubblicità ad una pseudo volontà riformatrice/innovatrice e per essere gettate in pasto all’Europa e alla “Troika” come giustificazione di una necessaria sua permanenza al Governo , altrimenti inspiegabile al mondo civile per uno mai eletto.

Il dott. Renzi continua a dire alcune cose e farne altre, sempre lontano dalla realtà e, sinceramente, non capisco se tutte queste balle le racconti perché in malafede o perché dettate da problematiche di tipo psichiatrico; ma intanto, così, il tipo tiene in piedi un sistema di interesse personale che le cronache quotidianamente ci rappresentano.

A prescindere da queste iniziali considerazioni comunque ogni volta che arriva sul nostro territorio qualcosa sotto forma di finanziamento o di attenzione, è positiva – pur se, come in questo caso, si tratta esclusivamente di viste elettorali – perché, in qualche modo, una ricaduta sul territorio si potrà sempre avere, anche fosse solo quella di far parlare i media per qualche giorno di Catania e della nostra terra.

Venendo a fatti concreti e alla realtà, viene è automatico il collegamento con un altro personaggio famoso del centrosinistra che continua a vaneggiare, quel Crocetta (quello stesso Crocetta che ha fatto diventare la Sicilia fanalino di coda nella classifica di spesa dei fondi europei) che dovrebbe collaborare alla realizzazione di quanto previsto da questi “patti” per le nostre grandi città ma che, invece, non è nemmeno riuscito a realizzare il progetto normativo delle cosiddette “Città metropolitane” senza il quale non si potrà mettere in atto quanto oggi Renzi viene qui a pubblicizzare nella sua continua cavalcata elettorale.

Se poi la trasformazione in realtà di queste fantomatiche promesse dovrà realizzarsi attraverso la capacità di tradurre in lavoro e fatti concreti quanto scritto su carta da parte delle amministrazioni comunali di Orlando a Palermo e di Bianco a Catania, la vicenda assume i contorni della “commedia all’italiana”; l’Amministrazione Bianco non riesce nemmeno a garantire l’ordinaria amministrazione – impantanata com’è tra ridicole piste ciclabili che faranno impazzire il traffico cittadino, l’inaugurazione in pompa magna di un normalissimo semaforo a Librino, e l’abbattimento di sbarre al porto che dopo poche ore tornano al proprio posto –figuriamoci come dovrebbe dare seguito a programmi così ambiziosi!
La verità è che le ultime opere serie finanziate e realizzate a Catania furono quelle di Berlusconi e del centrodestra, con i poteri commissariali.
Cari siciliani, Pinocchio è in Sicilia. Che Dio ce la mandi buona!…