In presidio permanente davanti al Duomo di Catania le 20 famiglie di Librino, San Giorgio e Pigno, senza un tetto sulla testa e senza lavoro, sono state sistemate ieri sera all’interno della chiesa, dopo un’iniziale chiusura da parte dell’ente religioso. Ma ora i “disperati” pretendono che il Primo Cittadino li vada ad incontrare per trovare insieme una soluzione degna di questo nome

Aurora De Luca di Librino: “Ora almeno possiamo ripararci dal freddo, ma è giunto il momento che il Comune ci dia un segnale. Noi aspettiamo con pazienza e non molleremo finché la situazione non prenderà una svolta positiva per tutti noi, ma fino ad allora continueremo a manifestare davanti al Duomo”. Dal Comune l’assessore al Welfare Fortunato Parisi dichiara che i manifestanti “continuano a rifiutare il tavolo in Prefettura”. Ma la signora De Luca spiega il perchè: “noi non ci muoviamo da qua in quanto deve essere il Primo Cittadino a venire in Chiesa in mezzo a noi e trovare una soluzione”

Le parole di Aurora De Luca, tra le maggiori fautrici di questa manifestazione disperata, sono molto dure ed esprimono amarezza nei confronti delle istituzioni. La signora di Librino reclama a gran voce che il Comune intervenga a favore di persone che vivono da tempo una situazione di disagio davvero insostenibile.

“La Chiesa ci ha aperto le porte -ci racconta la signora De Luca- adesso siamo tutti dentro e ci stanno riservando molta ospitalità, è venuta anche la Caritas a portarci del cibo e la comunità di Sant’Egidio a sua volte si era già prodigata. Adesso aspettiamo solo che il sindaco venga qui in chiesa a parlare con tutti noi, insieme al parroco, a trovare una soluzione. E’giusto che lui mantenga le promesse che ha fatto alla povera gente in campagna elettorale, perché le persone non devono essere illuse. Non è giusto dare false speranze. Magari se momentaneamente non ci sono case disponibili la gente potrebbe essere sistemata temporaneamente in roulotte, giusto il tempo di trovare degli alloggi veri. I quartieri vanno riqualificati perché sono troppo disagiati e questo non è giusto perché viviamo nell’indecenza. Vogliamo dignità!”.

Dall’altro lato giunge la risposta dell’Amministrazione. “A un’ora dall’inizio dell’occupazione – ha sottolineato Parisi – avevamo invitato il portavoce dei manifestanti ad accettare il dialogo, spiegando che l’Amministrazione comunale, compatibilmente con il rispetto delle leggi e delle regole, era pronta a esaminare le loro richieste. Non si può non provare solidarietà umana nei loro confronti, ma l’Amministrazione deve rispettare i diritti di tutti i cittadini. L’impressione però è che la protesta venga strumentalizzata e che la visibilità mediatica abbia galvanizzato alcuni dei manifestanti. Sembra insomma che la protesta in sé interessi i manifestanti ancor più della reale soluzione dei problemi”.

“Ribadiamo comunque – ha detto Parisi – di essere disponibili a esaminare, singolarmente, i vari casi, avvalendoci, sempre nel rispetto della legge, di tutti gli strumenti a nostra disposizione, dall’assegnazione temporanea al buono casa, alla permanenza nei Bed and Breackfast. E l’apertura di un tavolo di confronto presieduto dalla Prefetto rappresenta una garanzia soprattutto per i manifestanti, che potrebbero così evitare di continuare a esporre in particolare i bambini molto piccoli al rischio di ammalarsi. Noi comunque stiamo lavorando con le associazioni di volontariato, con la Diocesi e Sant’Egidio, per aiutarli nell’immediato ed evitare disagi”.

Insomma un tira e molla tra comune e manifestanti sulla modalità di risoluzione del problema.

Ricordiamo che alcuni hanno figli minori a carico, ma non hanno una casa e non sanno come mantenere le famiglie. Si appoggiano a parenti e amici, ma non riescono a tirare avanti in maniera autonoma. Quello dell’assegnazione degli alloggi popolari è davvero una piaga di questa situazione in quanto la maggior parte di loro ha fatto richiesta da anni per avere la casa, ma ancora non gli viene assegnata.

“Esiste una graduatoria -afferma uno dei manifestanti di Librino, il signor Salvatore- ed io sono tra gli ultimi posti, chissà quando finalmente avrò la casa popolare. Ad ogni persona che ne fa richiesta viene attribuito un punteggio in base alla gravità della propria situazione familiare: chi ha un punteggio alto ha diritto a essere inserito all’inizio della graduatoria e quindi ad avere la casa nel minor tempo possibile, al contrario di chi ha un punteggio basso. Io ho due figli minori a carico con degli handicap e come punteggio mi hanno assegnato 8. Com’è possibile questo? Se le cose vanno avanti così io e la mia famiglia non avremo mai un tetto sulla testa!”. 

Alle venti famiglie mostra solidarietà la gente comune. Come ci ha raccontato la signora Aurora, nei giorni scorsi alcuni cittadini hanno portato qualcosa da mangiare e di caldo. A tal proposito la gente per le strade manifesta indignazione per una situazione di forte disagio sociale come questa dove ci sono anche dei minori di mezzo. Alcuni cittadini sottolineano che purtroppo nei quartieri popolari ci sono situazioni drammatiche che, forse perché siamo troppo abituati a vederle, non fanno più notizia.