Ma ve la ricordate quest’altra storia pazzesca di una città pazzesca? Comincia nel 2014 quando l’allora prefetta Maria Guia Federico (che ci ha querelato anche lei perché abbiamo semplicemente rivelato la storia della figlia appena laureata a 31 anni (!) assunta senza selezione dalla Croce Rossa gestita da Stefano Principato (ci ha querelato anche lui e ce la vedremo a breve in aula mentre ha già cambiato avvocato) che aveva l’appalto del Cara Mineo che la stessa prefetta controllava, ma questa poi la ricorderemo meglio). Nel 2015 esplose lo scandalo dei compensi assegnati dalla signora Federico ai commissari da lei stessa nominati per gestire appalto spazzatura e relativa discarica. Adesso la sentenza definitiva del Consiglio di Stato: i soldi in più percepiti devono restituirli e sin dall’inizio. Noi intanto aspettiamo che il giudice si pronunci sulla querela fatta per i nostri articoli che a quanto pare ci avevano visto giusto…

Veniamo intanto alla notizia di questi giorni, poi rimembriamo.

Il 26 ottobre, ma se ne ha notizia adesso, è stata pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato, presidente l’ex ministro Frattini, che mette fine all’annosa querelle che aveva opposto i “commissari d’oro” messi a capo della gestione del sistema rifiuti catanese dall’allora prefetto Maria Guia Federico che, detto per inciso, vedrà clamorosamente bocciata tutta la sua “visione” del caso, comprese le interdittive emesse.

In pratica, ma come al solito per gli appassionati del genere mettiamo a disposizione l’intera sentenza, il supremo giudice amministrativo ha pienamente accolto le tesi degli avvocati Nino Mirone Russo e Francesco Fichera, difensori della IPI che gestiva l’appalto per i rifiuti di Catania in società con la Oikos.

Occorre segnalare che le stesse tesi erano state già avanzate dal legale della Oikos Rocco Todero che però si era poi ritirato dalla causa in quanto aveva addirittura vinto sul provvedimento di interdittiva antimafia comminato dal prefetto Federico alla Oikos, giudicato illegittimo dal tribunale con relativa decadenza degli stessi commissari e aprendo la strada a risarcimenti di cui ancora non si ha notizia: un disastro totale. 

Nel frattempo IPI viene coinvolta nello scandalo che ha travolto fedelissimi dell’ex sindaco Bianco, finiti in galera o interdetti nell’operazione della DIA “Garbage Affaire”, ennesima storia che si intreccia in questo enorme manicomio criminale che è ormai da tempo Catania.

Ma torniamo ai commissari e, se non vi dispiace, al fatto che ci hanno non solo querelato, ma si sono anche opposti alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura della repubblica. Vedremo.

Per inciso, si tratta degli stessi commissari cui l’allora sindaco Enzo Bianco riteneva non dovessero applicarsi le sanzioni per la differenziata e che provocarono la famosa cacciata del dirigente Salvo Cocina.

Storia recentemente ripresa dalla trasmissione Report su RAI3.

Intanto torniamo al caso dei compensi.

La storia nasce nel 2014 quando la prefetta Maria Guia Federico emana una interdittiva antimafia sulle società che gestiscono i rifiuti catanesi IPI e Oikos e nomina i commissari subito salutati dall’allora sindaco Enzo Bianco come “nomine di altissimo livello”: per l’Ipi gli amministratori straordinari nominati sono l’avv. Giuliano Fonderico, il dott. Maurizio Cassarino e l’ing. Riccardo Tenti. Per l’Oikos sono il generale Carlo Gualdi, già vice comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, sempre con Cassarino e Tenti.

La scelta di alcuni dei commissari scelti dal prefetto Federico fece sorgere alcune perplessità di cui si diede conto sin dal gennaio 2015, in particolare per quanto riguardava quella dell’ex prefetto Scammacca, per poi giungere a quella del commercialista Maurizio Cassarino la cui moglie e collega di studio Rossana Castelli verrà poi nominata a sua volta commissaria del CARA di Mineo nel frattempo finito nella bufera di Mafia Capitale, altra storia pazzesca di cui Sudpress ha anticipato di anni gli esiti giudiziari: qua siamo nel marzo 2016.

Ma le contestazioni cominciano prima.

A giugno 2015 infatti il comitato No Discarica chiede la rimozione dei commissari che si erano opposti al provvedimento regionale di chiusura della discarica della OIKOS in contrada Tiritì denunciando il conflitto d’interesse.

Immediatamente dopo comincia il balletto dei compensi d’oro per di più misteriosissimi percepiti dai commissari.

A lanciare la questione è l’allora deputato Giuseppe Berretta e siamo nel luglio 2015.

Da quel momento comincia la ridda di risposte da parte della prefettura e dei commissari che non chiariscono nulla, limitandosi a sostenere che tutto sarebbe stato legittimo ma senza mai quantificare l’entità di questi ormai misteriosissimi compensi.

Manco a dirlo, arrivano immediate le minacce di querela che ci arrivano direttamente in redazione a firma dell’avvocato Attilio Toscano: querela in effetti poi notificata, chi scrive è stato denunciato niente meno in compagnia di Roberto Dagostino che aveva ripreso l’argomento. Vi è stata una richiesta di archiviazione da parte della procura cui i signori querelanti si sono opposti e aspettiamo adesso la decisione del giudice in merito. Poi toccherà a noi dire la nostra, intanto dal 2015 siamo sotto procedimento penale!

Ma torniamo all’assurda vicenda.

Il 5 agosto 2015 l’on. Berretta interroga il ministro Alfano , il quale risponde l’11 novembre confermando le perplessità ed annunciando un approfondimento.

Il 7 marzo 2016 sulla gustosa storiaccia piombano con Dino Giarrusso Le Iene di Italia 1 con una memorabile inchiesta.

Rispondono il 14 marzo i super commissari acquistando, non si sa a spese di chi, un’intera pagina de La Sicilia con la quale “rispondono” a modo loro sia a noi di Sudpress che a Le Iene.

A settembre 2016 cominciano i ricorsi delle aziende IPI ed Oikos sulle cui casse pesavano i compensi dei commissari, sino al clamoroso epilogo con la sentenza del dicembre 2016 del CGA che dichiara addirittura la decadenza dei commissari prefettizi.

Qui accade una cosa strana, i commissari prefettizi non comprendono bene la sentenza e, con una procedura già utilizzata ricorderete dall’allora rettore dell’Università di Catania Giacomo Pignataro dichiarato decaduto, chiedono allo stesso CGA di “spiegare meglio”, prendendo nel frattempo altro tempo, proprio come l’ex rettore: a volte non capire conviene.

 Nel febbraio 2017 il CGA conferma che se ne devono proprio andare.

Adesso questa sentenza: EX TUNC!

I signori commissari dovranno proprio restituire la differenza e noi aspettiamo l’esito della querela. Insieme alle altre.

Ps: notate quanti link…

La sentenza del CGA