Un durissimo comunicato del presidente dell’Ance di Catania, Giuseppe Piana, getta più di un’ombra sul costruendo Hilton di Capomulini, ex Perla Jonica che lo sceicco di Abu Dhabi, Hamed bin Al Hamed ha acquistato per farne un grande albergo. «L’importante investimento che avrebbe dovuto produrre occupazione e sviluppo per il territorio, finora ha solo arrecato perdite e danni notevoli alle imprese coinvolte nella realizzazione delle opere» dice Piana parlando anche di sospensione dei lavori da maggio 2017 a causa dei mancati pagamenti alle ditte subappaltatrici, che rischierebbero il fallimento. Ma Salvo La Mantia, amministratore delegato della “Item”, la società dello sceicco, smorza i toni: “Dichiarazioni non esatte -afferma a Sudpress- sono sicuro che la Inso risolverà tutto la prossima settimana. I lavori stanno continuando ed entro il prossimo febbraio sarà tutto pronto” VIDEO DELL’ANCE

“Sono ormai 3 anni che si parla dei lavori alla Perla Jonica, nuovamente fermi da maggio 2017 -denuncia Piana in una nota al fulmicotone-. Nella prima fase del cantiere i problemi sorti tra la Item e la Volteo Energie spa hanno portato alla rescissione del contratto di appalto e al mancato pagamento di buona parte dei lavori eseguiti dalle imprese catanesi subappaltatrici di Volteo, che infine ha chiesto e ottenuto dal Tribunale di Milano il concordato preventivo di fallimento, pagando solo un’esigua parte dei debiti contratti”.

“Dopo un lungo stop – ha continuato Piana – a fine 2016 sono ripartiti i lavori, affidando alla Inso spa (Gruppo “Condotte”) l’appalto per il completamento degli stessi. Dopo un avvio spedito, in cui sono state coinvolte a pieno organico 6-7 imprese catanesi, i lavori sono stati nuovamente sospesi a fine aprile dalla Inso, e questa volta a tempo indeterminato, ed attualmente il cantiere è totalmente deserto. Da ottobre 2016 a aprile 2017 le imprese locali coinvolte hanno nuovamente anticipato i capitali necessari per la realizzazione delle opere (vari milioni di euro tra maestranze e materiali), senza essere pagate e registrando notevoli perdite. In questi giorni – ha concluso – alcune tra le imprese maggiormente danneggiate hanno presentato richiesta di sequestro conservativo dei beni della Inso al Tribunale di Catania”.

“Mi sembra strano che le ditte catanesi, alcune delle quali come la Colombrita ha lavorato anche prima,, non abbiano preso acconti sui lavori -afferma La Mantia- o come la Retin, o la FC che fa pulizie dei materiali di risulta ad alto livello e ho sentito ieri ed mi ha rassicurato con un “tutto apposto”. Quando ho stipulato il contratto con la Inso -spiega l’Ad di Item- avevo detto che avrebbe dovuto anticipare dei soldi e a quanto mi sembra di capire pare che non lo abbia fatto in misura da accontentare le imprese catanesi. Questo è il mese dei pagamenti da parte nostra e lo sceicco ha deciso di mettere sul piatto altri sette milioni di euro cash, oltre ai 18 milioni di euro che ha messo fino adesso, che non avrebbe dovuto anticipare, per risolvere la cosa. Vorrà dire che avremo un mutuo più basso di quello che avevamo pensato. Lo sceicco ancora crede in questo progetto e non ha fatto come tanti altri che se ne sono andati, come è successo ad esempio in Puglia e in altre parti d’Italia. In ogni caso si tratta di un cantiere privato, non capisco perché questi allarmismi. Personalmente sto cercando di mantenere un equilibrio tra i catanesi e la Inso che deve dare alcune centinaia di migliaia di euro per ciascuno di loro, è vero, ma nessuno avanza un milione di euro.

Sono sicuro che tutto si risolverà entro breve, naturalmente ci accerteremo che la Inso abbia pagato prima di darle altri soldi. Il suo direttore tecnico che sento quotidianamente mi ha assicurato fino a ieri che entro febbraio avremo il cantiere completo. Manca soltanto la parte interna della struttura, alzare le pareti e altre cose, tutti gli impianti sono già pronti. Sono sicuro che andrà tutto bene”.

“Posso essere solo felice che il dottore La Mantia si faccia carico di questo e saremo felici di incontrare lui e l’amministratore della Inso per chiarire la vicenda -afferma a Sudpress Piana- Sicuramente le informazioni che ha lui sono diverse da quelle che sono in mio possesso. Intanto però le nostre imprese avanzano più di cinque milioni di euro di fatture scadute da sei mesi, a fronte di appena un dieci per cento di anticipo ricevuto sui lavori eseguiti, praticamente il nulla! Ci viene detto che la Inso non paga perché a sua volta non è pagata dalla Item ma un General contractor non può addurre una motivazione del genere altrimenti dovrebbe cambiare mestiere. Io immagino che la Inso abbia un certo margine di guadagno e che debba assumersi tutti i rischi del caso. Non è possibile che grosse imprese diano lavori in subappalto a imprese siciliane che lavorano duramente e poi non vengono pagate del tutto o in grave ritardo, imprese che io voglio difendere. E’ una vicenda che si ripete “n” volte in Sicilia e della quale siamo stanchi. E comunque i lavori sono sospesi, c’è anche un video che lo attesta”.