L’augurio per questo Natale alla città lo avevamo affidato al leader della Comunità di Sant’Egidio Emiliano Abramo e ci ha incuriosito l’evento di cui ci ha parlato, questo magico “pranzo di Natale a San Nicola” cui non avevamo mai partecipato. Siamo andati e la sorpresa è stata grande…

 

Il pranzo è offerto ai “poveri”, definizione cruda e più volte ripetuta dagli speaker che hanno curato l’attentissima regia di questo straordinario evento, tra tutti Sebastiano Mignemi e Angela Pascarella.

Una definizione cruda, dicevamo, anche disturbante ma utilizzata senza ipocrisie, senza giri di parole, non sono “bisognosi”, “sfortunati”, “emarginati”, sono proprio “poveri”, la rappresentazione fisica, palpabile, immediatamente riconoscibile di una società ingiusta, priva di chance, distratta e frettolosa.

È bene prenderne coscienza: i “poveri” esistono eccome nella nostra ambiziosa città dai mille affari e dai troppi imbrogli, degli sprechi e dell’inettitudine, e sono sempre di più.

Il 25 dicembre a San Nicola  è stato certamente, come ogni anno, l’evento più significativo del Natale catanese. E merita di essere raccontato con attenzione perché il suo significato va molto al di là della classica e scontata buona azione natalizia.

Innanzitutto per i numeri, che sono un indicatore di quel che sta accadendo in città. La Comunità di Sant’Egidio, a Catania dal 1997, mette in azione centinaia di persone per servire centinaia di pasti ai poveri proprio il giorno di Natale.

Lo scorso anno 400 volontari (Catania vale la pena di ricordarlo sempre è una città che ha un cuore grande) hanno servito 700 ospiti, molti dei quali sono gli amici che Sant’Egidio accompagna durante l’anno: anziani, senza fissa dimora, famiglie dei quartieri storici e stranieri con una delegazione proveniente dal C.A.R.A. di Mineo.

Ormai tradizionale è la presenza in questa occasione dell’imam Kheit Abdelhafid, presidente della comunità islamica di Sicilia. Gioiosa la partecipazione del “padrone di casa” Mons. Gaetano Zito, rettore della Chiesa di San Nicola e Vicario Episcopale per la Cultura, che saluta tutti con un abbraccio ed un sorriso e come sempre si è affiancato al lavoro di Sant’Egidio tanto per la raccolta dei fondi necessari che per l’organizzazione dell’evento.

“E’ un’usanza antica quella che ha recuperato Sant’Egidio” racconta Emiliano Abramo responsabile regionale della Comunità. ” Un pranzo simile si teneva nel ‘600 proprio dentro San Pietro a Roma: quel giorno il Papa ospitava a pranzo i più poveri dei poveri nella Cattedrale. Noi abbiamo ripreso l’usanza con l’idea di far vivere la famiglia a chi la famiglia non ce l’ha. Le Feste spesso amplificano emozionalmente la condizione di difficoltà che ognuno di noi vive. Penso a chi ha perso una persona cara, o chi è malato, o vive solo, o ancora chi ha paura della morte perché è anziano”.

Emiliano Abramo non ha locuzioni complicate per descrivere le realtà difficili di molti nostri concittadini. Le vive ogni giorno a contatto ravvicinato e quindi ne parla con una calma rispettosa. “Il popolo del pranzo di Natale a San Nicola è questo. Ci sono tante persone che vivono in strada, cristiani e mussulmani. E poi molti anziani che vivono in Istituto e magari escono un solo giorno all’anno proprio a Natale”.

La cura che Sant’Egidio mette per creare questo momento implica un lavoro di preparazione importante. In Chiesa c’è la musica che attende gli ospiti accolti all’ingresso e accompagnati ai tavoli. Tavoli tutti tovagliati di rosso con centro tavola e segna-nome. Il Menu è ben studiato: per quel giorno niente carne di maiale (presenza mussulmana) ad esempio. Poi arriva Babbo Natale e c’è un regalo per tuti, personalizzato e diverso l’uno dagli altri.

“Non sono particolari qualsiasi, è importate che ognuno si trovi a suo agio” spiega Abramo: “Sono sempre colpito dalla consegna dei regali agli anziani. Ho memoria di questa signora che lo scorso anno aprì il suo regalo con grande delicatezza – come solo gli anziani sanno fare – e mise da parte la carta dell’involucro… che abbiamo poi ritrovata incorniciata e appesa nella sua stanza in Istituto. Era la cosa più personale che possedeva: aveva il suo nome e non solo un numero come spesso accade in chi vive in queste strutture”.

Stesso discorso per chi vive in strada. Un segna-nome e un posto a tavola assegnato fanno la differenza. La Comunità di Sant’Egidio è in questo momento impegnata a trovare indumenti (perché no, magari anche qualche cravatta) e luoghi dove i senza-tetto possano lavarsi e farsi la barba prima di raggiungere San Nicola. E poi ci sono le centinaia di regali da preparare. “Francesco d’Assisi diceva che il Natale è la Festa delle feste” spiega Abramo “ e allora va preparato e vissuto come si deve, anche per i più poveri”.

Un capolavoro di organizzazione ed efficienza.

I numeri dicevamo all’inizio, infatti. I numeri dei partecipanti sono ogni anno crescenti. Oltre 850 gli ospiti che hanno partecipato a questo pranzo di Natale 2017. “Grazie al cielo tra i catanesi di ogni classe sociale crescente è anche la coscienza di chi sta meglio. Quest’anno a darci una mano ci sono stati oltre 400 volontari” conclude Abramo, e la sua soddisfazione per la riuscita di questa splendida festa è condivisa con questo migliaio di persone che rappresenta quello zoccolo duro ed imbattibile di bella gente che non si arrende.

Non si arrende.