Non solo di Cara vive la clientela. Anche all’interno degli Sprar, i centri  che gestiscono la fase secondaria dell’accoglienza, è tutto un fiorire di cooperative che gestiscono servizi e assunzioni. Luoghi dove molte delle volte trovano lavoro parenti e amici di politici locali. I casi di Vizzini, Mineo e Castel di Iudica

Forse si potrebbe parlare di una vera e propria parentopoli, quella che si è sviluppata nei paesi del calatino investiti dall’emergenza relativa ai flussi migratori, all’interno di quello che appare sempre più come un vero e proprio business del migrante. 

Attorno al vastissimo fenomeno che si è riversato sulle nostre coste, le cronache giornalistiche – ma oramai anche due inchieste giudiziarie attualmente in corso – hanno ampiamente raffigurato la creazione di un poderoso sistema attraverso cui estendere bacini consensuali e clientelari. Alla base un meccanismo semplicissimo, di democristiana memoria: posti di lavoro all’interno delle strutture che operano sull’emergenza, in cambio di sostegno elettorale. E il pacchetto di voti è assicurato. Grazie alla pioggia di denaro sul territorio del Calatino si è assistito a quella “corsa ad accaparrarsi il migrante” così come è stata definita dal capo della Procura di Catania Giovanni Salvi.

Fiumi di denaro (circa 40 euro al giorno per migrante), cooperative a cui vengono affidati servizi per decine di migliaia di euro mediante affidamento diretto, consulenze, bandi fantasma, assunzioni di amici e parenti. Al vertice di tutto – come oramai noto – la Sol.Calatino, il consorzio di cooperative di cui presidente è Paolo Ragusa. 
D’altronde, Sudpress si è occupato a fondo della vicenda, attraverso un racconto giornalistico che ha preconizzato la scoperta di un vero e proprio sistema che il sindaco di Ramacca Franco Zappalà ha definito il “sistema di Paolo Ragusa”. Adesso sono scattate due diverse indagini della magistratura: a loro il compito di accertare eventuali reati.

Oltre al famigerato Cara, su cui si è già abbattuto un vero e proprio ciclone mediatico che coinvolge ormai anche la stampa e le tv nazionali, nel sistema di gestione del flusso migratorio esistono anche gli Sprar. Questi centri operano sull’accoglienza integrata, cioè provvedono alla realizzazione di attività di accompagnamento sociale, finalizzate alla conoscenza del territorio e all’effettivo accesso ai servizi locali, fra i quali l’assistenza socio-sanitaria e l’apprendimento della lingua.

Essendo progetti di “assistenza secondaria”, i piani di integrazione risultano più mirati, anche in funzione del numero contenuto di migranti a cui si rivolgono. Per questo motivo, dunque, il Ministero ha impresso un’accelerata ai progetti Sprar, che ha determinato un fiorire di centri sparsi in tutto il calatino. Tutti in “mano” al terzo settore.
Terzo settore che, nell’ambiente, fa capo esclusivamente alle cooperative consorziate con la Sol.Calatino di Paolo Ragusa.

Tali centri operano grazie all’accesso ai finanziamenti del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo gestito dal Ministero dell’Interno. Soldi pubblici, per intenderci
Anche qui, così come per il Cara, da alcune ricerche effettuate abbiamo potuto constatare come, all’interno delle varie cooperative, risultino impiegati numerosi parenti e sostenitori elettorali di politici dei comuni dove hanno sede gli Sprar.

Un esercito di assunzioni finalizzate ad ampliare bacini elettorali, sfruttando anche la delicata fase dell’accoglienza secondaria, in maniera tale da determinane la creazione di un vero e proprio indotto nelle mani del terzo settore. Un meccanismo ben oleato rispetto a cui, al sostegno elettorale – o a semplici legami di parentela – corrisponde quasi sempre l’assunzione nei centri. 

Parliamo di Vizzini, per esempio, comune di 6000 anime della piana di Catania, terra natìa di Giovanni Verga, dove è situato uno Sprar tra i più importanti. 
Il comune di Vizzini ha un ruolo primario, essendo capofila del progetto che, appunto, è definito “Progetto Sprar Vizzini ordinario”. Il suo sindaco, il dott. Marco Aurelio Sinatra, è coordinatore regionale dei progetti Sprar, oltre ad essere il presidente dell’assemblea del consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”.

Il centro vizzinese è uno dei più importanti del comprensorio. Può contenere circa 50 migranti ma al momento, così come ci fanno sapere dal centro stesso, ne ospita solamente 12. E’ gestito, principalmente, da una cooperativa consorziata con Sol.Calatino, la “Il Sorriso”, mentre altra parte dei servizi è gestito dalla cooperativa “San Francesco”, con sede legale a Caltagirone, di cui è presidente tale Rocco Ferraro, uomo di potere del terzo settore nel calatino.
E’ stupefacente la frequenza con la quale si incontrano legami di parentela tra membri della politica locale e lavoratori nel “settore migranti”, nelle cooperative che gestiscono gli Sprar. Cioè quelle società a cui l’amministrazione destina la gestione – e dunque i soldi – dei centri di accoglienza.

Infatti, uno tra gli impiegati nel centro Sprar risulta essere Vito Arnone , consigliere comunale – inutile sottolinearlo – facente parte della maggioranza politica che sostiene il sindaco Sinatra, il quale in alcuni documenti si firma addirittura come “coordinatore”. Una consigliere comunale della maggioranza che sostiene Sinatra, Eliana Costantino, è cugina di primo grado della vicepresidente della “Il Sorriso” Chiara Costantino: quest’ultima qualche tempo fa ha ricevuto l’incarico (dalla cooperativa stessa) di coordinatrice di un progetto volto al rilascio dei certificati di conoscenza della lingua italiana, pur essendo in possesso solo di un semplice diploma di scuola superiore e dunque di competenze non specifiche sull’argomento. 
All’interno della giunta la situazione non muta. Infatti, risulta che i figli degli assessori Santo Lentini, Gregorio Palma e Santo Cilmi, prestino servizio presso le cooperative che gestiscono i centri Sprar del calatino. 

Legata a doppio filo a Vizzini è la situazione del comune di Mineo, dove ritroviamo – oltre al Cara – anche due strutture del progetto Sprar, una delle quali è da considerare “estensione”, appunto, di quella di Vizzini.  La sua istituzione venne fortemente voluta dallo stesso sindaco Aloisi che mise a disposizione gratuitamente i locali che adesso ospitano il centro. Fra le altre cose, pare che la delibera attraverso la quale si procedette alla creazione del centro fu emanata con un’insolita fretta, e cioè senza tenere conto del parere – obbligatorio – degli uffici tecnici del comune. Mancanza che scatenò vivaci polemiche in consiglio comunale, che vennero tacitate rapidamente dalla Aloisi, la quale consigliò di “non impicciarsi negli affari interni alla giunta”.

Neanche a dirlo, anche qui, se non fosse possibile parlare di parentopoli, poco ci mancherebbe. Infatti, sia all’interno della giunta che all’interno della maggioranza in consiglio comunale è facile individuare familiari dei politici locali assunti nelle cooperative che gestiscono gli Sprar e il Cara. Ad esempio, Salvatore Tamburello, giovane vicesindaco del paese, ha una sorella che lavora presso gli uffici del consorzio Sol.Calatino. Anche l’ assessore Massimo Pulici ha una “quota familiare” presso le strutture che operano sull’emergenza immigrazione con due nipoti assunti rispettivamente al Cara e allo Sprar del paese. 

Anche dentro il civico consesso di Mineo i rapporti di parentela tra assunti in cooperative e politicanti del luogo sono frequenti. Ad esempio, Giuseppe Biazzo, capogruppo della lista civica di maggioranza “Uniti per Mineo”, oltre ad essere all’interno di una cooperativa che opera nel settore, ha la propria moglie che lavora presso il locale Sprar. Così come la consorte di Mario Margarone, altro consigliere di maggioranza, sempre assunta allo Sprar di Mineo. Si può citare, poi. Caterina Sivillica il cui figlio lavora al Cara, così come il fratello del consigliere Gianluca Barbanti. 

Anche a Castel di Iudica, altro comune dove è presente uno Sprar, tra le fila della cooperativa che gestisce il centro è possibile scorgere tra gli assunti parenti ed amici, oltre che alcuni consiglieri comunali stessi,. Sindaco del piccolo centro è Giuseppe Grasso, il quale in occasione di una seduta del consiglio comunale (sic) ebbe modo di dichiarare che “a lui avevano garantito la possibilità di effettuare 25 assunzioni tra Cara e Sprar“. Una dichiarazione che da sola riesce a spiegare molte cose. 

Fra le questioni più importanti saltate fuori dalle ricerche effettuate, abbiamo scoperto che il locale Sprar è ospitato in una struttura di proprietà del marito della cugina di primo grado di Salvatore Calderaro, consigliere comunale di maggioranza. Presso il Cara, invece, trovano lavoro Emanuela Russo e Luca Torrisi. Questi ultimi, insieme al sopra citato Calderaro, fanno parte del gruppo consiliare del Ncd che, ovviamente, appoggia la maggioranza del sindaco Grasso.

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Questi sono alcuni casi emblematici delle dinamiche innescatesi nei comuni investiti dall’ondata migratoria che in questi ultimi tempi si è riversata nella provincia di Catania. E’ davvero difficile spendere ulteriori parole rispetto alle tante che ormai sono state spese su questa vicenda. E, lo ribadiamo con particolare evidenza, adesso spetterà alla giustizia fare il suo corso – ovviamente se ne sussisteranno i presupposti -. 
Ancora una volta, però, è facile rilevare le storture di un sistema, che non serve solo ad allargare bacini elettorali, perchè si risolve anche in un danno enorme alla collettività, là dove mina le basi di quei sensibilissimi processi di integrazione, nei confronti di cui queste terre dovranno necessariamente confrontarsi, e affrontare.
Questo, è accaduto fino ad ora in maniera distorta, con l’assenza di una reale progettualità sulla questione dell’integrazione, nonchè sull’impatto del territorio con i flussi migratori, creando un sistema buono solo a perpetrare logiche spartitorie e familistiche, che alimenta come benzina sul fuoco i facili e vuoti slogan dei populisti di turno.