La nave di Medicins Sans Frontières è arrivata ieri nel porto della nostra città e ci resterà per qualche giorno prima di ripartire per continuare la sua missioni nel Canale di Sicilia.”. Un fatto di cronaca che sarebbe di per sè poco significativo (non è la prima volta) che però fornisce lo spunto per qualche riflessione.

C’è una regola aurea per qualsiasi condottiero che si rispetti. Se il nemico è troppo numeroso per consentirgli di prevalere, meglio venire a patti.  E scaricare l’aggressività accumulata prima della battaglia su qualche inerme alleato, da accusare immancabilmente per non essere all’altezza dei suoi compiti.

Per certi aspetti un’astuta azione di sciacallaggio ma tutto sommato una rozza strategia, vecchia come il mondo.

Che delusione Ministro Minniti!

Avevamo molto sperato nella sua intensa attività diplomatica espletata tra Bruxelles e Tripoli: ma prendersela ora con quei giovanotti bagnati che trascinano a bordo naufraghi terrorizzati… che significa?

A Tripoli ci sono decine di carceri di massima sicurezza trasformati in campi di detenzione dove viene ammassata “carne nera” in condizioni insostenibili. A ovest lungo la costa che separa la “capitale” libica dalla Tunisia una tribù di predoni lucra scagliando indisturbata dai 4 ai 6 gommoni ogni giorno (160 – 180 individui a carico): la stessa banda di tagliagole che assicura la sicurezza agli impianti Eni di Melita.

Lei questo lo sa di certo. Ma le precedenze pare siano altre.

Ad esempio spuntare le ali a Medicins Sans Frontieres un’organizzazione (premio Nobel per la Pace 1999) con qualche annetto di esperienza sulle spalle che opera meritevolmente (diciamola tutta, a volte eroicamente) in ogni parte del globo dove non sia garantito il diritto alla cura, in altre parole ovunque ci sia bisogno di intervenire sulla carne viva di chi soffre (Afghanistan, Libano. Iraq, , Siria, Sudan…)

Anche la magistratura per una volta lavora in perfetta sincronia con l’emissione del Codice di condotta per le Ong voluto dall’esecutivo.

Il sequestro della tedesca Iuventa voluto dalla magistratura di Trapani è avvenuto con un tempismo perfetto.

Minacciare i giovani dalla Ong tedesca Jugend Rettet per il soccorso di migranti nel Canale di Sicilia non può non avere un effetto deterrente. Un bell’esempio per volontari di ogni nazionalità. Certo si sono fatti il mazzo in alto mare e non hanno preso un Euro da nessuno però non hanno rispettato tutti i paletti burocratici del caso.

I duri e puri tipo il Professor Ernesto Galli della Loggia dalle colonne del Corriere della Sera approvano e puntano il dito: queste organizzazione devono “scegliere tra l’Italia e gli scafisti”, senza mezzi termini.

Venga la preghiamo, venga eminente Professore: sempre sul solito molo, quello di Ponente a Catania. Abbiamo invitato tanti, invitiamo anche lei.

Fa molto caldo, ma se ci indica prima i gusti preferiti le faremo trovare qualche ottima granita. Offriamo noi: perché anche poche ore dinnanzi a una nave che sbarca giovanotti donne e bambini non accompagnati è una esperienza istruttiva.

Nel caso da raccontare poi ai suoi allievi nelle aule del suo Istituto Italiano di Scienze Umane.

Lei è anche storico: ecco un pezzo di storia contemporanea sta passando da qui.

Ma bisogna correre ad incontrarla.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Milano, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”, “Vogue Pelle” e “Vogue Tessuti”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia” e Global “Risk Insight”, nel 2016 ha pubblicato – insieme all’economista Maurizio Caserta – “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.