I catanesi? Ma sono davvero strani. Aggiornamento alle ore 7.45 di mercoledì 24 ottobre: ancora spenti…

Corso Italia con Viale della Libertà è un incrocio davvero tosto a Catania: due arterie trafficatissime con quella principale dotata di due controviali.

Da almeno 48 ore gli otto semafori che presidiano queso incrocio sono spenti: di vigili, magari anche uno solo, nemmeno l’ombra.

Eppure niente: non è successo niente. Non un solo incidente neanche un piccolo sbang! nemmeno la notte.

Sono indisciplinati i catanesi di solito al volante? Su questo nessun dubbio.

Per chi viene dal Nord guidare qui appare all’inizio qualcosa di surreale.

Il casco è ridotto a simbolo di oppressione: specialmente per i ragazzini vogliosi di mostrare straordinari double-cut, ma spesso anche per signore agghindate e fresche di permanente.

Le strisce pedonali sono soprattutto utilizzate come una griglia di partenza per scooter affiancati al semaforo rosso.

Quelle blu percepite come filo spinato a cui fare molta attenzione (per il costo addebitato con fattura elettronica istantanea dalla App di Sostare).

Io ad esempio ho un fratello minore residente ale porte di Milano, è un esperto nella guida di ogni genere d’auto e per di più grande motociclista, negli anni ha collezionato più BMW 1200 lui che un concessionario brianzolo. Ma quando mi viene a trovare non si mette mai alla guida, non ci prova nemmeno. Si siede di fianco a me, si allaccia la cintura di sicurezza e cerca di parlare d’altro. Quando parcheggio – come posso dove posso -si cuce la bocca per non lasciarsi sfuggire una parola di commento.

Però in corso Italia angolo Viale Vittorio Veneto in 48 ore non successo niente. È questo è stupefacente.

Il catanese alla guida non si scompone, rallenta, avanza con calma, e si regola da se’. Non urta e se la cava sempre e comunque: non suona, non impreca non usa nemmeno i fari… un atteggiamento del genere è impensabile in qualsiasi altro luogo.

Il catanese è davvero un individuo strano: è sotto pressione che sembra dare il meglio di se stesso.

Ora per traslato. La città è già praticamente in dissesto finanziario – almeno a quanto dichiarano a gran voce illustri componenti della stessa giunta. E di conseguenza (speriamo proprio di no) potrebbero prepararsi tempi durissimi.

Gli otto semafori spenti di Corso Italia a me sono sembrati un presagio. Però ambiguo.

Un Comune in dissesto finanziario non se la passa bene con i servizi da erogare ai suoi cittadini. Ma è forse proprio in un momento di massima difficoltà come quello che potrebbe prospettarsi a breve che la comunità dei residenti potrebbe trovare un nuovo senso di appartenenza, potrebbe trovarsi più unita, costretta a mettere da parte polemiche e dissapori per guardare davvero all’essenziale. Insomma potrebbe guardare per una volta avanti.

Potrebbe, potrebbe, potrebbe… Sono Solo Sogni?


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”. Ha pubblicato libri di saggistica e fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle.