Tre recensioni, tre spettacoli teatrali a Catania. Il primo, “Copenhagen”, di Michael Frany al teatro “Istrione”; il secondo, “Signori chi è di scena?” di Pippo Pattavina al teatro Brancati e Sadismo di coppia di Francesco Maria Attardi al Centro Zo

Copenaghen di Michael Frany. Celeberrimo testo teatrale dell’inglese Michael Frany destinato a strepitose fortune (a Londra, dove ha debuttato nel 1998 ha avuto centinaia di repliche, prima di passare dalle “forche caudine” di Broadway, tempio sacrale del teatro contemporaneo, dove è stato consacrato successo planetario) Copenaghen, ha nuovamente calcato le scene di Catania al Teatro “L’Istrione”, coraggiosamente ripreso dall’accorta e misurata regia del poliedrico Valerio Santi (anche interprete, scenografo e curatore delle musiche) su concessione della Compagnia Umberto Orsini, della quale è stato strepitoso cavallo di battaglia.

E la “temerarietà” di Santi nel confrontarsi con un testo che impietosamente scava nel profondo di coscienze tormentate – attraverso l’incontro-scontro di due cervelli superiori (i padri della bomba atomica) scossi da insanabile conflittualità e drammatici interrogativi morali – ha avuto ragione sulla complessità d’un testo i cui difficili rimandi continui tra fisica quantistica, principio di indeterminazione e teoremi matematici, trascinano lo spettatore in un serrato confronto dialettico da cui nessuno dei due contendenti emerge vincitore.

Il mistero della visita del fisico tedesco Werner Heisenberg (avvenuta nel 1941) al suo maestro danese Niels Bohr mentre la capitale nordeuropea era occupata dai Nazisti continua infatti pervicacemente a ristagnare come inestricabile mistero della storia recente, proseguendo ancora nel nuovo “fantasmatico” incontro teatrale post bellico dei due eminenti scienziati immaginato da Frany.

Cosa in realtà volesse Heisenberg da Borh (coinvolgerlo nella costruzione dell’atomica nazista?) resta dunque avvincente, drammatico, irrisolto enigma che un apparentemente sorvegliatissimo Valerio Santi (nei panni calzanti dello scienziato tedesco) e un turbatissimo e sconvolto Francesco Russo (il grande luminare danese Borh, poi emigrato negli USA dove contribuirà alla costruzione dell’atomica di Hiroshima e Nagasaki) portano dolosamente e coinvolgentemente in scena restituendo, tra le grigie pareti dell’abitazione del danese delimitate da due enormi lavagne inzeppate di formule, l’atmosfera cupa di quegli anni terribili. Irene Tetto (Margrethe, moglie di Borh), catalizzatore di strazianti dubbi etici, manifesta con forza una caratterialità in grado ora di mediare, ora di assumere apertamente posizione nella disputa teorica e morale dei due scienziati (entrambi premi Nobel, il tedesco nel 1932 e il danese dieci anni prima).

Signori chi è di scena! di Pippo Pattavina. Il camerino dell’attore come confessionale, pensatoio, “luogo di ricordi, sentimenti, desideri”. Per quanto avulsa da sconvolgente originalità, l’idea di Pippo Pattavina (da oltre cinquant’anni solida colonna portante del teatro catanese) di conferire all’attore il ruolo d’intrattenitore colloquiale con il pubblico inventando una pièce frammista di “confessioni”, brani musicali, recitazione, analisi facete dei costumi contemporanei, ecc…continua a reggere e divertire, non raramente raggiungendo anche punte esilaranti. 

Spericolando tra i fratelli De Rege e Leopardi, omaggi all’avanspettacolo (immancabile l’irresistibile “Gastone” di Petrolini), celeberrime canzoni degli anni ’30-40, continuamente conversando con il pubblico, inevitabilmente confondendo in un’ininterrotta alternanza l’uomo con l’attore, Pattavina mette in scena le doti istrionesche del vecchio e collaudatissimo teatrante, autodirigendosi con ironica nonchalance, appoggiato dall’efficace “spalla” di Santo Pennisi e dal pianoforte di Nino Lombardo. Scene e costumi di Giuseppe Andolfo. Al Teatro Brancati di Catania dall’8 febbraio.

Sadismo di coppia di Francesco Maria Attardi. Un “Carnage” in salsa sicula. Il dio del massacro colpisce una coppia esasperata dai tradimenti del “macho” di brancatiano lignaggio, ovviamente  fedifrago tredici volte (e mezza) in più dell’ormai furibonda compagna che, durante un tempestoso trasloco, finalmente ne chiede conto e ragione al marito.

Sollecitata dall’uomo anch’ella confessa un tradimento (vero? falso?) durato nove mesi, precipitando l’attonito compagno in congestione cerebrale, al punto da credere che l’amico più intimo – abbandonato dalla consorte, frustrato per mancanza di lavoro, “inadeguato” alla vita sociale –  sia stato l’amante della moglie.

Prodotta dal Teatro Mobile di Catania e rappresentata al Centro Zo con la regia dello stesso Attardi, la “sadica” commedia mette in scena (non a caso) un “triangolo” di attori più o meno spavaldamente inclini ad inconfessabili segreti (stantii tradimenti, “storiche” corna ormai divenute oggetto di scherno, in cui semplicisticamente si raccolgono tutte le colpe e le contraddizioni di coppia): Plinio Milazzo (il marito fallocrate), Francesca Agate (la moglie furente) e Francesco Bernava (l’amico depresso). Al botteghino, per chi ha voglia di scapicollarsi in anonime confessioni segrete, consegna di schede poi lette al pubblico alla fine della rappresentazione dai tre attori. Probabilmente una celia artatamente preparata, ma il dubbio della veridicità permane visto l’ormai incontrollabile percentuale di cornuti e cornute e la voglia di autoassolversi, magari anonimamente in un plateale confessionale.