I senatori catanesi 5 Stelle Nunzia Catalfo, Mario Giarrusso e Ornella Bertorotta, citando un articolo Sudpress del 22 dicembre 2016, hanno presentato un’interrogazione sugli incarichi legali affidati dal sindaco Enzo Bianco al suo avvocato personale prof. Giovanni Grasso. Chiesta una verifica ispettiva.

 

Atto n. 4-07122

Pubblicato il 7 marzo 2017, nella seduta n. 778

CATALFO , GIARRUSSO , BERTOROTTA – Ai Ministri dell’interno e per la semplificazione e la pubblica amministrazione. –

Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

è stato istituito il collegio di difesa del Comune di Catania con il “Testo coordinato del Regolamento approvato con deliberazione C.C. n. 38 del 15 giugno 2006 e modificato con deliberazione n. 15 dell’11 marzo 2009”. Il collegio è composto dagli avvocati Daniela Bolognino, Mario Libertini, Pietro Paterniti e Giovanni Grasso;

il collegio costituisce un onere aggiuntivo per le casse comunali;

il Comune di Catania si avvale di un’avvocatura di circa 15 componenti;

si apprende da articoli di stampa (“sudpress” del 22 dicembre 2016) che all’avvocato Grasso vengono conferiti anche incarichi in qualità di legale esterno quando la valutazione sulle questioni giuridiche e giudiziarie rientra tra gli specifici compiti del collegio di difesa di cui egli fa parte, e per il quale già percepisce una remunerazione;

risulta che, in data 18 ottobre 2016, la Città metropolitana di Catania ha liquidato all’avvocato Grasso 7.295,60 euro per un incarico conferitogli con provvedimento n. 63 del 5 settembre 2016 dal sindaco Enzo Bianco;

inoltre egli ha ricevuto altri incarichi esterni assegnatigli con i seguenti provvedimenti: determinazione dirigenziale del 1° dicembre 2016 n. 200/AFFLEG; determinazione dirigenziale del 19 maggio 2016 n. 71/AFFLEG; determinazione dirigenziale del 14 dicembre 2016 n. 209/AFFLEG; determinazione dirigenziale del 27 dicembre 2016 n. 212/AFFLEG e determinazione dirigenziale del 6 aprile 2016 n. 47/AFFLEG;

considerato che:

a parere degli interroganti, l’affidamento dello svolgimento di attività legale per conto di amministrazioni ed enti pubblici è spesso foriero di problematiche interpretative, poiché non sempre è chiaro il discrimine tra ciò che costituisce prestazione di opera intellettuale e ciò che, invece, rappresenta l’espletamento di servizi legali secondo le indicazioni comunitarie;

l’affidamento di servizi legali è delineabile allorquando l’oggetto del servizio non si esaurisce nel patrocinio legale a favore dell’ente, ma si configura quale modalità organizzativa di un servizio, affidato a professionisti esterni, più complesso e articolato, che può anche comprendere la difesa giudiziale ma in essa non si esaurisce. Pertanto, sottostà alle regole delle procedure concorsuali di stampo selettivo, incompatibili con il solo contratto di conferimento del singolo e puntuale incarico legale, vista la struttura della fattispecie contrattuale, qualificata, alla luce dell’aleatorietà dell’iter del giudizio, dalla non predeterminabilità degli aspetti temporanei, economici e sostanziali delle prestazioni e dalla conseguente assenza di basi oggettive sulla scorta della quali stabilire criteri di valutazione necessari in forza della disciplina recata dal codice dei contratti pubblici. Rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo il sindacato di legittimità sulla delibera di conferimento di servizi legali, anche in mancanza di selezione pubblica (TAR Campania, Salerno, Sez. II, sentenza 16 luglio 2014, n. 1383);

la delibera con la quale un Comune ha affidato una serie di servizi legali a professionisti privati senza esperire una procedura comparativa di tipo concorsuale per la scelta del miglior contraente, aperta alla partecipazione di tutti coloro che, in possesso dei titoli e requisiti richiesti, potevano aspirare al conseguimento dell’incarico, risulterebbe illegittima, in violazione di quanto previsto, in via generale, dall’art. 7, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, come modificato dall’art. 32 del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni dalla legge n. 248 del 2006, ai sensi del quale le amministrazioni pubbliche disciplinano e rendono pubbliche, secondo i propri ordinamenti, le procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione a professionisti esterni, potendo procedere al conferimento di incarichi individuali solo per soddisfare esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, ed alle condizioni e con i presupposti specificatamente individuati dal legislatore;

è successivamente intervenuto il decreto legislativo n. 50 del 2016, recante “Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”, il quale disciplina la fattispecie degli incarichi agli avvocati da parte di pubbliche amministrazioni, definendoli “servizi legali” nella categoria degli “appalti di servizi” e, pur escludendo dal campo di applicazione l’attività di rappresentanza di un cliente da parte di un avvocato, ne estende la portata definitoria, come ha osservato anche la recente dottrina.

In sostanza, le pubbliche amministrazioni, compresi gli organismi di diritto pubblico, nell’affidamento dei servizi di consulenza legale dovrebbero comunque assicurare l’applicazione dei principi del diritto europeo degli appalti, non potendo ricorrere, per la corretta individuazione del professionista, a scelte meramente fiduciarie incentrate solo sull’intuitu personae.

In particolare, la nozione di servizi legali trova la sua fonte nella legislazione comunitaria e in quella nazionale, alla stregua delle quali l’affidamento, pur alla luce delle singole peculiarità, deve avvenire nel rispetto dei principi generali in materia di pubblici appalti. Peraltro, la giurisprudenza della Cassazione e della Corte dei conti ha individuato una serie di canoni anche per il conferimento degli incarichi di consulenza, i quali possono considerarsi legittimi soltanto ove ricorrano tutti i presupposti, l’elusione o la violazione dei quali non è priva di conseguenze sul piano della responsabilità amministrativa.

Laddove l’attività di selezione del difensore dell’ente pubblico non soggiaccia all’obbligo di espletamento di una procedura comparativa di tipo concorsuale, essa è comunque soggetta ai principi generali dell’azione amministrativa in materia di imparzialità, trasparenza ed adeguata motivazione. Il decreto legislativo n. 33 del 2013 prevede a tal fine anche una serie di pubblicazioni obbligatorie.

Pertanto, anche nel caso di conferimento di incarico legale per la difesa non seriale in giudizio da parte di un’amministrazione va esclusa la mera scelta discrezionale ancorata al solo rapporto fiduciario, e deve essere assicurato il rispetto di tutte le previsioni a tutela del corretto utilizzo delle risorse pubbliche, quali la predeterminazione della spesa e l’utilizzo prioritario delle professionalità interne, nonché del principio della buona amministrazione, con i conseguenti obblighi motivazionali. E questo vale tanto più laddove il servizio specifico venga a ricadere nel campo di applicazione degli appalti di servizi;

considerato inoltre che delle prestazioni di consulenze legali diverse dal patrocinio si è occupata anche l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) nelle linee guida sulla tracciabilità dei flussi finanziari con la determinazione n. 4 del 7 luglio 2011, nella quale, al punto 4.3, tra i servizi indicati, figurano quelli legali. Pertanto, a parere degli interroganti, questi ultimi possono ritenersi sottoposti alla disciplina sulla tracciabilità in quanto appalti di servizi non prioritari e, quindi, rientrano nel perimetro delle disposizioni dettate dall’ANAC,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritengano opportuno, nei limiti delle proprie attribuzioni, fare chiarezza sugli incarichi descritti, anche alla luce della giurisprudenza amministrativa, attivando a tal fine le procedure di verifica previste dall’ordinamento.