Il livello di illegalità, smaccatamente impunito quando non archiviato, presente nel governo della città di Catania ha raggiunto livelli inimmaginabili in una società civile degna di questo nome. Il caso Girlando, quello “Ufficio Stampa”, i piani di riequilibrio scomparsi, la situazione debitoria, le transazioni, le nomine di consulenti ed esperti in violazione di legge, gli appalti milionari in proroga, le sanzioni non comminate, i beni ammalorati e si potrebbe continuare. Adesso, il caso di un assessore della giunta Bianco platealmente incompatibile, che mantiene tranquillamente i due incarichi, deposita addirittura una dichiarazione non veritiera e nessuno se ne accorge.

Fortunato Parisi è ancora il Segretario Generale di Catania del sindacato UIL quando l’8 luglio 2017 viene scelto dal sindaco Enzo Bianco per sostituire un altro sindacalista, Angelo Villari (della CGIL e che si candiderà senza successo alle elezioni regionali) alla guida di uno degli assessorati più delicati dell’amministrazione.
Le deleghe che gli assegna sono: Welfare, Armonia sociale, Azioni per la casa e la famiglia, Disabilità, Politiche per la terza età, Coordinamento assistenza migranti, Gestione patrimonio abitativo, Periferie.

Siamo quindi all’8 di luglio.

Due giorni dopo, il 10 luglio, come richiesto dalla normativa, l’ormai assessore Parisi firma un atto notorio in cui dichiara “al fine della verifica della insussistenza di situazioni, anche potenziali, di inconferibilità e incompatibilità, di non avere svolto, nei due anni precedenti alla data della presente dichiarazione, nessun incarico e non averne in corso. Dichiara altresì di impegnarsi a comunicare tempestivamente eventuali variazioni del contenuto della dichiarazione stessa.”

Evidentemente, (quanto stranamente, considerato che la vicenda era da mesi oggetto di furiosa battaglia politica con conseguente esposizione mediatica), l’assessore Parisi ha dimenticato che in data 30 dicembre 2016 il presidente della regione Crocetta, con decreto 694, lo aveva nominato componente del consiglio della Camera di Commercio di Catania, Ragusa e Siracusa.

Nonostante questo, il 10 luglio, sei mesi dopo la nomina da parte del presidente della regione, Parisi firma la dichiarazione in cui nega di avere incarichi in corso.

Tra l’altro non si tratta di un incarico qualunque, essendo l’incompatibilità espressamente prevista dalla normativa.

La legge regionale 4 marzo 2010, sul riordino delle camere di commercio, all’art. 13 recita testualmente: Non possono far parte del consiglio: a) i parlamentari nazionali ed europei, i consiglieri regionali, il presidente della provincia, i membri della giunta provinciale, i consiglieri provinciali, i sindaci e gli assessori dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti.

Di questa circostanza non si accorge la Responsabile dell’Anticorruzione del Comune di Catania, il Direttore e Segretario Generale Antonina Liotta, nominata a tale incarico dal sindaco Bianco in data 28 gennaio 2014 e che avrebbe avuto il dovere di segnalare la violazione commessa nella dichiarazione di insussistenza di incarichi in corso, per accertare la quale sarebbe bastato leggere qualche giornale.

Come non bastasse e come nulla fosse, il successivo 4 settembre 2017, Fortunato Parisi ha partecipato alla contrastatissima seduta di insediamento di quel consiglio della Camera di Commercio di Catania, Ragusa e Siracusa di cui per legge non potrebbe fare parte e di cui ancora oggi, a 6 mesi di distanza è tranquillamente componente.

E non si sa, perché ovviamente sul sito della Camera di Commercio non è pubblicato niente, anche qui in violazione di legge, cosa contenga l’analogo modulo di dichiarazione che Parisi ha dovuto firmare al momento dell’insediamento quale consigliere camerale: non si sa.

E i 15 giorni prescritti dalla legge per esercitare l’opzione tra i due incarichi sono abbondantemente scaduti: da sei mesi!

Archiviamo?