Si deve nominare l’Ispettrice Territoriale di Catania e pare proprio che si sia scatenata una guerra sotterranea che rischia di minare l’autonomia del glorioso Corpo Militare Ausiliario delle Infermiere Volontarie, rimasto sinora immune dalle manovre che hanno interessato la gestione ultra milionaria della Croce Rossa catanese, insieme a quella nazionale, tra appalti milionari ed assunzioni eccellenti. Il sospetto è che si voglia mettere le mani su uno degli ultimi presidi di prestigio rimasti all’ex ente ente pubblico ridotto a centro di potere. Qualcuno ha bisogno del controllo assoluto?! Per fare cosa?

Il Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana è una componente esclusivamente femminile della Croce Rossa Italiana, nonché un corpo ausiliario delle Forze Armate Italiane.

In pratica quel che resta di “pubblico” di un glorioso ente ormai ridotto per legge a semplice associazione privata con tutto quel che ne consegue.

Il Corpo nacque formalmente nel 1908 a Roma, su iniziativa della regina d’Italia Elena del Montenegro, anche se l’attività delle “dame della Croce Rossa” ha inizio nell’800 e da allora in migliaia sono state impiegate, e lo sono tutt’ora, in centinaia di missioni di guerra in tutto il mondo oltre che in occasione di catastrofi naturali, momenti in cui prestano la loro opera di assistenza in campo sanitario.

Insomma, le Crocerossine sono per antonomasia quanto di più eroico possa esserci nell’impegno civile e militare delle donne, anche nella vita di tutti i giorni, e vanno rispettate non solo evitando di sparargli addosso, come afferma il famoso detto (che si riferisce a chi presta il servizio, non a chi si impegna in appalti e affidamenti), ma rispettandone anche l’autonomia e la storia.

La Croce Rossa Italiana ormai da qualche tempo è dilaniata da scontri interni, quasi ignorati dalle istituzioni di controllo, e quello che appare è una deriva autocratica a qualsiasi livello, dove ogni voce di dissenso viene stroncata duramente con espulsioni ed ostracismi.

Anche il corpo femminile è stato duramente attaccato ed ogni occasione pare buona per minarne la conquistata autorevolezza.

A raccontare a più riprese quanto accade nel sottobosco degli interessi dei vertici della Croce Rossa è uno dei volontari più combattivi dell’organizzazione, Cristiano Degni, anch’egli colpito da tentativi di azioni disciplinari tutte sinora respinte al mittente perché evidentemente ancora qualcosa resiste a presidio della legalità anche all’interno dell’associazione ormai privatizzata.

Proprio Degni, che ha messo su un blog molto seguito dedicato quasi interamente alla Croce Rossa, segnala l’attacco subito dalle Sorelle da parte dalla “dirigenza maschia” che gli ha prima tolto la divisa e poi persino il diritto ad utilizzare i gradi militari per come previsto dalla legge dello Stato.

Insomma brutte storie di “potere per il potere” che fanno inorridire pensando alla bellezza di quella Croce colore del sangue.

E veniamo a cosa accade a Catania, in aggiunta a quanto già raccontato da Sudpress.

E proprio Sudpress da tempo è destinatario di informazioni e segnalazioni, espresse o anonime, che riguardano la Croce Rossa catanese, con alcune di queste che paiono provenire da fonti interessate a fare confusione, fornendoci copie di fatture di pochi euro per l’acquisto di rotoli di carta come fossero prova di chissà quale nefandezza, tentando di farci passare quello che in gergo giornalistico chiamiamo “polpette avvelenate”: approfittiamo per dare il consiglio di non perdere tempo, ormai sono anni che facciamo giornalismo investigativo di riconosciuta qualità, non ci fregate!

Torniamo al corpo delle crocerossine catanesi.

In queste settimane c’è da nominare l’Ispettrice territoriale di Catania.

Un ruolo importante, una volontaria cui spetta il grado militare di capitano e che deve gestire decine di consorelle, oltre che mantenere i rapporti con le altre istituzioni. Il tutto in una città ormai praticamente ridotta a fronte di emergenza a causa dei continui sbarchi di migranti.

A nominare l’ispettrice territoriale sarà alla fine l’Ispettrice Nazionale, il vertice assoluto del corpo delle Crocerossine, Sorella Monica Dialuce Gambino, che con il grado di Generale di Brigata ha il compito di gestire uno dei momenti più delicati dell’organizzazione. Per tanti motivi.

Alla nomina si arriva dopo una trafila che per prassi consolidata prevede il coinvolgimento delle stesse Sorelle, che in qualche modo sono chiamate ad esprimersi sulle varie candidature, proprio per garantirne il massimo gradimento e rappresentatività.

Così, lo scorso 7 luglio il Maggiore Anna Di Marzo, Ispettrice Regionale per la Sicilia, riunisce l’assemblea delle sorelle catanesi che alla fine indica una terna di candidate da sottoporre all’Ispettrice Nazionale per la nomina definitiva.

Non dovrebbero esserci problemi.

Ma ecco che l’ormai arcinoto presidente territoriale della Croce Rossa catanese, il signor Stefano Principato, l’autista del 118 che gestisce i milioni di euro ed i “volontari” della potente associazione ormai privata ma che gode di significative commesse (e amicizie) pubbliche, ne indica un’altra che non si vede da anni.

Principato, in data 9 agosto con nota 3019 chiede all’Ispettrice uscente delle Crocerossine catanesi di trasmettergli il verbale dell’assemblea del 7 luglio.

La terna scelta in quell’assemblea indicava preferite quasi all’unanimità le sorelle Barbara Di Giovanni, Katia Liuzzo e Sebastiana Puglisi.

Ma ecco il colpo di scena, il presidente Principato decide di indicarne una quarta, Sorella Isabella Santagati, una volontaria che però, come vedremo, non si vede da anni ed i vertici delle Crocerossine praticamente neanche conoscono.

Questo vero e proprio tentativo di colpo di mano non viene letto bene all’interno del corpo delle Infermiere Volontarie e cominciano le reazioni.

Si attiva quindi la procedura di nomina, con l’Ispettrice Regionale che trasmette al vertice nazionale le due designazioni, e cioè la terna scelta dalle sorelle e la designazione personale del presidente territoriale di Catania.

Tutto pedissequamente nel rispetto delle norme, perché su questo le crocerossine risultano intransigenti e non a caso nessuno è mai riuscito a metterle sotto scopa.

La scelta di Principato, esterna alla terna individuata dalle sorelle nella loro assemblea, appare subito strana perché va a ricadere su una volontaria, appunto Isabella Santagati, che ormai da anni molto volontaria non è, tanto da risultare quasi del tutto assente dalle attività del corpo negli ultimi anni, per come risulta dal foglio matricolare, nel quale vi è anche la particolarità dell’attribuzione di una laurea in legge che pare non abbia.

Tale assenza è persino acclarata nella lettera di referenze allegata al curriculum firmata da sorella Cutore, l’ispettrice territoriale uscente, la quale dichiara: “Io negli ultimi anni l’ho persa di vista.”

Non c’è male come referenza per un ruolo così importante in un territorio così delicato e per il quale sono richieste qualità precise, anche di conoscenza recente del corpo e delle procedure in essere.

E infatti, nel foglio matricolare siglato lo scorso 17 aprile, oltre ad un imprecisato “carattere deciso”, non vengono rilevate la capacità tecnica, l’attitudine pedagogica e l’attitudine direttiva, mentre viene definita l’attività con un caustico “poco presente”.

E infatti, la stessa Ispettrice Regionale nella sua lettera di trasmissione al vertice nazionale, segnala di averla incontrata una sola volta, e cioè proprio all’assemblea del 7 luglio.

E quindi, la domanda che in molti si pongono, insieme a tante altre all’interno della Croce Rossa, è: “Perché il presidente territoriale Principato ha indicato per quel delicatissimo ruolo proprio una volontaria che non si vede da anni?”

Al Generale Monica Dialuce spetterà adesso, nel rispetto delle norme come sempre, dipanare la matassa, avendo ben presente il valore supremo dell’autonomia delle Crocerossine che sono e devono restare un patrimonio nazionale, uno dei pochi rimasti.

A meno che il tentativo di ingerenza locale venga inopinatamente supportato dalla presidenza nazionale della Croce Rossa, al momento saldamente in mano all’ex commissario Francesco Rocca.

E allora si aprirebbe un’altra partita, ben più pesante.