Alla seconda votazione, dopo la fumata nera del 23 agosto, la pervicacia del Decano Vincenzo Di Cataldo è stata premiata con la proclamazione del nuovo Magnifico Rettore dell’Università di Catania: Francesco Priolo, classe 1961 professore ordinario di Fisica della Materia, è stato eletto con 975 voti. All’interno il video con il suo primo impegno: “Ripartiamo da un’operazione trasparenza che non potrà non essere apprezzata dalla società civile, anche per ricostruire un rapporto di fiducia con la città che sembra perduto.”  Proprio così, non si può che concordare.

Non poteva che essere questo il primo impegno del neo rettore del disastrato ateneo catanese: Operazione Trasparenza.

Un impegno solenne, assunto al momento della proclamazione e letto da un foglio precedentemente scritto, frutto quindi di una precedente e apprezzabile riflessione: il neo rettore sa bene che l’auspicata “ripartenza” dell’Università di Catania, ridotta ai minimi termini, non può prescindere dal fare chiarezza sui tanti fatti oscuri che ne hanno caratterizzato gli ultimi anni.

L’elezione del nuovo rettore Francesco Priolo è discendente diretta dell’indagine della DIGOS di Catania “Università Bandita” per la quale la procura aveva richiesto l’arresto dei vertici dell’ateneo ed il GIP ne ordinato l’interdizione: un’eredità pesante che non può godere del beneficio d’inventario, va assunta e risolta. Con trasparenza, appunto.

E comporta degli obblighi di legge, con tempi anche molto stretti, dall’esecuzione dei quali si potrà già comprendere se questa benedetta università potrà riprendere quel dignitoso cammino di cui ha bisogno l’intera comunità.

Prima ancora, infatti, di leggere i segnali provenienti dalla nomina del pro-rettore e dei delegati che comporranno la sua squadra di governo, sarà dirimente valutare il comportamento del neo rettore in merito a quanto imposto dall’art. 10 della legge 240/2010: ” L’avvio del procedimento disciplinare spetta al rettore che, per ogni fatto che possa dar luogo all’irrogazione di una sanzione più grave della censura tra quelle previste dall’articolo 87 del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore di cui al regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, entro trenta giorni dal momento della conoscenza dei fatti, trasmette gli atti al collegio di disciplina, formulando motivata proposta.”

Al rettore Priolo, tra i primi atti che si troverà sull’augusta scrivania al primo piano di piazza Università non può che esserci il voluminoso faldone dell’inchiesta che ha terremotato i suoi due predecessori e 8 direttori di dipartimento.

Fa bene il rettore a dichiarare che la magistratura deve fare il suo corso e persino auspicare che i colleghi possano giustificare i loro comportamenti.

Ma adesso deve valutare, e deve farlo entro 30 giorni, se quanto si legge negli atti cristallizzati in un’ordinanza di 676 pagine di un giudice ormai di pubblico dominio (se non la trova può acquisirla qui) non violino, al di là degli esiti penali, quel codice etico cui si devono attenere docenti e dipendenti dell’Ateneo di cui adesso ha la massima responsabilità.

Potremmo consigliare di chiedere, per meglio decidere, di poter acquisire anche la richiesta della Procura di 1.055 pagine e magari la CNR della DIGOS che di pagine ne conta a decine di migliaia.

In particolare il rettore Priolo deve immediatamente, come imposto dalla legge, assumersi la responsabilità di valutare “con trasparenza” se quelle conversazioni, quelle riunioni, quelle spericolate operazioni non abbiano quantomeno violato l’art. 3 del Codice Etico in merito alla Lealtà e Correttezza, l’art. 4 sulla Trasparenza, l’art.5 sulla Libertà Accademica, l’art. 6 sugli Abusi e Discriminazioni e magari l’art. 7 sul Nepotismo e Familiarità.

Chiacchiere e annunci stanno a zero.

Da qui si capirà subito se la comunità accademica catanese potrà davvero ripartire, entro 30 giorni.

Buon lavoro ed in bocca al lupo di cuore Magnifico Rettore, siamo tutti con lei: fino a prova contraria.

Il Codice Etico dell’Università di Catania