Ritornano in ufficio i forestali che lo scorso ottobre furono arrestati per presunte tangenti pagate dal noto imprenditore agrigentino Massimo Campione

I funzionari accusati di concussione sono i funzionari del Corpo forestale della Regione siciliana, direttamente dipendente dalla Regione Autonoma, Salvatore Marranca e Giuseppe Quattrocchi. Coinvolto anche Dario Lo Bosco, presidente di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana).

Al centro dell’inchiesta due distinte vicende: quella che coinvolge Marranca e Quattrocchi è relativa a un appalto per l’ammodernamento della rete di comunicazione via radio; l’altra, che riguarda Lo Bosco, ha per oggetto l’acquisto di un sensore.

Salvatore Marranca avrebbe ricevuto una mazzetta di 149.500 euro e Giuseppe Quattrocchi di 90 mila.Lo Bosco avrebbe intascato una tangente di 58.650 euro legata ad un appalto per l’acquisto di un sensore per il monitoraggio delle corse dei treni. Nell’indagine è coinvolto l’imprenditore agrigentino, Massimo Campione, titolare di una società di costruzioni, trovato con una lista di nomi, con accanto delle cifre: una sorta di libro mastro delle tangenti.

Oltre alle tre persone finite ai domiciliari per avere intascato mazzette per un appalto pubblico e per l’acquisto di un prototipo che avrebbe dovuto utilizzare Rfi, la procura ha iscritto nel registro degli indagati, Pietro Tolomeo, ex dirigente generale della forestale, Giovanni Tesoriere, preside di ingegneria alla Kore di Enna, Libero Cannarozzi, ingegnere alla forestale, e Maria Grazia Butticè, compagna dall’imprenditore agrigentino Massimo Campione, che ha distribuito le mazzette ai funzionari pubblici. Per Tolomeo la procura aveva chiesto gli arresti domiciliari ma il gip li ha respinti.

Ad oggi Quattrocchi e Marranca, tornano a lavoro perché è stato revocato il provvedimento di sospensione. Nei mesi scorsi- come scrive Repubblica- è venuta meno la custodia cautelare. Il dipartimento Funzione pubblica, guidato da Luciana Giammanco, che è anche responsabile dell’Anticorruzione regionale, cancella così la sospensione dal lavoro che era scattata automaticamente al momento dell’arresto.