Della serie: “Ci mancava solo lo sceicco!”. Nel 2014 strilli di tromba per l’accordo del secolo che avrebbe cambiato, entro il 2015, il volto all’intera fascia ionica, con l’assunzione di migliaia di lavoratori e l’arrivo di milioni di turisti miliardari. 24 milioni di euro dal Ministero per lo Sviluppo Economico tramite Invitalia e altri 35 dal Monte Paschi CS: doveva essere bello e pronto entro il 2015, poi nel 2016 e infine nel 2017, siamo a fine 2018 ed è tutto fermo. Ma possibile che da queste parti vada tutto così? E al “governo del cambiamento” non si siano accorti che manca qualcosina dalle parti di Capomulini? (PDR)

Nessun apparente miglioramento o significativo cambiamento rispetto ad alcuni mesi fa, alla struttura della ex Perla Jonica a Capomulini, dove da anni il gruppo dello sceicco Hamed Bin Ahmed Al Hamed, la Item, ha acquisito il complesso turistico da 49.000 metri per farne un lussuosissimo albergo della nota catena Hilton, senza aver finora cavato un ragno dal buco.

Dal 2014 sembra che l’opera debba essere sul punto di essere completata, stando ai proclami della Item, ma tra blocchi, rallentamenti e problemi, tutto ad oggi è ancora impalcato, malgrado sei mesi fa, l’amministratore delegato della società Salvo La Mantia, avesse ostentato grande sicurezza sulla fine dei lavori entro il 2018.

Per come stanno le cose, e le recenti immagini lo testimoniano ampiamente, nulla è cambiato ed è utopistico pensare che questi tempi possano essere rispettati. Peccato però che l’opera godesse dei fondi per i progetti inseriti all’interno dell’accordo firmato dall’ex Premier Matteo Renzi e l’AD di Invitalia Domenico Arcuri  quattro anni fa, insieme ad investitori italiani ed esteri, con contratti di sviluppo a sostegno di progetti strategici in Italia e, in particolare, nel Mezzogiorno: quasi un miliardo e mezzo di euro

L’ad Salvo La Mantia, non raggiungibile telefonicamente per avere aggiornamenti sullo stato delle cose, sette mesi fa aveva assicurato il completamento di tutto, entro quest’anno, addirittura spiegando che a gennaio scorso fossero quasi pronti “arredi per le stanze e i locali”.

Di fatto, ad oggi l’enorme struttura che affaccia sul mare è totalmente inagibile e ben lontano dall’essere inaugurata tra pochi mesi. E se si pensa al gigantesco esborso di fondi pubblici investiti, è assurdo continuare a credere alle rassicurazioni di chi non riesce a dare una data precisa, come dovrebbe essere di norma, vista la portata dell’appalto.

I fondi, 24 milioni di euro nello specifico solo per questo progetto, avrebbero dovuto essere destinati a contribuire alla realizzazione proprio della struttura alberghiera classificata 4 stelle Superior, per coprire circa il 50% delle spese.

In realtà così come l’estate scorsa, o quella prima, così come lo scorso inverno o in primavera, tutto sembra cristallizzato, con i ponteggi, le gru al loro posto e qualche sparuto rumore dentro il cantiere, che fa pensare ad un ritmo di lavoro non certamente forsennato.

I lavori furono inizialmente appaltati dalla società dello sceicco alla Volteo, interamente controllata da Kinexia, quotata alla borsa di Milano e che nell’agosto del 2014 ne aveva dato notizia alla Consob, dopo aver spiegato con precisione i particolari dell’operazione e del progetto, ed aver presentato apologeticamente la figura dello sceicco: “Hamed Bin Ahmed Al Hamed, membro della famiglia reale di Abu Dhabi, è un uomo d’affari di grande rilievo negli Emirati Arabi Uniti (U.A.E.), con una considerevole esperienza in fondi di investimento privati e sviluppo, operatività e gestione alberghiera”.

Peccato che dopo le meravigliose parole, un progetto per un super hotel eco sostenibile ed un contratto tra le parti all’apparenza d’acciaio, ad inizio 2016, il tutto fosse finito con lo scioglimento dell’accordo con la Volteo, circa dieci mesi prima della conclusione dei lavori inizialmente prevista; lavori che si erano ovviamente bloccati. Con buona pace di quanti speravano potessero aprirsi importanti opportunità lavorative ed economiche in tempi brevi. Incredibile.

Ma non solo, perchè proprio nei giorni in cui i lavori svolti dalla Volteo avrebbero dovuto concludersi se tutto non fosse saltato, e cioè a fine 2016, la Guardia di Finanza di Acireale sottoponeva a sequestro preventivo beni e denaro per 5 milioni e 700mila euro del Gruppo Waste Italia s.p.a. (già Kinexia s.p.a.), della Volteo Energie s.p.a., dell’attuale presidente del consiglio di amministrazione dell’una, Pietro Colucci, e dell’ex amministratore delegato dell’altra, Raimondo Flavio. 

Questi ultimi, insieme al gruppo erano usciti di scena malamente dall’affare Hilton, ma non prima di ricevere una cospicua parte di soldi pubblici, 7 milioni di euro, un acconto dei 24 ottenuti dalla Item grazie al finanziamento concesso da Invitalia a fondo perduto, per essere rientrata appunto nei progetti di sviluppo promossi dal Ministero dello Sviluppo Economico finalizzati alla concessione di fondi europei in settori strategici per la crescita economica quale è quello turistico.

La Item si era dichiarata immediatamente estranea ai fatti, anzi vittima principale, dopo aver perso un anno sui tempi previsti, e successivamente firmando un accordo con la Inso, gruppo Condotte S.p.a. per il completamento dei lavori alla struttura.

Pochi mesi dopo però era scoppiata una nuova grana per la Item, per via dei danni che i subappalti della Inso avrebbero creato a molte imprese locali, incaricate di una parte dei lavori, fermi in quel momento, come denunciato da Giuseppe Piana, presidente dell’Ance.

Ma non solo, perchè anche ulteriori problemi del Gruppo Condotte avevano fatto urlare allo scandalo, con il rischio di un nuovo blocco, cosa fortunatamente poi non avvenuta, che aveva scatenato un botta e risposta proseguito nel corso dei mesi, tra Piana e l’ad del gruppo Salvo La Mantia, ma anche con il fratello Emanuele La Mantia, direttore dei lavori all’ex Perla Jonica.

Questi ultimi buttavano acqua sul fuoco, predicando calma e tranquillità, quando di fatto all’epoca il cantiere era effettivamente fermo o di certo non attivo in modo frenetico come sostenuto dalla Item. Roba da mal di testa davvero.

Oggi a circa 100 giorni dalla fine dell’anno, tutto è come prima, e nessuna data certa è stata comunicata. Il ritmo è talmente lento che perfino i non addetti ai lavori comprenderebbero l’impossibilità di portare a termine questa impresa a breve, con uno sforzo titanico per concludere il mega progetto, malgrado tanto tempo a disposizione, 4 anni, e gigantesche risorse economiche, in gran parte pubbliche ma evidentemente mal gestite come nella peggiore tradizione italiana e siciliana.