Prosegue sull’Etna l’attività stromboliana nel cratere di Sud Est, dalla nuova bocca “della Sella” che si è aperta con l’eruzione cominciata tre giorni fa. La colata è alimentata e si sta riversando all’interno della Valle del Bove in mezzo alla neve. Dopo lo spiacevole episodio accaduto ieri con l’esplosione freatica e il ferimento di dieci persone, oggi la situazione è molto più tranquilla. Le eventuali esplosioni freatiche, se ce ne saranno ancora, non dovrebbero dunque verificarsi se non all’interno della stessa Valle, senza pericolo per le persone.

Ad affermarlo è il vulcanologo dell’INGV di Catania, Marco Neri. “Oggi il limite imposto dall’ordinanza sindacale del Comune di Nicolosi -ci riferisce Marco Neri- pone a 2.500 metri il libero accesso sull’Etna e a 2.600 l’accesso con le guide, quindi ad una distanza di sicurezza da qualsiasi fenomeno eruttivo, stante le attuali condizioni dell’eruzione”, tiene a sottolineare.

“Ieri il limite era di 2650 metri per il libero accesso e di 2800 metri con la guida, quindi i turisti colpiti erano autorizzati poiché si trovavano con le guide a circa 2700 metri.

Marco Neri

“L’emissione di cenere in questo momento è ad intermittenza, se si dovesse comportare come l’ultima volta potrebbe finire tutto anche domani” dice il vulcanologo. “Questo tipo di eruzioni rappresenta la normalità per l’Etna, non è molto importante, in una scala da uno a dieci il punteggio potrebbe essere due. Non direi però che c’è stata una diminuzione di energia e poi una ripresa. L’ampiezza del tremore medio del vulcano, dopo una fase un pò più intensa, si stabilizza ad un livello comunque forte, tipico dell’attività stromboliana. Il trend, nel medio e lungo periodo, è in decremento ma se andiamo da quelle parti non si apprezza una significativa diminuzione rispetto a ieri”.

Non è la prima volta, è un fenomeno che è successo sempre. Nella storia, la più grande strage di persone dovuta a eruzioni, è stata causata proprio da un’esplosione freatica nel novembre del 1843 nella zona di Bronte. Allora c’era una colata vicino al paese, in terreni coltivati. Centinaia di persone si avvicinarono per curiosità o per andare a controllare i propri campi, frutteti soprattutto. La lava investì una cisterna piena d’acqua e ci fu un’esplosione freatica che uccise 59 persone documentate. Questo è il più alto numero di vittime causate dall’Etna nella storia, non è mai successa una cosa del genere”.

A raccontarci un pò la “storia” dei fenomeni freatici e degli incidenti è Turi Caggegi, noto giornalista ed esperto del Vulcano più alto d’Europa. Con la sua iEtna, un sito web ed un’applicazione molto attiva anche sui social, informa e aggiorna coloro che vogliono recarsi sull’Etna. Turi Caggegi era sul Vulcano ieri quando ha visto una colonna di fumo bianco alzarsi in aria, e ha capito.

Turi Caggegi

“Ho visto da lontano un’altissima colonna di vapore acqueo bianca, alzatasi in cielo per diverse centinaia di metri, molto visibile, quasi come un fungo atomico -ci spiega-. Ho percepito che fosse qualcosa di anomalo. Arrivato al Rifugio Sapienza, ho visto i feriti e le ambulanze. Una turista aveva, sul suo giubbotto, una bruciatura di 20-30 centimetri di diametro. C’era anche il vulcanologo Boris Behncke. Erano tutti abbastanza shoccati ma fortunati perché poteva succedere il peggio. Certo il fatto che sei lì a guardare la lava, con la bella giornata e di colpo arriva una pioggia di lapilli naturalmente è un’esperienza che segna“.

Anche nel 2002 ci furono diversi feriti in prossimità del Rifugio Sapienza -prosegue Caggegi- perché anche allora fu investita una cisterna piena d’acqua. Nel 1979 ci furono 9 morti causati da un’esplosione, forse non freatica, alla bocca nuova che fece saltare un tappo di lava solida, in quel caso fredda. I macigni colpirono i poveri turisti poi deceduti e ne ferirono un’altra ventina. Questa volta ci furono anche condanne di amministratori e guide. Quindi è un fenomeno che può succedere, bisogna essere molto prudenti. Nel caso di ieri quello che cade sono lapilli di lava incandescente, pietre infuocate tanto che sui giubbotti i segni delle bruciature erano evidenti, di diametro anche di decine di centimetri, nonostante l’esplosione fosse avvenuta a circa un centinaio di metri”.

Personalmente non ho mai vissuto una simile esperienza ma, nel 2002, nel corso dell’eruzione che distrusse piano Provenzana la terra allora mi tremò sotto i piedi e fu una sensazione molto poco piacevole. Nel 2014 sono stata anche al cratere di NordEst mentre era in corso l’eruzione, i lapilli arrivavano vicini ma eravamo in una situazione di sicurezza, con i caschetti. Tuttavia sull’Etna si sa, è sempre tutto relativo. In quella occasione, se fosse cambiato il vento, ci saremmo trovati anche noi in serio pericolo. Bisogna essere consapevoli dei rischi che si corrono. Le autorità fanno il loro dovere imponendo dei limiti. Poi se qualcuno sale e si arrampica eludendo i divieti, si assume la propria responsabilità.

Ieri c’erano una trentina di persone, non è una stagione di massima affluenza, molti richiamati da questo spettacolo meraviglioso che, se visto in sicurezza, è davvero straordinario”.

La foto di copertina è di Turi Caggegi.