Quanto contano le opinioni? Per muovere le acque dello stagno che tace Sudpress lancia IL SASSO, la nuova rubrica con due deputati nazionali. Ogni settimana Giuseppe Berretta e Basilio Catanoso si confronteranno su vari temi. Buona lettura

 Il tema di oggi è molto delicato ed importante, il nostro meraviglioso vulcano Etna rischia di uscire dal patrimonio dell’umanità. Ecco gli interventi dei Deputati nazionali

BERRETTA

 

Giuseppe Berretta: 

“Sono passati tre anni da quando l’Etna è stata inserita nella World Heritage List dell’Unesco.

Un riconoscimento prestigioso e importante (il nostro Vulcano patrimonio mondiale dell’umanità!) che dobbiamo fare di tutto per salvaguardare e mettere a frutto nel modo migliore. I timori lanciati negli ultimi giorni da Aurelio Angelini, direttore della Fondazione Unesco Sicilia, per questo vanno presi molto sul serio: dall’Unesco come si entra si esce, ha detto Angelini, sottolineando la necessità di realizzare le iniziative necessarie – a partire dall’istituzione di un Comitato di gestione dell’Etna – per mettere a frutto la “targa” dell’Unesco.

Una sfida che possiamo vincere solo se noi per primi, noi catanesi, noi siciliani, cominciamo a conoscere l’Etna e a frequentarla. Necessario è quindi superare il grave limite attuale della mancanza di informazioni: l’Etna deve essere accessibile a chiunque, a partire dalle famiglie di catanesi che volessero fare una gita sul Vulcano e non sanno cosa fare, dove andare e a chi rivolgersi. Parafrasando Filippo Turati, “le autoferrotranvie non per i ferrotranvieri ma per i viaggiatori”, allo stesso modo è necessario che l’Etna sia più accessibile in primo luogo per i siciliani, non solo per i turisti, non solo per gli appassionati e per i “sacerdoti” dell’Etna.

In questo percorso un ruolo fondamentale è quello del Parco dell’Etna, che deve educare e promuovere la Montagna: con iniziative nelle scuole, campagne pubblicitarie e anche attraverso il web e i nuovi mezzi informatici, penso ad esempio alle app per i cellulari. Un ente, il Parco dell’Etna, fondamentale per lo sviluppo del nostro Vulcano e proprio con questo obiettivo si sta muovendo la Presidente, Marisa Mazzaglia: certo, recuperare i troppi ritardi accumulati negli anni passati non è cosa facile, ma si sta provando a fare il massimo, proprio per questo da parte mia c’è massima collaborazione.

Serve poi una narrazione dell’Etna, serve saper raccontare la sua storia millenaria, rendere attraente  la sua potenza, accattivante anche la forza distruttiva della lava.

Certo tutto ciò comporta anche la rimozione degli ostacoli che si frappongono alla sua fruizione. Ostacoli che talvolta assumono le fattezze delle restrizioni burocratiche, talvolta si concretizzano in impedimenti di natura gestionale, economica. Nel primo caso la battaglia condotta dal Comitato EtnaLibera – che ho sposato, portando la vicenda anche all’attenzione del Governo nazionale con iniziative parlamentari – è stata giustissima e ragionevole. Si diceva: come fa la Protezione civile a vietare l’escursionismo nei crateri sommitali dell’Etna, per i quali schiere di geologi, appassionati di tutto il mondo e in generale amanti della bellezza ad alta quota nutrono tanto interesse? Più corretto è, al contrario, aprire alle escursioni con operatori turistici e guide. Coniugando cioè le esigenze di sicurezza dei turisti con l’opportunità di scoprire l’Etna.

Di ostacoli al libero mercato sull’Etna ha poi parlato l’Antitrust, stabilendo che la gestione di tutte le vie d’accesso alle aree sommitali del Vulcano non possano essere in mano a stessi soggetti economici.

Dunque la parola d’ordine è liberare. Liberare il mercato per avere più concorrenza (e magari più servizi agli stessi costi), liberare dai vincoli. Liberare le energie incredibili che l’Etna possiede, farne leva di sviluppo, promuovere percorsi naturalistici, itinerari per gli amanti del trekking, stuzzicare gli appassionati, gli sciatori, oltre ad invogliare i catanesi e i siciliani come detto prima, educarli anche al rispetto dell’ambiente, di questi luoghi unici.

 Potrebbe essere utile poi mettersi in rete, allearsi e imparare da chi da decenni fa leva sul turismo e sulla promozione delle proprie bellezze. Penso, ad esempio, alle Dolomiti: da questi modelli possiamo imparare tanto, a partire dal fatto che la piena fruizione di questi luoghi, sostenibile e responsabile, è possibile”.

 

BASILIO1

 

 

 

Basilio Catanoso:

“Non necessariamente bisogna inseguire il clamore su ogni vicenda. Il fatto che l’Etna possa uscire fuori dalla World Heritage List dell’Unesco, penso e mi auguro sia solo un polverone.  Una cosa sono le competenze dell’”Autorità garante per la libera concorrenza” che può avere anche avuto motivo di bacchettare alcuni comuni sulle modalità con cui gli enti territoriali gestiscono l‘accesso e la fruizione del grande patrimonio naturale, altra cosa è quello che noi  siciliani vorremmo fosse l’Etna che è, senza dubbio, il monumento siciliano più conosciuto nel mondo e che ha ampiamente meritato l’inserimento nella esclusiva “carta” Unesco.

E’ pur vero che, comprendere appieno come i comuni governino, gestiscano e intendano sovrintendere le competenze e le loro proprietà sull’Etna, è argomento che la Regione Siciliana deve approfondire e coordinare, fermi restando i diritti delle amministrazioni di quei territori, in rappresentanza dei cittadini e dell’interesse collettivo, a gestire il proprio patrimonio nel rispetto delle regole e della trasparenza ma senza ingerenze esterne insopportabili.  Ad un solo fine: la valorizzazione, in ogni ambito, del nostro vulcano. 

Io penso che la parte sommitale del vulcano, quella ad oggi perimetrabile a grandi linee con la cosiddetta “Zona A” debba rimanere inviolata ma, nel contempo, debba essere resa fruibile seguendo le direttrici di intervento che ben funzionano nelle capitali mondiali del turismo d’alta quota, e nel rispetto massimo dei parametri di sicurezza, variabili a secondo delle condizioni. L’obiettivo? Fare “vivere” l’Etna ai siciliani e ai turisti nel suo magnifico, irripetibile splendore naturale. C’è poi la parte intermedia del vulcano: sia in estate che in inverno il motore propulsivo del sistema, anche attraverso la chiusura dell’anello sciistico, azione che, finalmente, consentirebbe al nostro Etna, e non solo ad alcune sue parti, di diventare polo attrattivo di caratura internazionale anche per gli amanti dello sci.

E’ però necessario rivedere l’intero “sistema organizzativo del vulcano”, perché oggi, così come è, non va, non funziona.

L’attuale “Parco dell’Etna” sovrintende a tre aree dalle diverse misure di salvaguardia (zone A, B, C), inglobando territori che ci sembra ridicolo si possa solo pensare di sorvegliare, sol perché interni al Parco perché parte di uno dei comuni che lo compongono (il Parco infatti comprende comuni che nulla hanno a che fare con la salvaguardia dell’Etna) 

Bisogna, quindi, rendere più efficiente il Parco.  Ad esempio, non si può comprimere sino a danneggiarlo il sistema agricolo, non si può non rispettare la storia e le tradizioni di luoghi e mestieri che vanno accresciute e potenziate. Sono da rimodulare anche assetti e competenze sulle aree dell’Etna, per esempio rivedendo i confini decisionali del cosiddetto “Comitato tecnico scientifico”. 

Anni fa, da parlamentare nazionale, presentai una proposta di Legge, credo ancora oggi attualissima. Una proposta, non “contro” la Regione Siciliana, nè tanto meno contro la nostra terra, la Sicilia, semmai di “aiuto” alla stessa. La Pdl in questione, che ho provveduto a ripresentare anche nell’attuale Legislatura,  prevede la trasformazione del “Parco dell’Etna” in “Parco Nazionale dell’Etna”.  

Ritengo sia logico distinguere tra parchi regionali (con le Regioni che, purtroppo, sempre più spesso non hanno i soldi per gestirli) e parchi nazionali direttamente custoditi, tutelati, valorizzati, pubblicizzati dallo Stato.  E tra questi ultimi non può non esserci il Parco dell’Etna, sia per questioni naturalistiche, sia per le eccezionali peculiarità che solo sul vulcano attivo più alto d’Europa è possibile riscontrare, sia per l’indubbio interesse turistico e scientifico che l’Etna riscuote ad ogni angolo del pianeta.

Immaginiamo l’Etna parco nazionale, alla stessa stregua del Gran Paradiso o dello Stelvio, immaginiamo i vantaggi che ne deriverebbero…  Il Parco sarebbe ancor più meta turistica, entrerebbe a fare parte di un circuito già prestigioso, che porta in Italia flussi turistici non indifferenti, biglietto da visita per l’intera Nazione. Viceversa, oggi, il nostro territorio rimane tagliato fuori da questi percorsi.

Ad esempio, la campagna pubblicitaria dei Parchi nazionali promossa dal Ministero dell’Ambiente, con cartelli esposti anche sugli aereiin cui non venne incluso il Parco dell’Etna, perché sotto l’egida regionale…

Su questo dovremmo ragionare, con serietà e competenza. Ma sino a quando non ci sarà una “Regione Siciliana” seria, non preda di interessi particolari ma palestra programmatica dei legittimi interessi delle nostre popolazioni , e sino a quando non ci sarà “comunicabilità”  e vera collaborazione tra Regione Siciliana e Stato, non credo che l’Etna possa assumere e sostenere il ruolo che invece la natura gli ha già assegnato. 

Detto questo, però, fino a quando la situazione rimarrà cristallizzata, e cioè sino a quando non vinceremo le elezioni regionali restituendo ai siciliani il diritto ad essere ben governati,  penso sia corretto che l’ente Parco dell’Etna si occupi della organizzazione e dell’amministrazione del sistema vulcano, e non certo di idee strampalate, come quella di altri carrozzoni inutili e dannosi. Ad esempio, quello di fare entrare all’interno dell’apparato Etna altre istituzioni che nulla centrano come le Università,  altri enti e/o istituzioni. E’ ora di immaginare la fruizione dei beni pubblici, quindi anche dell’Etna, come al servizio dei cittadini, più libera possibile e con una assoluta garanzia di tutela che permetta di lasciare ai  nostri figli e nipoti ciò che più saggiamente è stato preservato dalle generazioni passate;  ci vuole un sistema di potere meno invasivo, più chiaro e, quindi, maggiormente efficace. La strada giusta, pertanto, è quella della semplificazione: poche ma chiare e certe regole”.