Gli indagati, in tutto 17 tra cui due latitanti, avrebbero rubato autovetture, motocicli e altro ancora per poi costringere le vittime, spesso anziane, a corrispondere denaro per la restituzione dei proprio beni

I soggetti riuscivano ad introdursi all’interno delle abitazioni di donne o anziani utilizzando stratagemmi vari, tra cui quello di fingersi operai ENEL. Una volta entrati nelle loro case rapinavano le vittime e scappavano via.

Aspetto fondamentale è il fatto che i soggetti indagati agevolano il sodalizio mafioso “Nardo”, operante nel territorio di Lentini e nella provincia aretusea che controllava e beneficiava in parte dei proventi dei delitti consumati anche da parte di soggetti non appartenenti al clan. A due dei 17 è stato contestato il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa. Uno di questi è l’uomo riuscito a scappare alla cattura. 

Le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania ed eseguite dal personale della Polizia di Stato, hanno permesso di individuare in breve tempo gli autori dei numerosi episodi delittuosi che hanno suscitato un elevato allarme sociale nel territorio, tanto da indurre le massime autorità di ordine e sicurezza pubblica della provincia a predisporre l’implementazione dei servizi di contrasto a tali fenomeni criminosi. Le estorsioni venivano attute con il cosiddetto metodo del “cavallo di ritorno”, che presuppone appunto il furto di beni e il pagamento da parte delle vittime per la restituzione di questi.

“L’importante operazione – ha affermato il Procuratore Michelangelo Patanè nel corso della conferenza stampa tenuta questa mattina- ha consentito di liberare una vasta area del territorio dalla cosca criminosa particolarmente attiva che si dedicava a furti, rapine ed estorsioni. I soggetti hanno incendiato il capannone di un imprenditore mentre ad un agricoltore sono state estirpate delle piante e danneggiato la coltivazione”

Per l’operazione il personale della Polizia di Stato della Questura di Siracusa si è avvalso, oltre che dei metodi di investigazione tradizionali, anche di attività di intercettazioni telefonica e ambientale.

Particolare sottolineato più volte è stata la mancanza di collaborazione da parte dei cittadini vittime delle estorsioni. “Si denuncia il furto, si denuncia la rapina ma non si denuncia la richiesta di denaro–  ha proseguito il Procuratore Patanè- Ci rendiamo conto che molte volte questa omertà è dovuta alla pericolosità del clan Nardo. Non è possibile che ci si lamenta della delinquenza, si fanno delle manifestazioni, ma poi non si denuncia e la collaborazione non esiste e si viene a conoscenza del metodo mafioso estorsivo solo attraverso le indagini.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=t7wWxKWtZgw]

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=vPhag2AGAvM]

 I nomi dei fermati: 

  1.  Calabrò Alfio, classe 1993.
  2. Sambasile Maurizio, classe 1973;
  3. Amarindo Filadelfo, classe 1952;
  4. Palermo Salvatore, classe 1962;
  5. Corso Antonino, classe 1981;
  6. Pappalardo Francesco, classe 1984;
  7. Infuso Giuseppe, classe 1965;
  8. Libertini Andrea, classe 1995;
  9. Buremi Sebastiano, classe 1994;
  10. Buremi Salvatore, classe 1990;
  11. Amato Salvatore, classe 198;
  12. Sanzaro Vincenzo Nicholas, classe 1998;
  13. Scrofani Concetto, classe 1990;
  14. Siracusano Francesco, classe 1990;
  15. Coco Miriam, classe1993.