Di storie strane nei dintorni del  mondo universitario catanese ce ne sono, ne abbiamo raccontato e documentate a decine, costano milioni di euro ai contribuenti ed in particolare agli studenti, ma alla fine qualcuno ci guadagna sempre. Quella di cui ci occupiamo oggi è proprio strana e parte, o meglio finisce, con il decreto n.33 del 3 giugno 2019 del commissario straordinario dell’ERSU Catania Alessandro Cappellani. La storia ci pare interessante.

La stranezza comincia dall’inizio.

Si legge nel decreto commissariale: “Il 30/12/2003 l’Agenzia del Demanio- Filiale di Messina — Ufficio di Catania – ha concesso, a titolo gratuito, alla Soc. Ospitalità Società Cooperativa Onlus il compendio immobiliare sito in Catania alla via Gesuiti n. 74 e alla via Minoritelli n. 5. denominato “ex Caserma Moccagatta”, adibire a residerua universitaria.”

Abbiamo capito bene, il Demanio, (cioè lo Stato, cioè il “pubblico”), risulta proprietario di un immobile di grande pregio e lo concede A TITOLO GRATUITO ad una cooperativa privata.

Questa impresa privata che fa? Nel 2008 lo affitta a titolo oneroso e per una bella cifra annua all’ERSU di Catania, ente pubblico: “PUBBLICO” esattamente come il Demanio che concede gratuitamente un immobile PUBBLICO ad una società privata che poi lo affitta a pagamento ad una altro ente PUBBLICO: da sbattersi la testa al muro.

Comunque, lo straordinario affare prosegue tranquillo e indisturbato sino al 2016, quando sorgono alcuni problemi perché forse, ma non lo abbiamo ancora chiarissimo, il Demanio si accorge, dopo 8 anni, che qualcosa di anomalo deve esserci nel fatto che un immobile pubblico viene affittato ad un ente pubblico da una società privata e comincia un contenzioso.

Questa lite si ribalta sull’ERSU di Catania che oltre al danno di pagare affitti privati per immobili pubblici, si trova a dover ricorrere ad un arbitrato composto da tre professoroni dell’Università di Catania, (c’è anche l’attuale Decano Vincenzo Di Cataldo oggi impegnato nelle discusse elezioni di ferragosto) che alla fine gli danno anche torto, costringendolo a pagare oltre i canoni di cui sopra anche le spese proprio dell’arbitrato, circa 63 mila euro solo per gli arbitri.

E qua ce n’è un altra.

Di norma le spese di un arbitrato vengono divise tra le parti che ne fanno ricorso. Ma in solido, significa che se una delle due non paga, deve accollarsele l’altra.

Manco a dirlo, la Società Cooperativa Ospitalità, (per inciso, assistita da altro professore della stessa università di Catania, Agatino Cariola che è adesso candidato rettore), non paga e tutto va a carico dell’ente pubblico ERSU.

Al quale gli arbitri ricorrono ex art. 810, 2 comma del codice di procedura civile per ottenere il pagamento integrale e l’ERSU, denaro pubblico, paga.

Oltre poi, ovviamente, coinvolgere altri avvocati e professionisti i cui nomi ricorrono spesso e volentieri ed il cui intervento produrrà altre spese: di denaro pubblico.

Insomma, leggetela voi la delibera: a noi pare che quanto accade nella pubblica amministrazione catanese sia lunare.

Delibera 33/2019 del commissario straordinario dell’ERSU per la liquidazione del Lodo Arbitrale sullo strano affitto