bianco zappa

Enzo Bianco impara a zappare. Forse

Niente fognature, ma a Librino il sindaco Bianco consegna gli orti urbani, ricavati da terreni comunali abbandonati. Come sempre immancabile il set cinematografico

Dopo aver provato a dipingere le ringhiere arrugginite del lungomare, dopo aver temerariamente attraversato le strisce pedonali per l’inaugurazione di un semaforo e aver gettato una cartaccia nel cestino del lungomare liberato, ieri Enzo Bianco ha provato a zappare un pezzo di terra abbandonato (da chi? Dal comune?) per trasformarlo nel primo orto urbano della città di Catania. Un potenziale gesto di umiltà che si trasforma nell’ennesima soap opera di cattivo gusto con un finale sempre più triste.

Il destino dei catanesi nelle mani di chi riesce a non controllare nemmeno che un parcheggiatore delle spiagge libere sia un pregiudicato coinvolto in un’inchiesta che ha messo in ginocchio proprio un lido privato.

Oggi Bianco impara a zappare: ci riuscirà?

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Un commento

  1. H. Poirot

    Lo zappatore

    Nessuno me ne voglia se aggiungo un commento umoristico.

    Solitamente i grandi politici sempre hanno amato farsi ritrarre a torso nudo: da Mussolini durante la campagna del grano, al Chè Guevara, a Kruscev, e oggi Putin, Obama, ecc.
    Altri preferiscono farsi ritrarre in giacca e cravatta mentre zappano.
    Indubbiamente trattasi di esercizio di induzione subliminale che indurrebbe il popolo ad assorbire l’immagine del personaggio all’interno del proprio inconcio profondo e in quello collettivo, sede dei sentimenti umani più profondi.
    L’atto dello zappare evoca immagini di sforzo fisico, sacrificio, finalizzati alla perfezione di qualcosa di sano e sacro, da compiersi necessariamente non in giacca e cravatta ma a torso nudo o in canottiera.
    Fa dunque impressione osservare chi, in giacca e cravatta e non a torso nudo, si presti a farsi immortalare mentre zappa.
    Trattasi di lapsus freudiano?
    Chi di dovere, saprebbe esorcizzare l’immagine, rimembrando nella propria memoria le agapi massoniche, in cui la “zappa” simboleggia la forchetta, nobile strumento per “masticare”, che nel gergo massonico significa mangiare.
    Ribadisco che la mia è solo una boutade umoristica.

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