Favorire l’integrazione dei migranti, insegnando ad amare la città di Catania ed il territorio, con opere di volontariato a favore di anziani, disabili, bambini e senzatetto, partendo dai quartieri disagiati. E’ questo il proposito del presidente della Comunità di Sant’Egidio Emiliano Abramo, intervistato da SudPress

“Il disinteresse è una colpa, l’indifferenza può significare morte in molti casi -afferma Abramo- Noi come comunità cerchiamo di aiutare chi vuole integrarsi, insegnando ad amare la città, soprattutto nei suoi lati deboli. Oggi sono oltre 200 i migranti che tramite noi si impegnano in attività di volontariato, come assistenza e compagnia ad anziani, sostegno ed aiuto agli indigenti ed ai bambini, che troppo spesso nelle zone malfamate della città rischiano di restare abbandonati”.

In occasione dei 49 anni della Comunità nata a Roma da Andrea Riccardi, gli obiettivi in quasi mezzo secolo non sono cambiati, anzi si sono evoluti: innanzitutto aiutare gli emarginati, con attenzione imprescindibile ai flussi migratori.

Di recente il governatore Crocetta aveva offerto la carica di assessore alla famiglia proprio al leader della Comunità in Sicilia, ma Abramo aveva rifiutato per continuare a dedicarsi all’aiuto dei più deboli tramite la Comunità, cercando di favorire la diversità culturale e religiosa affinchè queste non diventino un divisore: “La pace è fondamentale, è necessario lavorare tutti per raggiungerla, e Catania può diventare un simbolo per l’Europa. La città ed i suoi abitanti sono stati da sempre accoglienti ma non è detto che sarà così all’infinito. Oggi ci preoccupiamo spesso solo di noi stessi. Si sta scrivendo una pagina importante di storia con queste migrazioni, e potrà essere positiva o negativa, dipenderà da tutti noi”.

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