L’annullamento delle elezioni “in autotutela” deliberato dal Consiglio Direttivo con la presenza alla riunione, per quanto astenuti, dei consiglieri uscenti dichiarati ineleggibili ha scatenato forti polemiche sfociate in un atto formale particolarmente pesante. L’avvocato Nino Ciavola, candidato per la lista “Oltre”, ha depositato istanza presso il ministro della Giustizia sollecitando lo scioglimento del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catania con motivazione che probabilmente sono già atterrate in Procura…

L’istanza è stata inoltrata lo stesso giorno dell’annullamento delle elezioni.

L’avvocato Ciavola ha infatti segnalato al Ministro per la Giustizia, in via preliminare, che “la commissione elettorale ha disatteso una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite, facendo prevalere su di essa un parere legale, e ammettendo la candidatura di soggetti ineleggibili”;

Ha poi proseguito ricordando che a deliberare l’atto straordinario di annullamento delle elezioni è stato “un Consiglio già scaduto, in carica solo per gli affari correnti (art. 28 comma 7 L. 247/12) che ha esaminato la questione in seduta, con la partecipazione dei consiglieri ineleggibili (poi indicati come astenuti) e con il voto di altri consiglieri, a loro volta candidati (delibera COA 11 Gennaio 2019).”

Proseguendo: “Un Consiglio già scaduto che, in conflitto di interessi e in mancanza di un valido numero legale (perchè togliendo i candidati non era presente la maggioranza dei 25 membri), ha annullato le elezioni in corso vanificando il voto già espresso da quasi tremila avvocati.”

In effetti qua si apre una questione delicata, considerato che i consiglieri candidati non avrebbero potuto partecipare ad una seduta con all’ordine del giorno una questione cui erano direttamente interessati, ancor di più se si pensa che si tratta a tutti gli effetti di un ente pubblico ed i suoi componenti di conseguenza incaricati di un pubblico servizio: la faccenda rischia di complicarsi.

Poi Ciavola ha stigmatizzato fortemente il comportamento del presidente uscente Maurizio Magnano di San Lio per “il doppio ruolo rivestito dal Presidente che ha pesantemente infìciato i comportamenti indicati; in particolare il parere legale sopra indicato (quello del prof. Cariola che ha di fatto legittimato l’approvazione delle candidature dei consiglieri con più di due mandati, poi cassati dal decreto interpretativo del CdM, ndr) è stato autonomamente acquisito dal Presidente prima dell’insediamento della commissione elettorale, e sottoposto alla predetta commissione senza alcuna richiesta da parte dei suoi componenti.”

Segnala anche che “tutti gli atti sopra indicati sono stati adottati senza alcuna interlocuzione con il consigliere nazionale forense attualmente in carica, Avv. Diego Geraci, che se ne è espressamente dissociato.

In chiusura la pesantissima accusa: “Quelli indicati sono atti eversivi compiuti da organi istituzionali al solo fine di bloccare l’espressione della volontà del corpo elettorale e mantenere la propria carica per il maggior tempo possibile.

Come conseguenza di quanto denunciato, l’avvocato Ciavola ha chiesto quindi “che il Ministro disponga lo scioglimento del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania ai sensi dell’art. 33, comma l, lettere a) b) c) L. 31.12.2012 n. 247.

Amen.