L’11 giugno, 20 comuni della provincia di Catania, saranno chiamati al voto per eleggere sindaco e consiglio comunale. La Sicilia, pur essendo regione a statuto speciale, non ha voluto scegliere una data in autonomia ma adeguarsi a quelle delle regioni a statuto ordinario

In occasione di questa tornata elettorale saranno attive le nuove norme in merito appunto all’elezione dei sindaci e dei consiglieri comunali, in rapporto al numero di abitanti dei comuni. La nuova disciplina prevede infatti modifiche importanti al sistema elettorale.

Nei comuni con più di 15000 abitanti la scheda sarà unica. Saranno riportati i nominativi dei candidati e, a fianco dei nomi, simbolo o simboli delle liste di sostegno. Il voto però, potrà essere espresso con tre modalità.

La prima prevede che si tracci un segno solo sul simbolo di una lista, assegnando così la propria preferenza alla lista e al candidato che questa appoggia.

La seconda prevede di tracciare un segno su una lista e poi un segno su un candidato sindaco non collegato a quello schieramento: questo è quello che viene chiamato “voto disgiunto”. Questa ipotesi potrebbe dar vita alla situazione per cui il sindaco che viene eletto non abbia la maggioranza in consiglio comunale.  Chi viene eletto entra comunque in carica, ma, per approvare i singoli provvedimenti, deve puntare al sostegno anche delle liste che non lo hanno sostenuto.

La terza modalità prevede che si tracci un solo segno sul nome del candidato, in modo da votare solo per questo e non per la lista (o le liste) a lui collegata.

Viene eletto sindaco il candidato con la maggioranza assoluta dei voti (50% +1) e, se nessuno raggiunge questa soglia, si torna a votare al ballottaggio. Qui, viene eletto chi ha la maggioranza dei voti. Per stabilire la composizione del consiglio si tiene conto dei risultati elettorali del primo turno e degli eventuali ulteriori collegamenti nel secondo.

Se la lista o l’insieme delle liste collegate al candidato eletto sindaco nel primo o nel secondo turno non hanno conseguito almeno il 60% dei seggi, ma hanno ottenuto nel primo turno almeno il 40% dei voti, otterranno automaticamente il 60% dei seggi. I restanti saranno divisi tra le altre liste proporzionalmente alle preferenze ottenute.

Anche nei comuni che contano un numero di cittadini uguale o inferiore a 15mila, si voterà con una sola scheda per eleggere sia il sindaco sia i consiglieri comunali. Ciascun candidato sarà affiancato dalla lista elettorale che lo appoggia, composta dai candidati consiglieri.

Sulla scheda sarà stampato il nome del candidato primo cittadino, con accanto il contrassegno della lista che lo sostiene. Il voto per il sindaco e quello per il consiglio sono uniti: votare per un candidato sindaco significa dare automaticamente la preferenza alla lista che lo appoggia. Una volta eletto il primo cittadino, viene anche definito il consiglio: alla lista che appoggia il sindaco eletto andranno i 2/3 dei seggi disponibili, mentre i restanti saranno divisi proporzionalmente tra le altre liste. Viene eletto il candidato che ha il maggior numero dei voti. In caso di parità, si va al ballottaggio. In caso di ulteriore parità, prende la carica il più anziano.