Annunciata ieri l’interruzione dell’attività dell’emittente televisiva del Gruppo Russo Morosoli che reagisce in maniera brutale all’arresto del suo giovane patron Francesco, ancora ai domiciliari per una brutta storia di corruzione legata al mantenimento del monopolio di interessi sugli impianti di risalita dell’Etna. Senza entrare nel merito della vicenda, non è il momento, e senza abbondanarsi alla retorica della “Stampa che si spegne” (non tutta merita di rimanere accesa!), il nostro pensiero va ai giornalisti, tecnici ed impiegati che, ancora una volta, pagano colpe non loro: in bocca al lupo.

Ogni giorno, ogni santo giorno ed ormai da troppo tempo Catania subisce qualche brutto colpo, soprattutto sul piano occupazionale.

Quello che lascia smarriti è l’assoluta assenza di una strategia, di una visione: Catania semplicemente non esiste più.

È un’accozzaglia di cretinate in cui si passa il tempo a dare notizia di chi la spara più grossa ed in cui ci si accapiglia su chi ha titolo e chi meno a partecipare persino ai cortei in memoria di qualcuno.

Le ultimissime, tra la vicenda Fava e quella che ci sarebbe un dossier per aprire una compagnia aerea regionale, fanno rabbrividire per inconsistenza persino intellettuale prima ancora che culturale.

I grandi gruppi che in qualche modo, sbagliato ab origine secondo noi, avevano garantito qualche centinaia di stipendi, stanno facendo una pessima fine, avendo basato i propri business su un sistema economico assurdo, in cui ci vendiamo alimentari e vestiti tra di noi, senza produrre più nulla.

E adesso l’epilogo dell’avventura di UltimaTV.

Nulla di paragonabile, ci mancherebbe, alle grandi tragedie occupazionali che stanno devastando il tessuto sociale della città, ma comunque un brutto segno.

Quando UltimaTV fece irruzione sul difficile mercato dell’editoria televisiva locale in molti avanzarono perplessità per la dichiarata ambizione di porre l’emittente al servizio degli interessi economici del Gruppo Russo Morosoli molto concentrati sul mantenimento del monopolio dei servizi di risalita sull’Etna, gestione messa a rischio dall’avanzare di nuovi concorrenti e dal crescere di più liberali volontà politiche.

Ci sono sempre state, diciamolo, voci insistenti su rapporti a dir poco turbolenti tra la proprietà ed i suoi dipendenti, voci che hanno trovato adesso consistenza addirittura nell’accusa di estorsione formulata dalla procura di Catania.

Oggi alle 14 pare quindi andrà in onda l’ultimo telegiornale in cui la redazione dovrebbe spiegare le modalità decise dalla società editrice per uscire dal mercato.

Noi la chiudiamo qui, con l’ennesima amarezza, formulando i nostri migliori auguri a Valeria Maglia, Grazia Sicali, Luigi D’Angelo, Rosa Maria Di Natale, Salvo Falcone e Simona Zappalà, alcuni di questi nostri cari amici, e con loro di cui conosciamo i nomi, a tutti gli altri dipendenti coinvolti, sperando che si possa trovare rapidamente una soluzione meno desolante della chiusura, evitando di disperdere un know how ormai acquisito.

In ogni caso, Catania è ogni giorno più povera.