Rossella Pezzino de Geronimo, amministratrice unica dell’azienda leader nel settore dei rifiuti, è rimasta molto turbata dal provvedimento di sequestro di 2,3 milioni che ha colpito l’azienda che ha fondato oltre 40 anni fa: “Io sono abituata ad andare sui giornali per le cose belle che faccio, mai avrei pensato di finirci per una cosa simile, abbiamo sempre pagato tutto mentre lo Stato continua a non pagarci, siamo vittime di leggi ingiuste e pericolose per le imprese sane che fanno i salti mortali per onorare i loro impegni.”

E da queste prime battute si capisce subito che la battaglia, che Pezzino combatte da anni, non riguarda solo la sua azienda ma coinvolge un intero tessuto produttivo.

Aziende che non solo lottano in una difficilissima fase di crisi generale, ma anche oggetto più volte delle gravi intimidazioni delle concorrenti mafiose che tentano in ogni modo di occuparne gli spazi, come emerso in diverse indagini che hanno rivelato i progetti criminali che hanno portato all’incendio di diversi mezzi proprio della Dusty oltre a minacce di varia natura.

Sul caso del sequestro che ha colpito la sua azienda, invece, Rossella Pezzino ci tiene a segnalare il paradosso della Guardia di Finanza e della stessa Procura che sono obbligati a perseguire le aziende a causa di un vuoto legislativo: “Ma fanno solo il loro lavoro, per legge il reato c’è e devono procedere. Il danno ingiusto è fatto dalla legge che è sbagliata. Non è la prima volta che accade, ed ogni volta le aziende vengono prosciolte perché non c’è dolo e si riesce a dimostrare facilmente che si è pagato tutto, sanzioni e maggiorazioni comprese. Per me è inaccettabile finire sui giornali in questo modo, non è giusto.”

In effetti il problema, come ci spiega Carmelo Finocchiaro, presidente nazionale di Confedercontribuenti, sta proprio nel fatto che la legge considera reato l’omesso versamento dei contributi lavorativi, senza fare distinzioni di fattispecie e senza neanche prevedere la depenalizzazione nel caso in cui vengano poi pagati: il reato scatta il giorno del mancato pagamento e per quello l’autorità giudiziaria è obbligata ad intervenire senza poter entrare nel merito della successiva sanatoria:

A monte l’atteggiamento vessatorio della Pubblica Amministrazione italiana, già oggetto di interventi europei, che ha la pretesa di vedersi liquidate dalle imprese ogni genere di tasse e imposte con scadenze perentorie, mentre continua indefesso a strangolarle pagando i propri debiti con le stesse aziende quando più le fa comodo, negando persino la possibilità di compensarli: un obbrobrio che rende canagliesca la classe legislativa incapace di comprendere che se si affossano le aziende sane che danno lavoro, le uniche che possono sopravvivere restano quelle della malavita che problemi di liquidità non hanno.

Negli ultimi giorni pare che qualcosa si stia muovendo per ricondurre a ragionevolezza una normativa fiscale che è tra le più confusionarie ed ingiuste al mondo: in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, come riporta Il Sole 24Ore proprio dello scorso 29 novembre, “è stato approvato un documento che chiede di distinguere con maggiore precisione fattispecie da fattispecie, condotta da condotta. Dove a fare da punto di riferimento dovrà essere quanto sottolineato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: l’irrigidimento dovrà riguardare soprattutto i reati posti in essere da chi ha voluto sottrarre deliberatamente gettito all’Erario e non invece casi, sottolineava Bonafede, come quelli di omesso versamento dell’Iva o delle ritenute.”

Esattamente il caso per cui risulta colpita la Dusty di Catania che si è vista sequestrare la somma di 2,3 milioni di euro destinati a pagare parte degli stipendi dei propri 1.500 dipendenti.

“In tutti questi anni ho fatto i salti mortali, in particolare dal 2011, quando si è bloccata la spesa degli enti pubblici per i quali l’azienda effettua servizi essenziali ed impossibili da sospendere. Dal 2011 ad oggi abbiamo pagato decine di milioni di euro di tasse, per non dire di quanto abbiamo riversato nella comunità in stipendi e pagamenti sempre puntuali ai nostri fornitori. Abbiamo solo chiesto allo Stato, se proprio non può pagare puntualmente, quantomeno di riconoscere alle aziende sue creditrici di compensare i debiti erariali con i nostri crediti certificati, la norma ci sarebbe anche, ma non viene attuata. Queste ritenute omesse nel 2015, non certo per mettercele in tasca ma perché da qualche parte le risorse per pagare stipendi e fornitori le dovevamo trovare, sono state rateizzate e pagate con tanto di sanzioni e maggiorazioni. Infatti il paradosso è che per potersi mettere in regola l’azienda deve aspettare che il debito diventi cartella esattoriale esecutiva con tutte gli aggravamenti possibili che possono arrivare ad un aumento sino al 40%. Ma è normale?”

A qualcuno verrebbe voglia di mollare e molti non ce la fanno e falliscono, ma io non posso, sento tutto il peso della responsabilità sociale che ho, – e qua la voce di Rossella Pezzino si rompe – sento il peso delle 1500 famiglie che lavorano in azienda, credono in me ed hanno sposato un progetto di vita che non può ammettere compromessi per chi crede che facendo bene il proprio dovere si possa contribuire a costruire un mondo migliore. Come faccio a mollare? Credo profondamente nella Giustizia e sono certa che i magistrati che si stanno occupando del caso riusciranno rapidamente a fare chiarezza, magari riuscendo proprio loro a far emergere le incongruenze di questa normativa; altrettanta fiducia vorrei poter riporre, ma al momento non posso, nella classe legislativa che si accapiglia per questioni risibili e non capisce che se non risolve i problemi ingiusti causati alle aziende sane i danni saranno presto irreparabili.