Intervengono Manfredi Zammataro, Presidente dell’Associazione CODICI Sicilia – Centro per i Diritti del Cittadino, che presenterà un esposto alla Procura della Repubblica di Catania e Catania Bene Comune, secondo cui c’è dietro una “sospetta regia criminale”

Si tratta di un’inquietante fotografia dello stato di abbandono in cui ristagna la città di Catania secondo Manfredi Zammataro, Presidente dell’Associazione CODICI Sicilia – Centro per i Diritti del Cittadino, il quale chiederà di fare luce su quanto accaduto con un esposto alla Procura della Repubblica di Catania.

“Due incendi devastanti verificatisi in soli due giorni all’interno di due luoghi simbolo del degrado in cui versa la città: il campo rom di Zia Lisa e la baraccopoli di viale Africa. Le fiamme infatti oltre ad aver messo in pericolo la vita degli occupanti e dei cittadini catanesi che abitano vicino a quei luoghi, hanno prodotto una pesante coltre di fumo che si è propagata nell’aria, nonostante lo sforzo dei vigili del fuoco intervenuti repentinamente e con professionalità. 

A quanto pare tale fumo, sarebbe stato causato dalla combustione di numerosi rifiuti e detriti presenti all’interno delle aree in questione. Ma cosa ancor più grave, è che a quanto pare nel secondo rogo, sarebbe andata distrutta l’intera area che avrebbe dovuto ospitare il Museo dell’arte costato otto milioni di euro di soldi pubblici”, ha attaccato Zammataro.

Le cause dei due incendi sarebbero ancora da accertare, ciò che purtroppo è sicuro sono gli 8 milioni di euro “bruciati” nel rogo di viale Africa che sta bloccando il traffico del cuore cittadino, dove sarebbe dovuto nascere il Museo d’Arte di Catania e dove, in realtà, l’edificio – ubicato tra l’ex palazzo delle poste e l’ex consorzio agrario –  una volta ultimato era stato poi abbandonato dalle varie amministrazioni.

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Nella denuncia Zammataro pone alcune domande: “Che origine hanno questi incendi? Quali sostanze si sono disciolte nell’area a causa dell’incendio e con quale danno per la salute dei cittadini? Come mai in questi anni il Comune di Catania ha consentito la presenza indisturbata sul territorio di queste baraccopoli del tutto abusive, non provvedendo invece – come da noi più volte sollecitato e come richiesto dall’Europa-  alla realizzazione di un “piano nomadi” che prevedesse lo sgombero delle quattro baraccopoli abusive per concentrare gli occupanti in un solo campo di transito, dotato di acqua corrente, energia elettrica e servizi igienici e procedendo a rimpatriare quei cittadini che, dopo tre mesi, non dimostrino di avere un’occupazione stabile? Come mai si è consentito in questi anni l’accumulo indisturbato di rifiuti e detriti all’interno di queste aree senza che vi fosse alcun intervento costante di pulizia e controllo (parrebbe che vi fossero oltre 30 bombole di gpl) così da renderle delle zone franche oltre che delle vere e proprie bombe ecologiche? Come mai l’area che avrebbe dovuto ospitare il Museo dell’Arte a Catania, nonostante fossero stati investiti milioni di euro per la ristrutturazione versava in stato di totale abbandono e del tutto incustodita?

Secondo Zammataro infatti quanto accaduto non è altro che “l’ennesima fotografia di una Città abbandonata a se stessa”.

Catania Bene Comune interviene, invece, sottolineando la frequenza di casi simili:

“Prima l’incendio alla Villa Bellini che ha portato alla morte di un clochard, dopo poche ore il rogo di Palazzo Bernini dove alloggiano decine di senza casa, ieri l’incendio al Campo Rom nel quartiere di Zia Lisa che ha coinvolto centinaia di persone, oggi il terribile rogo in viale Africa in uno dei tanti stabili in cui trovano un tetto decine di senza dimora.

Così tanti roghi, la cui causa non è mai stata accertata, in così poco tempo, lascia ipotizzare che possa esistere una regia criminale, brutale e assassina dietro questi incendi. Per questo facciamo appello alle autorità competenti e alle Istituzioni affinché vengano accertate con cura e attenzione le cause dei roghi”, si legge nel comunicato stampa.

Ma, al di là delle cause gli ultimi roghi, Catania Bene Comune chiede alle istituzioni cittadine di assumersi le proprie responsabilità in merito all’accoglienza e alla cura dei senza fissa dimora che abitano la città perché “Catania è l’unica grande città d’Italia che non possiede un dormitorio comunale pubblico. Una situazione assurda, gravissima e inaccettabile proprio in un periodo in cui l’aumento della povertà sta costringendo centinaia di persone, catanesi e straniere, a vivere in strada.”

La polemica prosegue ricordando che “la Rete Antirazzista e decine di associazioni e movimenti da mesi chiedono al Sindaco Enzo Bianco e all’Assessore ai servizi sociali Angelo Villari di approntare luoghi di accoglienza d’emergenza per la notte, sottraendo al degrado e al pericolo centinaia di abitanti della città. Nessuna risposta è ancora arrivata. Esigiamo che dormitori pubblici, anche di emergenza, vengano approntati immediatamente”.

Sembra che, a causare il ritardo d’intervento da parte del Comune, ci sia la mancanza di risorse economiche a cui, pero, Catania Bene Comune risponde con toni aspri:

“L’urgenza è palese, non è possibile aspettare un minuto in più. Un’amministrazione che spende 50mila euro per uno spartitraffico, decine di migliaia di euro in sperimentazioni fallimentari, che consegna premi di produttività di decine di migliaia di euro ai propri dirigenti e che aumenta gli stipendi ai propri consulenti certamente può trovare le risorse per approntare dormitori sicuri per chi è senza casa”.