Un viaggio in mare oltre i limiti dell’immaginazione, imbarcazioni sovraffollate di uomini e donne che sperano in un nuovo destino. Sudpress ha incontrato il diciassettenne Aamir, un ospite del centro di prima accoglienza “Don Bosco”, in viale Kennedy, che ci ha raccontato gli aspetti più duri del viaggio intrapreso per arrivare sulle coste siciliane. Organizzazione interna della nave gestita dagli scafisti e un viaggio rischioso di cui si ignorano i pericoli 

Dalle coste libiche è arrivato a Catania al centro di prima accoglienza “Don Bosco” dove forse ha trovato per la prima volta un po di serenità dopo tanto tempo. Questa è la storia di Amnir che ha condiviso con Sudpress alcuni momenti di questo duro viaggio tra i pericoli del mare e l’atteggiamento duro degli scafisti.

Alcuni sono minorenni, sanno che “devono” partire e lasciare il loro paese affrontando un viaggio in mare per arrivare in Italia. Molti di loro, essendo appena dei ragazzini, non sanno nemmeno cos’è una ONG o che significato abbia il termine “scafista”, ormai diventato di utilizzo quotidiano. Sperano solo in una vita migliore, del resto poco importa. E proprio su questa speranza trova terreno fertile un meccanismo a cui ha dato vita il dio denaro.

Dal suo racconto un pò frammentario e fatto di ricordi poco piacevoli si intuisce che l’organizzazione interna della nave viene gestita dagli scafisti. Loro coordinano i migranti, si occupano della disposizione dei posti all’interno dell’imbarcazione e cercano di tenere sotto controllo gli animi durante la traversata in mare. Il tutto spesso avviene di notte dove la visibilità scarseggia e il pericolo è alto.

Chi può salire sulla nave?

Quelli che pagano salgono sulla nave, altri restano a terra. A tutti interessano soldi, sempre soldi. Dato che al momento di salpare siamo in tanti, non tutti arrivano a salire a bordo subito. Quelli che non ci arrivano attendono la prossima imbarcazione che arriva il giorno dopo. Alcune persone aiutano gli scafisti per comandare lo scafo dalla Libia fino alla conclusione del viaggio e possono essere senegalesi, gambiani o di altre nazionalità.

Cosa succede durante la traversata?

Dopo che ci fanno salire sulla nave, ci consegnano una borsa con poche cose essenziali, cibo e acqua, dopo di che ci fanno un discorso. Ci dicono che non possiamo avvicinarci troppo ai bordi della nave per il rischio di cadere in acqua, che dobbiamo stare tranquilli perchè il viaggio dura delle ore ed è di notte. A bordo c’è un dispositivo che indica la strada da seguire via mare. Questo oggetto ce l’hanno gli scafisti, ma non tutti. Hanno una torcia molto forte in modo tale da vedere a distanza in mezzo al mare.

Come siete disposti sulla nave?

Noi stiamo tutti dentro e gli scafisti ci fanno sedere gli uni vicini agli altri. La disposizione avviene di notte, precisamente all’una e ci tengono seduti per circa 3 ore.  Le donne con i bambini stanno davanti, nella parte alta dell’imbarcazione. Loro entrano per ultimi. Siccome siamo troppi molti stanno in piedi e vengono disposti in file dagli scafisti per la durata del viaggio perchè nella nave non c’è spazio per muoversi. 

Quanto è durato il viaggio?

Il viaggio in mare è durato circa 3 ore. Siamo partiti dalla Libia e sono arrivato al porto di Catania. Quando sono arrivato mi sono sentito sollevato perchè era tutto finito, finalmente quello che speravo.

Aamir non sa se la nave che li ha salvati è di una Ong, lui non sa neanche cosa voglia dire quell’acronimo e non ci ha saputo neanche dire se dal suo gommone sia partita la telefonata che li ha fatti localizzare. L’importante per lui e per gli altri, è il non aver trovato la morte in quel mare che tanti come lui, tristemente, non sono riusciti ad attraversare.