Dopo l’arresto di uno degli “impresentabili”, Cateno De Luca, compreso nel famoso elenco del Movimento 5 Stelle che ha sollevato un gran polverone ed è stato il tema della inqualificabile campagna elettorale, ecco gli altri  “impresentabili” tra quelli che andranno effettivamente all’Ars e quelli che non ce l’hanno fatta”. Tra gli eletti ci sono Giusy Savarino di Agrigento della lista #diventeràbellissima di Nello Musumeci con 3438 voti; Giuseppe Gennuso  con i Popolari e Autonomisti di Siracusa con 6557 preferenze; Marianna Caronia di Palermo, Giuseppe Federico di Caltanissetta e Luigi Genovese di Messina, rispettivamente con 6370, 5437 e 17359 voti e tutti appartenenti a Forza Italia. Eletto anche Giovanni Cafeo di Siracusa, che ha ottenuto 7404 voti, candidato con il Partito Democratico. Tutti gli altri candidati indagati, condannati o con parentele scomode, sono rimasti fuori, compresi i due del Movimento 5 Stelle, Giacomo Li Destri e Gionata Ciappina

Fuori uno. O sarebbe meglio dire, dentro il primo. Agli arresti domiciliari Cateno De Luca per evasione fiscale, senza nemmeno avere il tempo di godersi la vittoria e l’elezione a deputato regionale.

Una notizia bomba, che di certo ha scosso anche gli altri 5 cosiddetti “impresentabili”, neoeletti all’Ars della coalizione che faceva capo a Nello Musumeci: Marianna Caronia infatti era stata indagata nell’inchiesta relativa allo scorso voto amministrativo in Sicilia, quella sul “sistema Trapani”. Giuseppe Federico era stato rinviato a giudizio per falsa testimonianza, accusato di aver fornito un finto alibi a un ex collega carabiniere.

Luigi Genovese e Giusy Savarino sono il classico esempio di figli su cui non debbano ricadere le colpe dei padri, ma i voti si. Il padre della seconda, Armando, da ex direttore dell’azienda sanitaria agrigentina, è stato condannato a risarcire l’erario per una vicenda che risale alle elezioni del 2001 e del 2006. Condannato dalla corte d’appello nel 2014 con l’accusa di tentato abuso di ufficio, per aver promesso ai soggetti che a lui si rivolgevano, la formazione di una graduatoria a loro favore in cambio di voti per l’elezione della figlia. Luigi Genovese invece è figlio dell’incandidabile Francantonio, condannato a 11 anni perché ritenuto a capo di un’associazione a delinquere che per anni avrebbe drenato 60 milioni di euro da fondi regionali destinati alla formazione.

Giuseppe Gennuso infine eletto tra le fila degli Autonomisti e Popolari, è indagato per truffa aggravata, adulterazione delle acque e frode nell’esercizio del commercio. Secondo le accuse avrebbe distribuito a cittadini del siracusano acqua non potabile. Una vicenda che lo ha visto coinvolto da amministratore del consorzio d’acqua Granelli.

L’unico degli esponenti del Pd, e toccato da vicende giudiziarie che andrà a Palazzo D’Orleans è Giovanni Cafeo, che circa un anno e mezzo fa fu raggiunto da un avviso di garanzia con l’accusa di turbativa d’asta per la migliore gestione degli asili nido e le assunzioni ad essi legati.

La carica di tutti gli altri candidati che facevano un pò “vergognare” le coalizioni o almeno parte di queste, si è fermata bruscamente o in modo atteso il 5 novembre, col voto dei siciliani.

Tra questi, di Catania c’è il già noto consigliere comunale del quartiere San Cristoforo Riccardo Pellegrino, candidato di Forza Italia, con 4400 preferenze ottenute. Il fratello Gaetano, arrestato nel 2014, è ritenuto dagli inquirenti catanesi vicino al clan dei “Carcagnusi”, di cui lo stesso Riccardo si vanta di essere amico da una vita, specie del figlio del boss Nuccio Mazzei. Anche Gionata Ciappina, dei 5 Stelle, ottenuti i suoi 1742 voti, condannato a due mesi di reclusione per un reato militare, e messo fuori dal movimento a pochi giorni dalle elezioni per non aver indicato la sua condanna, non è stato eletto. Fuori Marco Aurelio Sinatra, ex sindaco di Vizzini, con Sicilia Futura e 254 voti a questa tornata elettorale; era stato indagato nell’ambito dell’indagine sulla costola siciliana di Mafia Capitale.

Nelle liste palermitane invece ci sono Roberto Clemente con i Popolari e Autonomisti, che ha acquisito 5520 voti, condannato in primo grado per corruzione elettorale a 6 mesi di carcere e 600 euro di multa. Mario Caputo, di Noi con Salvini, che ha preso 2448 preferenze ed è fratello di Salvino, deputato decaduto dall’Ars per una condanna per tentato abuso d’ufficio. Cercò infatti di far cancellare multe a politici ed eminenze religiose. Giacomo Li Destri, del Movimento 5 Stelle, con 3789 voti e indicato da Claudio Fava come impresentabile per l’inchiesta che coinvolgeva il cugino omonimo ritenuto boss mafioso di Caltavuturo (Pa). Giovanni Di Giacinto, con Sicilia Futura, che ha ottenuto 3770 voti e rinviato a giudizio nel 2016 con l’accusa di abuso d’ufficio relativamente ad ipotesi di reato nel periodo in cui era sindaco di Casteldaccia su sgravi fiscali ottenuti da alcuni cittadini.

A Messina sono 4 i non eletti precedentemente additati come non candidabili: Roberto Corona e Santino Catalano, entrambi facenti parte di Autonomisti e Popolari, con 2218 e 2210 voti, e con il primo condannato in primo grado a tre anni dal tribunale di Roma per lo scandalo delle fideiussioni facili dell’Ascom Finance, ed il secondo che da deputato regionale ha patteggiato nel 2012 un anno e undici mesi per aver costruito un fabbricato di due piani in una zona sottoposta a vincolo ambientale. Sempre del centro destra messinese, Santi Formica di Forza italia, con 6003 preferenze e al centro di una vicenda giudiziaria per i fondi extrabudget assegnati ad alcuni enti di formazione professionale, con una condanna al risarcimento di 378 mila euro per danno erariale. Di Sicilia Futura invece, Giuseppe Picciolo, rimasto fuori dall’Ars malgrado i 10242 voti e condannato a due anni e sei mesi per calunnia in primo grado (sentenza che sta per essere prescritta).

Tre invece i non eletti nella provincia di Siracusa: Antonello Rizza di Forza Italia, con 4929 preferenze, sindaco di Priolo, arrestato neanche un mese fa. Tra i reati di cui è accusato ci sono concussione, abuso d’ufficio, truffa aggravata, corruzione elettorale e voto di scambio. Avrebbe fatto avere sussidi a falsi poveri in cambio di voti per le scorse Regionali e per le successive amministrative; è indagato anche nell’inchiesta “Tutto pagato”, per essersi unito ai viaggi per le cure termali per gli anziani, a spese del Comune, insieme ad alcuni familiari. Gianbattista Coltraro, dell’Udc, e deputato uscente, ha ottenuto 2752 voti e da ultimo gli è stato ritirato il sigillo da notaio. Accusato di aver rogato atti pubblici falsi per favorire un’organizzazione criminale. Del caso si è occupata la commissione regionale antimafia presieduta proprio da Musumeci. Giuseppe Sorbello, sempre dell’Udc, con 1545 preferenze, a processo per voto di scambio per le campagne elettorali per il comune di Melilli e per le regionali del 2008.

Infine ad Agrigento tra i non eletti impresentabili c’è Roberto Cani, che si era candidato con l’Udc, ma non è stato eletto, ottenendo 2262 voti, rinviato a giudizio per estorsione; e a Trapani invece Francesco Salone, con Autonomisti e Popolari, votato da 3498 elettori ma indagato dalla procura di Trapani a causa di un “rapporto fittizio di lavoro con un ristorante di San Vito lo Capo al fine di maturare rimborsi illeciti dal Comune di Trapani in virtù dell’art. 20, comma 5 L.R. 30/2000”.

Un grandissimo numero di preferenze, ben 112.981 voti complessivi tra tutti gli schieramenti. Malgrado non tutte abbiano consentito ai singoli candidati di raggiungere lo scranno palermitano, sono di certo state importanti anche se non determinanti per la vittoria del centro destra e, oggetto di polemiche aspre con accuse pesanti da parte del Movimento 5 Stelle prima, durante e dopo le elezioni.