Guardare con gli occhi dei ragazzi ai casini combinati dagli “adulti”, sempre più pericolosamente pasticcioni e irresponsabili: questo uno degli obiettivi del nostro youngmagazine SudLife ed oggi, sul tema del momento, “il dissesto”, ci prova Paolo Francesco Reitano, 22 anni e 3 libri già pubblicati.

1.6 miliardi. Lo scriveremo così, un po’ a numero e un po’ a lettere, come se si trattasse di una cifra avulsa, vuota, staccata dal contesto.

I magistrati della Corte dei Conti di Roma hanno rigettato il ricorso al dissesto finanziario del Comune di Catania: la cifra suddetta è insostenibile. Il Comune non può più far fronte ai propri debiti ed è costretto a palesare un buco contabile pesante come un macigno.
Com’è fisiologico fare, è cominciata la caccia alle streghe: da sinistra verso destra, dai movimenti civici a quelli di partito, è facile additare o ribattere le colpe.
La verità, come ha scritto ieri il Prof. Maurizio Caserta, è che non ci sono innocenti.
“Sono colpevole”, scrive, per rinforzare il concetto collettivo di responsabilità, riflessione che si accosta al tacere costante di chi ha amministrato ed oggi preferisce nascondersi.
E chi, durante questi anni, non ha materialmente responsabilità?
Chi ha votato quest’anno, per la prima volta nella sua vita, per le elezioni amministrative, cosa dovrebbe dire?

Cosa dovrebbe fare?

Subire, inerme, un processo di involuzione? Subire la sospensione e mancata erogazione di servizi pubblici? Vedere partecipate ritardare mesi e mesi di stipendi o, addirittura, licenziare dipendenti e rovinare famiglie? Tagli alla spesa, ai servizi essenziali, riduzione o cancellazione di investimenti per coprire il buco di chi non ha pensato alle generazioni future di catanesi?
I “cervelli in fuga” non sono coloro che vogliono andare via da Catania: non è un l’ingegnere che per sua scelta, a parità di condizioni, vuole lavorare in Inghilterra o un infermiere che si dirige, per volontà, in Francia.
Sono “cervelli in fuga” tutti coloro i quali avrebbero voluto un futuro qui, tutti i giovani che vogliono costruire una famiglia nella loro Terra, martoriata e svilita.
Sono “cervelli in fuga” quei ragazzi costretti ad andare altrove perché le istituzioni sono assenti.
Perché nessuno vuole mettere al mondo un bambino pensando che chiuderanno gli asili nido, che riceverà uno stipendio ogni tre o quattro mesi, che le infrastrutture rimarranno tali.
Nessuno vuole investire la propria vita in un posto che trasmette degrado, precarietà, instabilità.

Chiedeteci scusa.

Chiedete scusa ai giovani catanesi, perché sono stati illusi e raggirati.
La gestione del nostro Patrimonio richiedeva prudenza, consapevolezza e soprattuto il pensiero ai prossimi figli della città
Siamo cresciuti con l’immagine di “Catania Città Europea”: finiremo per morirvi per pagare i vostri debiti.
Adesso, però, rimbocchiamoci le maniche e chiedeteci scusa.
C’è tanto di distrutto e ancor di più da ricostruire.

Catania non cambierà mai, non senza il nostro impegno.


Paolo Francesco Reitano, 22 anni e tre libri pubblicati, è uno studente di Economia, appassionato di letteratura e politica.
Impegnato nel sociale e scout associato con AGESCI.
Presidente e fondatore di Catania Care, associazione di giovani cittadini attivi e consapevoli che si rendono utili al fine di migliorare le condizioni della nostra Città, sotto il punto di vista culturale, civico e sociale.
Nel 2016, a soli 20 anni, pubblica il suo primo romanzo “Tra Dublino e Piazza Maggiore”.