27 pagine. All’interno delle quali i magistrati delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti certificano (ancora una volta?) tutta l’inadeguatezza dell’amministrazione guidata da Enzo Bianco

Una settimana dopo la ratifica da parte del Consiglio Comunale della Dichiarazione di Dissesto arrivano le motivazioni della Corte dei Conti, rese note dall’Amministrazione guidata da Salvo Pogliese nella mattinata odierna.

27 pagine fitte fitte di burocratese e di richiami normativi per certificare quello che i cittadini catanesi hanno fatto con il loro voto lo scorso 5 giugno: l’inadeguatezza di Enzo Bianco e della sua Giunta nella gestione della cosa pubblica.

Il dispositivo, che come sempre vi alleghiamo in coda per le vostre valutazioni, fa riferimento al ricorso redatto dall’avvocato Cariola su richiesta del sindaco Salvo Pogliese. L’ultimo, estremo e disperato tentativo di salvare il salvabile.

Ma i giudici sono lapidari:

“[La Corte] ritiene infondati i motivi di cui alle lettere E, F, G, I, L e M (del ricorso, ndr), in quanto la relazione del Ragioniere Generale del Comune, alla quale gli stessi si richiamano, si limita a confermare il contenuto delle precedenti deduzioni prodotte dall’Ente in via istruttoria e puntualmente valutate dalla Sezione di controllo. Richiama le criticità e i fattori di squilibrio da quest’ultima accertati e la valutazione effettuata sulla situazione economica e finanziaria dell’Ente che ha consentito di evidenziare la generale violazione di norme e principi contabili e una condizione di precarietà in grado di compromettere irrimediabilmente la sostenibilità finanziaria del piano e la possibilità di perseguire gli obiettivi generali di risanamento”.

Ma non solo.

“Ritiene altresì infondato il motivo di cui alla lettera H, relativo alla mancata considerazione, da parte della Sezione di Controllo, della rimodulazione del PRFP approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 18/2017 in quanto la stessa riporta una data (2 giugno 2017) successiva al 31 maggio 2017, termine perentorio (secondo quanto deciso da queste Sezioni riunite con sentenze n. 25/2016 e n. 1/2017) entro quando l’intero iter approvativo, comprensivo delle varie sedute consiliari doveva concludersi”.

Vi ricordate? Alla chiamata alle armi di Enzo Bianco per l’approvazione della rimodulazione si presentarono solo 16 consiglieri, numeor insufficiente per approvare il Piano, portato in aula – in extremis come sempre proprio – il 31 di maggio 2017.
Troppi i dubbi sui numeri riportati all’interno.

L’iter si concluse il 2 di giugno. Ovviamente a termini di legge scaduti.

Ed è l’ultimo passaggio su cui si sofferma la Corte dei Conti  a mettere la pietra tombale sulla gestione di Enzo Bianco:

“con la manifestazione di volontà di rimodulazione del piano espressa mediante la deliberazione consiliare viene attivata una nuova procedura di per sé idonea a far decadere il piano precedentemente approvato”.

E precisano che

“‘In ogni caso il piano precedentemente approvato non-riacquisterà la sua vigenza in quanto definitivamente superato dalla  manifestazione di volontà di una sua rimodulazione quale primo passaggio di una nuova catena procedimentale sostitutiva della precedente”.

Riepilogando, ecco il pasticcio dei pasticci: il vecchio (quello della Giunta Stancanelli, per intenderci) decade nel momento in cui viene manifestata la volontà di rimodularlo; ma il nuovo non è mai entrato in vigore perché deliberato oltre i termini di legge.

Quindi, secondo il settimo comma dell’articolo 243 quater del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000: “La mancata presentazione del piano entro il termine (…) comportano l’applicazione dell’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 149 del 2011, con l’assegnazione al Consiglio dell’ente, da parte del Prefetto, del termine non superiore a venti giorni per la deliberazione del dissesto” .

Insomma, in dissesto c’eravamo già. Ancor prima che Enzo Bianco finisse il mandato. Non ci ha messo la firma, ma è come se fosse, riuscendo persino ad ingarbugliare tutto oltre ogni immaginazione e privando la città della minima possibilità di salvarsi.

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Corte conti, 20.12.2018, n. 32, sentenza.pdf

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Comune di Catania

Ufficio Stampa 23.01. 2019

Dissesto, la Corte dei Conti ha reso note le motivazioni della sentenza d’appello 

Le Sezioni riunite della Corte dei Conti in speciale composizione, hanno reso pubbliche le motivazioni della sentenza d’appello con cui lo scorso 7 novembre 2018  hanno respinto il ricorso, promosso dal comune di Catania, avverso la deliberazione di dissesto economico finanziario, pronunciato in primo grado nell’adunanza del 4 maggio 2018 dai giudici contabili della sezione regionale di controllo della Sicilia.

I giudici di appello nel merito hanno attestato che “la situazione finanziaria del comune non avrebbe consentito una diversa soluzione, poiché la stessa si è talmente aggravata da non rendere possibile il risanamento” stante che “gli esercizi successivi all’adozione del piano di riequilibrio sono stati caratterizzati da un peggioramento del disavanzo di amministrazione, documentato dai rendiconti approvati”.

Le sezioni unite della Corte dei conti richiamano, confermandole, le ragioni economico-finanziarie del giudizio di primo grado: “La Sezione ha accertato un ulteriore disavanzo, non registrato nei documenti contabili determinato dall’assenza o sottostima, nell’ambito del risultato di amministrazione al 1° gennaio 2015, al 31/12/2015 e al 31/12/2016, di rilevanti fondi obbligatori per legge” ha altresì constatato “che negli esercizi 2015 e 2016 il Comune non ha previsto alcun fondo a copertura dei relativi rischi per il proprio bilancio. L’accantonamento pretermesso, stimato dalla Sezione per il 2015 in € 4.445.919, peggiora il disavanzo effettivo”.

I giudici contabili d’appello, inoltre, segnalano un ulteriore peggioramento della situazione finanziaria dell’Ente “determinata dai debiti fuori bilancio. In disparte tutte le irregolarità riscontrate su quelli inseriti nel piano originario tra le quali il mancato finanziamento e la mancata produzione degli accordi definiti con i creditori in merito alla rateizzazione del pagamento, che pongono in dubbio l’effettiva sostenibilità dello stesso, la Sezione regionale di controllo ha accertato l’emersione di debiti fuori bilancio successivamente alla riformulazione del piano fatta ai sensi dell’art. 1, commi 714, 714 bis e 715 della legge n. 208/2015 (delibera consiglio comunale n. 40 del 29/09/2016). Debiti fuori bilancio ulteriori rispetto a quelli inseriti nel piano riformulato sono emersi nel 2016 e nel primo semestre 2017; inoltre, secondo quanto dichiarato dalla stessa Amministrazione (relazione del Ragioniere generale allegata al ricorso d’appello), da luglio a dicembre 2017 sono emersi ulteriori debiti fuori bilancio per circa 22 milioni di euro. In ordine a detti debiti l’Amministrazione, con la deliberazione n.27/2018, ha dichiarato che intende effettuare apposito accantonamento, nel rendiconto 2017; si tratta tuttavia di una mera manifestazione di intenti” .

Richiamate, tra le ragioni del dissesto, anche il continuo ricorso alle anticipazioni di cassa:“La Sezione Regionale ha al riguardo accertato il ricorso costante negli anni del Comune di Catania alle anticipazioni di tesoreria per importi considerevoli, con scoperto a fine esercizio per importi crescenti nell’ultimo periodo” e “hanno riguardato esercizi nei quali il Comune di
. Catania ha usufruito di ingenti anticipazioni ricevute dalla Cassa Depositi e dalla Regione. Allo stato degli atti, la cassa dell’Ente è in una situazione così deficitaria da non poter sostenere, oltre alle ordinarie esigenze di bilancio, l’onere della restituzione di tutte le anticipazioni ricevute e la provvista necessaria per provvedere al pagamento dei debiti fuori bilancio”.

Infine il dispositivo:“La Corte dei Conti a Sezioni riunite in speciale composizione rigetta il ricorso ed accerta il conseguente obbligo del comune di Catania a dichiarare il dissesto”.