Quasi 30 milioni di euro messi come attivo in bilancio negli ultimi giorni di dicembre 2014: per la Corte dei Conti l’amministrazione Bianco ha eluso la normativa, falsando il rispetto del patto di stabilità per ben 20 milioni al fine di evitare il dissesto e le conseguenti sanzioni, anche personali.  Che a Catania qualcosa non abbia funzionato, e continui a non funzionare, nel sistema di accertamento delle responsabilità di chi ha condotto la città alla tragedia del dissesto lo abbiamo scritto sino alla noia: a Messina ne hanno condannati 28 di amministratori e per molto meno, a Catania abbiamo il record mondiale di archiviazioni. Il metodo di “gestione” della precedente amministrazione lo abbiamo raccontato e dimostrato con numerosi articoli che fornivano la prova documentale di fatti incredibili: dai 42 milioni della vecchia AMT distratti alle minacce a pubblici funzionari. Tutto archiviato e senza che si sia riusciti a capire con quale logica. Adesso ci è capitato di rileggere la delibera 154 della Corte dei Conti è abbiamo scoperto che …

La delibera 154 della Corte dei Conti è la madre di tutte le analisi su quanto accaduto a Catania negli ultimi anni, con la “scoperta” e denuncia da parte dei magistrati contabili di una serie impressionante di trucchi finanziari con i quali è stata scientificamente nascosta una realtà che se affrontata onestamente si sarebbe probabilmente potuta arginare per tempo.

Invece con trucchi degni di “Totò Truffa” ne hanno combinate più di Bertoldo, rimanendo a tutt’oggi incredibilmente impuniti.

Nel tempo noi stessi su queste pagine ne abbiamo segnalate a bizzeffe di “anomalie”, ma ormai è acclarato che in certi Palazzi i giornali non li leggono, o almeno leggono solo quelli che pubblicano i loro comunicati.

Ma la delibera 154 non è un articolo di giornale magari un pò animato da antipatie e pregiudizi, per quanto sempre documentati: l’autore è la Corte dei Conti che nella sua durissima ricostruzione certosina utilizza termini basterebbe copiare ed incollare per giungere quanto meno ad una imputazione coatta!

Prendiamo uno solo dei paragrafi che inchioda la precedente amministrazione, quella con sindaco Bianco, sempre archiviato, e l’assessore al Bilancio Giuseppe Girlando (a processo per concussione, ma per altre storie).

Con loro i fedelissimi dell’ex sindaco, il Ragioniere Generale (e prima Capo di Gabinetto) Massimo Rosso (interdetto e condannato per corruzione, anche lui per altre storie) e il direttore del contratto d’appalto per i rifiuti Orazio Fazio (arrestato e condannato a 4 anni per corruzione)

Tanto per ricordare l’ambientino.

Torniamo alla madre di tutte le analisi, la 154 della Corte dei Conti e prendiamone solo due pagine, 25 e 26.

Chi vuole può leggere integralmente nel documento allegato in calce, noi sintetizziamo.

In pratica, già a fine 2014 il bilancio del comune di Catania avrebbe dovuto chiudersi con un disavanzo monstre di almeno 20 milioni, circostanza che avrebbe già allora dovuto determinare il dissesto e l’applicazione di pesantissime sanzioni, soprattutto a carico degli amministratori che avrebbero dovuto restituire il 30% delle indennità da loro incassate: cosa che di per sè dimostrerebbe l’esistenza in capo a questi soggetti di un interesse personale anche patrimoniale a privare, diciamola così, il bilancio comunale di quella veridicità contestata dalla Corte dei Conti. E questo solo avrebbe dovuto aprire ben altri scenari dalle parti di piazza Verga.

Ma vediamo cosa scopre e denuncia la Corte dei Conti.

Accade che a fine 2014 il bilancio dell’amministrazione Bianco si presenta deficitario di almeno 9 milioni di euro.

E allora, tra le altre cose, che fanno?

Mettono in “accertamento” quasi 30 milioni di euro: in pratica si tratta di letterine che inviano ai contribuenti che, secondo loro, non avrebbero pagato in anni precedenti tasse comunali.

Secondo loro bastava questo per risolvere il problema di un buco che li avrebbe mandati a casa.

E in effetti gli è riuscita, il maneggio gli ha consentito altri 4 anni di disastro, oltre a consentirgli di percepire loro stessi per tutto il periodo belle indennità ed il potere di decidere le sorti della città. E chissà cos’altro.

Tanto per dirne una, gli affari dell’operazione “Garbage” sull’appalto dei rifiuti scoperta dalla DIA sarebbero stati interrotti molto prima.

E magari non sarebbero stati distratti i 42 milioni della vecchia AMT che Sudpress ha dimostrato essere stati utilizzati impropriamente.

E forse anche tante strane transazioni per milioni di euro avrebbero avuto altra sorte.

Peccato, per loro, che nel 2018, e per l’ennesima volta, interviene la Corte dei Conti che tutti questi trucchetti li scopre e mette in fila uno ad uno, costringendo la nuova amministrazione, come abbiamo ampiamente raccontato, non solo a dichiarare il tragico dissesto, ma anche a “correggere” i conti per centinaia di milioni. In meno.

La Corte, infatti, solo per il caso di questi 30 milioni messi in attivo, senza neanche entrare nel merito se fossero realmente tributi evasi ed esigibili (questo si saprà tra qualche anno!), contesta molto semplicemente che essendo stati notificati ai presunti contribuenti solo nel 2015, non potevano essere contabilizzati come attivo nel 2014! Altro che Totò…

A distanza di un anno, quella pesantissima denuncia della Corte dei Conti resta carta straccia ed a pagare, per i prossimi secoli, sono rimasti soltanto i catanesi!

La delibera 154/2018 della Corte dei Conti