In un articolo recentemente pubblicato abbiamo segnalato una delle più clamorose contestazioni della Corte dei Conti: l’illegittimo appostamento nell’attivo del bilancio 2014 di quasi 30 milioni che “ha consentito di eludere la normativa” impedendo l’applicazione delle prescrizioni previste. Abbiamo quindi individuato le sanzioni di cui parla la Corte e fatto quattro calcoli: i numeri sono da brividi e fanno capire anche i motivi di certe spericolate operazioni, rendendo sempre più inspiegabile come sia possibile che nessuno sia intervenuto e nessuno ancora intervenga.

Abbiamo visto come la Corte dei Conti, a pagina 25 della ormai famosa delibera 154 con cui dichiara il dissesto, abbia affermato l’illegittimità di 30 milioni appostati in attivo dall’amministrazione Bianco nel bilancio 2014.

E l’enormità con cui quella spregiudicata operazione fu effettuata risulta di un’evidenza strabiliante per come rappresentata dalla Corte dei Conti.

Far partire milioni di euro di avvisi ai contribuenti negli ultimi giorni dell’anno per inserirli nell’esercizio ormai praticamente chiuso, sapendo bene che li avrebbero ricevuti e quindi pagati (sempre se effettivamente veri e dovuti!) solo nell’anno successivo è roba da rimanere allibiti per una città che è la nona d’Italia: altro che Totò.

Senza quei 30 milioni l’esercizio finanziario 2014 si sarebbe chiuso con un disavanzo di circa 21 milioni, con conseguente violazione del patto di stabilità e la relativa applicazione delle sanzioni previste dalla normativa in vigore.

La norma è chiarissima, a quella data era già in vigore il Dlgs 149 del 6 settembre 2011, che mirava a porre un freno all’aberrante spregiudicatezza degli amministratori locali nel redigere bilanci sempre più farlocchi e che producevano come risultato solo il loro stesso mantenimento, delle loro posizioni di potere e delle ingiustificate indennità di funzione.

L’art. 7 comma 2, in vigore dal 1 gennaio 2013, era chiarissimo: “In caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno, l’ente locale inadempiente, nell’anno successivo a quello dell’inadempienza…è tenuto a rideterminare le indennità di funzione ed i gettoni di presenza indicati nell’articolo 82 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, e successive modificazioni, con una riduzione del 30 per cento rispetto all’ammontare risultante alla data del 30 giugno 2010.”

Quindi, un motivo molto, ma molto concreto per tutti quei salti mortali che abbiamo sempre denunciato. Con decine e decine di articoli (in calce solo alcuni), sempre ignorati da chi avrebbe dovuto leggerli con attenzione e per tempo.

Ecco il motivo, parliamo di soldoni, per cui le relazioni dei Revisori dei Conti arrivavano sempre all’ultimo momento, in alcuni casi addirittura scritti a penna in corso di seduta.

Ecco perché si arrivava sempre all’ultimo minuto utile per approvare i bilanci nel corso di sedute surreali del consiglio comunale.

Vediamo allora quali sono state le indennità di funzione percepite negli anni dagli amministratori comunali di Catania?

Il sindaco Enzo Bianco, che gode di altre indennità per i precedenti incarichi parlamentari, all’epoca dei fatti percepiva ogni mese 4.867 euro.

Il vice sindaco Marco Consoli 5.111 al mese.

Gli assessori 4.429 euro mensili, tranne alcuni che non si sono messi in aspettativa dai più lucrosi stipendi da dipendenti pubblici e ne hanno percepito la metà, come Licandro e Parisi.

4.429 euro al mese anche per la presidente del consiglio comunale Francesca Raciti mentre gli altri 44 consiglieri hanno percepito circa 2 mila euro al mese in media.

Numeri.

Quindi cosa sarebbe dovuto succedere se il bilancio 2014 fosse stato redatto in maniera corretta?

Per gli anni successivi avrebbero dovuto decurtarsi, a sé stessi si badi (ed è importante), queste indennità del 30%.

E invece, niente, hanno continuato a percepirli per intero come nulla fosse: come se non fosse un probabile “vantaggio patrimoniale” ingiusto.

Mano alla calcolatrice.

Il sindaco Enzo Bianco godeva di uno stipendio annuo di 58.404 euro.

Il 30% in meno imposto dalla normativa gli sarebbe costato 17 mila 521 euro all’anno, che per i 3 anni e mezzo rimanenti di mandato a partire dal 2014 valgono per le casse comunali la bellezza di 61.323 euro che sono stati così sottratti al già disastrato bilancio comunale.

Vediamo gli assessori, il cui “stipendio” annuo per ciascuno era di 53.148 euro.

Ognuno di loro, in base alla normativa vigente, avrebbe percepito in questo modo circa 16 mila euro in più l’anno che per tutto il mandato varrebbero circa 48 mila euro. Ciascuno.

Stessa cifra per la presidente del consiglio comunale Francesca Raciti.

Per i consiglieri invece decisamente meno ma, moltiplicandoli per i 44 che sono, diventano una bella cifra: ciascuno di loro ha percepito infatti circa 24 mila euro l’anno che per i 3 e mezzo successivi al 2014 sommano a 3 milioni 696 mila euro!

Con la decurtazione del 30% imposta dalla normativa, ciascuno di loro avrebbe dovuto percepire 7.200 euro in meno che, per il periodo rimante del mandato varrebbe 25.200 euro. Ciascuno!

Una cifra che supera il milione e cento mila euro sottratti anch’essi alle disgraziate casse comunali che anche loro hanno contribuito a massacrare approvando rendiconti e bilanci allucinanti.

Tiriamo la somma finale di quanto avrebbero percepito in più “eludendo la normativa” come sostenuto dalla Corte dei Conti?

Il sindaco Bianco 61.323 euro.

Gli 8 assessori che si sono succeduti a partire dal 2014: 369.600 euro.

Presidente e consiglieri: 1.156.800 euro.

Totale: 1 MILIONE 587 MILA EURO!!!

Bastava una calcolatrice cinese: come la nostra.

Quanti stipendi di cooperative sociali? Quanti fornitori pagati? Quanti problemi risolti?

E ora?

Non ci sono stati abusi? Non ci sono stati “vantaggi patrimoniali”?

Archiviamo?