Secondo l’ordinanza 339 della Corte dei Conti l’amministrazione Bianco ha 45 giorni per produrre tutta una serie di documenti che hanno già ricevuto la censura dei revisori dei conti. Le conseguenze? Il dissesto economico, lo scioglimento del Consiglio e l’arrivo del commissario.

Dopo ritardi, proroghe ed audizioni, la questione dell’equilibrio finanziario del Comune di Catania è giunta alla conclusione prevista da alcuni: l’amministrazione messa alle corde dalla magistratura contabile e la minaccia del dissesto che diventa sempre più concreta. A fare tremare i corridoi di Palazzo degli Elefanti non è una nota o una comunicazione ma una precisa ordinanza della Corte dei Conti, con la quale i componenti della Sezione di Controllo per la Regione Siciliana, impongono il termine ultimo – ed improrogabile – di 45 giorni per fornire la documentazione necessaria a valutare la sussistenza o meno dell’equilibrio per i primi sei mesi del 2015.

Documenti che, ad oggi, non sono stati ancora inviati dal Comune alla Corte, nonostante i ripetuti solleciti, gli incontri con l’assessore al ramo ed i rilievi presentati dal Collegio dei revisori dei conti. L’ordinanza, strumento finale di un tira e molla che dura ormai da troppo tempo, giunge dunque dopo la relazione redatta dal collegio dei revisori del 15 Settembre 2015 a seguito della quale, il 15 Ottobre 2015, il magistrato istruttore aveva riscontrato alcuni scostamenti. Proprio per questo motivo, in sede di adunanza, la Corte riscontrava la necessità di acquisire “ulteriori elementi conoscitivi” al fine di valutare lo stato di attuazione del piano di riequilibrio. 

– Le richieste della Corte e la situazione delle partecipate – 

Tra i documenti mancanti, i magistrati chiedono al Comune il piano di alienazione e valorizzazione dei beni immobili redatto a seguito dell’attività di ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare del comune di Catania con allegato elenco dei beni immobili vendibili specificando per ciascuno di essi l’esistenza o meno di procedure cautelari e/o esecutive. 

Come abbiamo recentemente denunciato in un nostro articolo, sorgono seri dubbi sull’esistenza di un documento del genere. Stando infatti alle dichiarazioni di Girlando non vi è nulla di pronto anche se, annuncia l’assessore, “in un paio di mesi avremo dunque una valutazione che riguarda non solo i dati in nostro possesso ma anche quelli provenienti da altre basi dati come l’ufficio del catasto”. 

Le richieste non finiscono qui. Il Comune deve infatti fornire anche prospetti analitici dei debiti fuori bilancio ancora da riconoscere per l’esercizio 2014, di quelli emersi nel corso del 2015, dei contratti transattivi stipulati nel 2015, e dei contenziosi passivi in essere.

Ma la parte più corposa, e più complessa da ottenere, riguarda i debiti ed i crediti vantati dal Comune di Catania nei confronti delle società partecipate. In particolare, la magistratura contabile chiede all’amministrazione le asseverazioni stilate dal Collegio dei Revisori in merito alla situazione debitoria di AMT CT S.P.A., SOSTARE S.R.L., CATANIA MULTISERVIZI S.P.A., ASEC TRADE S.R.L., SIE (Servizi idrici etnei) S.P.A., MAAS (Mercati Agro-alimentari Sicilia) S.C.P.A. e A.T.O. CATANIA AMBIENTE IN LIQUIDAZIONE S.P.A.. 

La Corte sottolinea che in merito a queste società, il Comune ha fornito soltanto le asseverazioni del Collegio sindacale che, a quanto pare, non corrispondono ai dati riportati nella nota informativa da ultimo redatta per l’esercizio 2014. Servono inoltre le asseverazioni rilasciate dall’organo di revisione delle società e dei revisori dei conti di SIDRA S.P.A., ASEC S.P.A., ACOSET S.P.A., AMT (Azienda Munlcipalizzata Trasporti – in liquidazione dal 18/04/2012), Sviluppo e Patrimonio S.R.L. (ex Catania Risorse – in liquidazione dal 20/04/2009), INVESTIACATANIA S.C.P.A. (in liquidazione dal 20/04/2012), SRR Catania Area Metropolitana S.C.P.A. e Società degli Interportl siciliani S.P.A..

Ulteriori informazioni mancanti riguardano debiti e crediti vantati nei confronti di GOLFTOUR S.C.R.L., Consorzio ASI, C.A.S. (Consorzio Autostrade siciliane), CO.CE.TER (Consorzio comunale espropri territoriali) e Consorzio Sicilia al Passo.

– Le conseguenze del mancato invio ed il fantasma del dissesto –

Il Comune di Catania, secondo l’ordine della Corte dei Conti, ha dunque soltanto 45 giorni per fornire tutta la documentazione richiesta per consentire ai magistrati di valutare se esistano o meno i presupposti per accertare l’equilibrio finanziario. Quali sono gli scenari che si prospettano qualora il Comune non dovesse produrre il materiale nel tempo imposto dalla Corte? 

La legge in questo caso da mandato al Prefetto di Catania di imporre al Consiglio Comunale la dichiarazione dello stato di dissesto entro 20 giorni dallo scadere dei termini previsti dalla Corte, pena lo scioglimento del Consiglio e l’arrivo di un commissario facente funzioni.

Ma non solo. Tutti i responsabili dell’avvenuto dissesto, sia quelli politici che quelli contabili, non potranno più essere candidati ad alcuna carica pubblica per almeno 5 anni. Tra questi, quelli che la legge individua come diretti responsabili troviamo i revisori ed il sindaco della città in dissesto.