Forse è già il momento di esagerare per destare un pò di attenzione e lanciare un sommesso allarme. Quanto sta accadendo in Italia, ma anche in Europa e non meno negli USA, non è certo la causa della grettezza culturale ed ideologica che sta conducendo a quella violenza fisica e morale che si sta impadronendo della nostra quotidianità.

Piuttosto la conseguenza di decenni di governo di una casta di parvenu parassiti e corrotti che hanno occupato ogni spazio di potere, distruggendo tutte le istituzioni ed il tessuto economico di quello che era il paese più bello e invidiato del mondo.

Concentrare tutta l’attenzione di una nazione al collasso sul fenomeno, tutto sommato per niente emergenziale (basterebbe analizzarne seriamente i numeri), come lo sbarco disperato di qualche migliaio di migranti, è sintomatico di una classe dirigente incapace di avere una visione del futuro.

Una volta si andava in Abissinia per sviare l’attenzione dai problemi reali e dall’incapacità di risolverli.

Adesso bisognerebbe alzare l’asticella ed impegnarsi per accompagnare chi governa oggi ad un minimo di ragionevolezza.

Ci si potrebbe ancora tentare.

Non sarà nelle intenzioni degli attuali governanti, ma il rischio che si insinuino fenomeni pericolosi è altissimo.

Hanno abbattuto un sistema corrotto ed incapace: bene così.

Ma adesso facciamo che il rimedio non sia peggiore del male.

Dopo la giornata passata sul molo di Levante del porto di Catania mi è venuto in mente un bellissimo libro del 1965 di W.S. Allen, c’ho messo un pò a trovarlo nella mia libreria e gran parte della notte a rileggerlo: e mi è passato il sonno.

“Come si diventa nazisti” è un bel libro edito dalla Quadrangle Books di Chicago nel 1965,  tradotto in Italia da Einaudi che lo ha stampato per la prima volta nel ’68.

Il titolo originale è “The Nazi Seizure of Power. Experience of a single German Town.”

L’autore, lo storico americano William Sheridan Allen, analizza le dinamiche sociali, economiche ed infine politiche di una media cittadina tedesca per descrivere l’humus nel quale si è generato, nell’incoscienza generale, il mostro hitleriano.

Un incoscienza che anzi ad un certo punto diventò incitamento collettivo, grazie ad una propaganda che, pur non avendo ancora a disposizione web e social, riuscì in breve tempo a trasformare la terribile crisi economica degli anni trenta e le conseguenti paure in opportunità per conquistare il potere da parte di un improbabile manipolo di spregiudicati violenti che apparivano, con le loro adunate, bandiere, divise e slogan, degli innocui esaltati al limite della macchietta.

Basta rivedere i filmati dell’epoca per porsi la domanda che si pone Allen: “Come sia stato possibile che una democrazia civile, abbia potuto precipitare ed affondare in una dittatura nichilista.”

Già nella breve prefazione di Luciano Gallino il punto fondamentale: “Non esiste nulla capace di vietare che ciò che è accaduto a cavallo degli anni trenta possa accadere di nuovo.”

E ancora: “Il problema del nazismo fu prima di tutto un problema di percezione”, scrive Allen, come per tutte le derive autoritarie che nascono dalla disperazione di frange crescenti di popolazione, pronte a qualsiasi soluzione avventuristica pur di alimentare la speranza di vedersi risolti, da altri, i problemi della propria quotidianità.

A consentire l’avvento del nazismo “non fu alcuna forza esterna né alcun colpo di stato. Fu, insieme con le inadeguatezze e gli errori della classe dirigente, la libera volontà degli elettori. Il colpo di stato, la rivoluzione che trasformò la democrazia di Weimar in una dittatura avvenne soltanto dopo che gli elettori ebbero spianato la strada.”

“L’ansia per lo stato dell’economia, si era trasformato da anni in un diffuso discredito della classe politica, giudicata incapace di trovare soluzioni decenti. Episodi veri o presunti di corruzione di alcuni uomini politici contribuirono a convertire il discredito in sospetto e disprezzo per i politici democratici in genere.”

Le parole ed i temi usati dalla propaganda, che portò i nazisti a vincere tutte le elezioni locali e regionali sino al colpo di stato finale del 1933, paiono drammaticamente attuali.

Il metodo sempre lo stesso: individuare un “nemico” debole e simbolico, migranti, senza tetto, minoranze religiose o sessuali, compattando contro esso settori crescenti di una società civile già in disgregazione, costruendo un’appartenenza basata sul più facile odio piuttosto che sulla ricerca del benessere comune.

“Ciò non accadde (accade, ndr) solo per incapacità organizzativa, bensì anche per deficit cognitivo. Quando la minaccia venne finalmente percepita, un’ascesa che sarebbe stato affatto resistibile se fosse stata contrastata in tempo, era diventata un incontenibile trionfo.”

“I nazisti, di elezione in elezione, seppero allacciare le alleanze più spregiudicate con diversi partiti moderati e conservatori, adattandosi di volta in volta a cambiare linguaggio, programmi, slogan, uomini, per assumere l’aspetto ora più battagliero, ora più posato che conveniva al momento per irretire il potenziale alleato. Con questi mezzi i nazisti seppero convincere le classi medie d’essere il partito che le avrebbe, tutt’insieme, protette dai comunisti, guarite dall’onore offeso, rimesse in condizione di far prosperare pacificamente i loro affari. Le classi medie li compensarono con una valanga di voti.”

Il rischio più immediato non è tanto il ricorso alla violenza, per fortuna abbiamo ancora un radicato presidio democratico nelle forze armate e dell’Ordine di questo paese, quanto piuttosto l’aggressione alla conquiste civili, lo smantellamento dello stato di diritto, la convinzione che il mancato rispetto degli ordinamenti nazionali ed internazionali sia tutto sommato veniale rispetto alle tensioni crescenti, mentre invece ogni rottura dell’ordine passata in cavalleria rappresenta il prodromo della fine di un sistema oltre il quale c’è l’avventura, che spesso diventa tragica.

“Se ogni passo che facciamo, all’apparenza del tutto insignificante, in realtà può avvicinarci all’abisso, e però anche allontanarcene, la migliore precauzione consiste nell’essere il più possibile consapevoli della doppia direzione in cui qualunque passo può portarci.”

“Ogni comunità ha i suoi elementi di tensione e disgregazione. In tempi normali questi possono equilibrarsi; in tempi anormali possono lacerare la comunità; un demagogo può servirsene per introdurre cunei negli interstizi sociali già esistenti giungendo più facilmente di come si possa pensare alla riorganizzazione totalitaria.”

Sul molo di Levante del porto di Catania, questo 25 agosto 2018, mentre aspettavo che qualche decina di ragazze e ragazzi scendessero finalmente dalla nave Diciotti della Guardia Costiera italiana, mi sono venuti in mente alcuni di questi passaggi, che ho ritrovato diligentemente evidenziati da chissà quanto tempo in giallo e verde nella copia confusa nella mia libreria.

E ho avuto un sussulto: “È proprio una questione di percezione.”