L'opinione

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Denuncia “Città Invisibile”: l’intervento di Salvatore Fiorentino

L’ingegnere è uno dei più assidui nostri “commentatori” e il suo intervento a sostegno della denuncia dell’Orchestra Falcone Borsellino abbiamo ritenuto di metterlo in risalto: “Mai, diciamolo, mai, si è a Catania affondato il bisturi nelle centrali di potere in alto loco.”

SOLIDARIETA’ INCONDIZIONATA ALLA CITTA’ INVISIBILE

La lettera pubblicata, per contenuti e per forma, non può che essere sottoscritta da ogni cittadino che voglia meritare questo appellativo, ossia la più alta carica a cui aspirare, secondo Giambattista Scidà, giudice galantuomo, che tanto si è battuto con Fava per ideali intramontabili e tutt’oggi quanto mai irrinunciabili.

Fava è stato e sarà un esempio per tutti i cittadini, non solo onesti, ma che vogliono riscattarsi dall’ipocrisia, dalla doppiezza, dalla contaminazione, dalla convivenza con la mentalità mafiosa, strisciante, subdola, mefistofelica, se non con la vera connivenza, collusione e complicità, per ottenere vantaggi indebiti, di carriere, di benefici economici, di piccole o grandi speculazioni ai danni dei più.

In questa città, Catania, fino ad oggi non è stato possibile liberarsi da questo cancro, non è stato possibile estirparlo.

Ma non perché non si conosca la cura, le terapie d’urto e di medio e lungo termine. Perché chi “comanda” a Catania non vuole somministrare alcuna cura, perché questa mentalità mafiosa è il brodo di coltura della “borghesia mafiosa”, che è ben più vasta di quelli che possono ritenersi i soggetti macchiati da delitti direttamente o indirettamente collegati alla mafia.

Per oltre trent’anni nessun procuratore della Repubblica ha “osato” presenziare alla commemorazione del delitto Fava, delitto tanto barbaro quanto vigliacco, il che denota la bassezza, anche nel gesto criminale, di chi lo ha concepito armando la mano dell’esecutore materiale.

Poi venne il procuratore “straniero”, tanto invocato proprio dai principali sodali ed amici di Fava, Giambattista Scidà su tutti.

Ma un solo uomo, anche quando avesse voluto sacrificarsi e concludere la sua carriera a Catania (ma così non è stato) non poteva risollevare in pochi anni una situazione che si trascina da decenni, una situazione incancrenita perché con metastasi nei gangli della società, ossia presso tutti quegli attori pubblici, in primis la politica, che avrebbero il potere di modificare, progressivamente, la realtà che è sotto gli occhi di tutti.

Ma l’interesse di costoro pare proprio il contrario, mantenere lo status quo.

Per quello che vediamo, per quello che sono i fatti, al netto dei proclami e dei megafoni dell’antimafia della parola e delle parate, delle carriere e degli affari.

I mandanti non nascono nelle periferie disagiate, ce lo ha insegnato Fava.

I mandanti, i mafiosi, stanno in parlamento, sono potenti, potenti imprenditori, banchieri, talvolta ministri e chissà, forse presidenti del consiglio o persino della Repubblica.

Chi lo può sapere oggi, al tempo del processo sulla “trattativa” tra Stato e mafia?

Di certo chi ha avversato in modo abnorme un processo che insigni giuristi hanno irriso come strampalato, perché avrebbe dovuto mettervi tanto accanimento se fosse stato davvero un processo senza il pur minimo fondamento?

Questi mandanti, questi mafiosi in alto loco, si nutrono invece del disagio e della disperazione, del programmato abbandono delle periferie, per trovare a basso costo manovalanza per i loro disegni criminali, carne da macello che serve anche a tacitare la coscienza dei ben pensanti della borghesia mafiosa suddetta quando, a cadenza periodica, si annunciano retate “antimafia”: peccato che si tratti sempre di pesci piccoli, ogni tanto, ogni decennio qualcuno di pezzatura media.

Ma mai, diciamolo, mai, si è a Catania affondato il bisturi nelle centrali di potere in alto loco.

Fava lo faceva, Fava non poteva per questo essere lasciato vivere, lo dissero sia Scidà che Orioles, amici e sodali di battaglie di libertà e democrazia.

Ecco che si capisce perché dà molto fastidio alla borghesia mafiosa che l’antimafia si faccia in modo concreto, educando le coscienze dei più giovani a rifiutare il puzzo di quel compromesso morale come aveva già ammonito Paolo Borsellino, per non renderli schiavi di un sistema, che possiamo localmente definire “Sistema Catania” per la sua innegabile specificità, che ruberà loro non solo i diritti ma persino la dignità di uomini, rendendoli compromessi verso un potere, politico in primis, che li costringerà a divenire attori o solo semplici comparse di un teatro miserabile e squallido, quello che oggi è la città di Catania, con i suoi potenti che sono nudi di fronte ai cittadini, e che sperano, inutilmente quanto grottescamente, di coprire le loro immani nefandezze, perpetrate da decenni, come è evidente dalle conseguenze visibili di una città che per le depredazioni di pochi si sta dissolvendo e disgregando in tutte le sue istituzioni cardine compresa quella culturale, l’università.

Ecco che la Città Invisibile, fatta di persone comuni, ossia quelle più vere e genuine, diventa un presidio di resistenza, di civiltà, di speranza e di futuro per questa martoriata città, per la nostra città.

Sosteniamola, stiamole vicini, con una parola, con un gesto concreto, anche difendendola dall’ipocrisia e dalla malvagità che la circonda e che vorrebbe depotenziare l’enorme valore che essa porta nella società.

Chi vuole essere un vero cittadino, chi vuole vivere in una vera città, oggi sa da che parte stare, oggi non c’è più alcun dubbio.

Salvatore Fiorentino



13 commenti

  1. H. Poirot

    Bene fa sempre citare Giambattista Scidà
    Male si fa a dimenticare il suo blog, che stranamente gli sopravvive, lasciando accesa l’unico lume che ha ancora il coraggio di ricordare verità molto scomode.
    Bene fa dunque l’avv. Arnone di Agrigento a sbraitare su YouTube.
    Strana mente né Scidã, né Arnone sono stati trucidati.
    Questo è un teorema e non un postulato.

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  2. logaritmo

    Condivido pienamente l’articolo dell’ingegnere Fiorentino. Catania e, purtroppo, non solo Catania, è in mano a baroni che affondano le loro radici nell’humus mafioso sociale, attingendo linfa dalla miseria e dalla disperazione di chi, pur di vivere, ha perso la propria dignità (peccato imperdonabile), vendendo il proprio voto a qualche euro. Questo sistema perverso non si romperà mai finché’ non verranno stroncate le collusioni che si intrecciano in alcune categorie professionali (colletti bianchi) e nelle sedi istituzionali giudicanti e di governo della città.
    La situazione è gravissima: un Sindaco ineffabile, un Prefetto discutibilissimo, un’ex Rettore dell’Università inqualificabile, associazioni antimafia di facciata, pubbliche amministrazioni disastrate con dirigenti incompetenti…insomma, ci sarebbero tante motivazioni per reagire, anche con veemenza…ma sembra, invece, che tutto si assopisca nelle spire della rassegnazione.

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  3. sgomento

    Dunque Pertini Cossiga Scalfaro Ciampi Napolitano Mattarella tutti mandanti?e mafiosi?
    Che colossale stupidaggine.

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  4. Carmelo

    Rassegnazione.
    La parola più in bocca ai genitori,
    I figli vanno via e i genitori dicono
    Rassegnazione. Qui non c’è nulla.
    Rassegnazione.
    No, signori io non ci sto e instisto.
    Insistere
    Questa deve essere la parola più in bocca dei genitori.
    Se i genitori non credono. Figurarsi i figli, i giovani.
    Insistere e crederci fino a quando non ci rialzeremo.

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  5. Giuseppe Condorelli

    Caro Sgomento, non è quello che l’ingegnere Fiorentino ( che quotidianamente paga il prezzo per voler far rispettare la legga ) intendeva dire. Ma che nelle istituzioni ci sia del marcio, che ci sia una avvilente accondiscendenza al mal funzionamento della burocrazia è difficilmente contestabile. Altrettanto incontestabile è il clima di rassegnazione che si respira in città; potrei fare qualche esempio sul funzionamento degli uffici nel Granducato di Toscana, ma aprirei portoni aperti. Il fatto che storicamente i siciliani sono abituati a subire, nel settecento e nell’ottocento dai baroni, poi dal Regno d’Italia, poi dalla Repubblica Italiana: mai come nel nostro caso la storia è maestra di vita. Il rimedio ? non certo i movimenti da salotto o da sagrestia, non i vari Rotary o Lyons; ma cittadini comuni, fra cui Lei ed io, con pubbliche ed ordinate manifestazioni, le prime delle quali accanto alla fontana dei Malavoglia. I Magistrati onesti saprebbero di non essere soli, i Magistrati insabbiatori saprebbero di essere soli. Non le pare ?

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    1. sgomento

      Caro Professor Condorelli la sacrosanta indignazione rimane tale se non offende il buon senso e non turba la sensibilità di chi legge con assoluta adesione morale.
      Quando Pippo Fava e’ stato trucidato,il 5 gennaio 1984,Presidente della Repubblica era
      Sandro Pertini e quindi stiamo parlando di un uomo di stato che ha illustrato con la
      propria vita la nostra nazione,rendendoci orgogliosi di essere italiani.
      Faccio fatica a non essere sgomento per tanta perniciosa approssimazione e rifiuto l’idea che una lodevolissima invettiva possa sfociare nel grottesco solo per corroborare un tema che ci trova solidali e concordi senza necessità di assurde iperboli.
      Questo genere di enfatica retorica,me lo lasci dire,giova solo a chi non la pensa come noi e come il nostro generoso ma poco lucido,nello specifico,editorialista.
      Con stima per il suo garbo e per il suo stile.

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      1. salvatore fiorentino

        Gentile Sgomento, poiché mi pare che lei sia in buona fede, le rispondo limitandomi ad osservare, come già evidenziato dal prof. Condorelli, che lei ha attribuito alle mie parole, in parte rilevante, un significato diverso da quello che emerge oggettivamente dalla loro lettura. La ringrazio comunque dell’attenzione mostrata.

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    2. Comitato Cittadino Porto del Sole

      E’ proprio vero. Catania è oggi in mano alla corruttela ed alla mafia politico-affaristica che non spara e che così non si espone alla Giustizia. Lo dimostra il caso dei cento milioni di Euro per la “darsena” portuale abusiva , di cui certa stampa cartacea continua a tacere. Una devastazione che è risultata al servizio anche di trasportatori sotto indagini e sequestri della DIA. I responsabili del danno ambientale e dell’abuso procedurale commessi, continuano ancora oggi a nascondersi abilmente come hanno già fatto con il Magistrato istruttore, sprovvisto di sufficienti elementi cartacei, che fu costretto a rinviare a Giudizio, in fase preliminare, solo il direttore dei lavori pubblici di tale “darsena” ma non ancora i tanti collusi dirigenti amministrativi, i tanti esecutori e tanto meno gli ideatori ed i programmatori dell’abuso e dei reati commessi. Si tratta degli stessi colpevoli corresponsabili che risultano oggi convocati anche se slo in parte, per la prossima udienza del 28 Marzo c.a., come testi a difesa di se stessi e dell’unico, al momento, colpevole rinviato a giudizio. Una simile predisposta offesa alla Legge ed alla cittadinanza, deve essere presto repressa dalla Magistratura per come certamente avverrà .

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  6. Hercule Poirot

    Solo Chi abbia vissuto nel clima catanese degli anni ’70 , 80 e 90 ,potrebbe davvero tirare le somme, indicando, del resto con poco coraggio, tutta la catena di gentiluomini catanesi, perché ormai deceduti da tempo, come i 4 cavalieri oadroni della città, contro cui si scagliava la rivista i Siciliani, al tempo in cui Nitto S frequentava locali e salotti bene, senza che Qualcuno si scandalizzasse, eccetto il giudice Scidà , che segnala al CSM alcune anomalie, rintracciabili sul suo blog
    A Catania lo Stato si compromise solo per nascondere queste anomalie, relative a personaggi pubblici di rilievo caduti (sempre a detta di Scidà), in tranelli edilizi di stampo mafioso, in modo da bloccare le mani per intervenire sugli affari non loschi dei cavalieri dell’aoocalisse, il cui raggio d’azione copriva vaste aree politiche ed imprenditoriali, nei tempi in cui la Regione Siciliana non disponeva di leggi di programmazione periferica in fatto d Lavori Pubblici.
    Per chi non lo sapere, i finanziamenti di opere pubbliche erano di esclusivo retaggio di una piccola cerchia di geologi ed ingegneri, ben accreditati alla Regione: erano loro che si facevano dare gli incarichi dai sindaci e che in cambio assicuravano il buon esito dell’operazione, avendo ovviamente i giusti sponsor disposti istituzionalmente a finanziare tutte le tangenti, risultando di fatto la difficoltà progettuale un dettaglio secondario.
    Solo la morte di qualche eroe, Dalla Chiesa per esempio, indusse i legislatori ad introdurre i tre livelli di progettazione, eliminando quindi le precedenti ignominie.
    Erano i tempi dei ministri Messinesi, e tutti catanesi e messinesi e palermitani dovevano ovviamente dialogare con gli assessori regionali e i loro funzionari e la presidenza.
    Il conto lo pagò sgomento solo l’assessore regionale al territorio e presidente della Croce Rossa palermitana Franz Gorgone, unico andato in galera.
    In questo clima di ricatti e controricatti, atti a difendere le alte autorità dello stato, rimaste invischiate in questi affari, va inserito il delitto Lima che doveva garantire agli ergastolani l’eliminazione del carcere duro in regine di 41bis.
    Da qui a coinvolgere ministri e presidenti il passo fu breve.
    Quindi , finito il tempo della cronaca , siamo in quello della Storia e chi volesse descriverlo avrebbe tutti gli elementi per farlo, distinguendo Storia da Letteratura.
    Scidà offre assieme ad Arnone parecchi spunti “letterari”.
    Il vero quesito è solo il seguente: chi è sopravvissuto dei tanti personaggi pubblici eccellenti?
    Non sono nè storico, nè letterato, non spetta quindi a me indicarlo…

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  7. Hercule Poirot

    Atto 2°: Il tempo dei centri commerciali.
    Andati a quel Paese i Cavalieri dell’Apocalisse per manu Dei, iniziò l’era dei centri commerciali, essendosi asciugata la mucca dei lavori pubblici.
    Catania ne conta , rispetto alle altre città, un numero sconsiderato, avendo operato su terreni all’esterno del centro abitato, a tutto danno dei piccoli operatori nel ramo della produzione e della distribuzione e della vendita dei nostri prodotti agricoli .
    Furono i tempi della riforma costituzionale, approvata a maggioranza qualificata e quindi senza referendum, che cedeva per sempre la sovranità dello Stato ai Signori del parlamento europeo, consentendo libera circolazione di uomini e merci, ivi inclusi trattati europei col Marocco, che consentono la libera invasione dei prodotti agrumicoli nel nostro territorio, come pure da Spagna.
    Ai centri commerciali iniziarono le assunzioni con i PIP, dispositivi in teoria concessi per assumere anche collaboratori professionali in studi tecnici, ma di fatto assorbiti tutti dai centri commerciali.
    Le grandi distribuzioni, col tacito consenso degli amministratori locali (tranne sicuro uno che conosco bene, che rifiutò tangenti e possibilità di assumere amici suoi) invasero di prodotti di proprietà di multinazionali come Nestlè, Buitoni ecc.
    Si dubitò sui giornali della validità dei procedimenti concessori dei progetti e della liceità dei terreni su cui costruire.
    In questa ultima fase nessuna trattativa Stato-Mafia, semmai Trattativa Mafia Grandi Distribuzioni- Parlamento-Amministratori locali.
    Oltre che le distribuzioni alimentari, i nostri parlamentari prima tanto ligi a difendere la legge contro il gioco d’azzardo, in qualche seduta degna di essere studiata dai vari Travaglio, 5***, ecc, si operò la vergognosa liberalizzazione del gioco d’azzardo con i gratta e vinci, i bingo tanto piaciuti a D’Alema, tutti giochi di proprietà di un’oligarchia che finalmente la Magistratura è riuscita a snidare.

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  8. enzo messina

    Non mi meraviglierei più di tanto…Catania fa parte della Sicilia ed ha una storia così ingarbugliata e lunga di malaffare che non ha eguali. Basta andare a rileggere i libri scritti da un certo giornalista di nome A. Nicolosi e leggere con attenzione ciò che afferma il giusto H.Poirot. Ripeto, in attesa di essere contraddetto, che la Sicilia tutta non è stata mai Terra di cultura propria, bensì Terra di conquista e di conseguenza non ha mai dato la luce ma l’ha solo ricevuta da varie sorgenti. Appunto per questo il nostro popolo aspetta speranzoso che gli altri facciano e quindi saremo sempre costretti a subire in religioso silenzio. Inoltre leggendo attentamente la storia degli ultimi 1100 aa. si può notare che ogni qualvolta un siciliano coraggioso alzava la cresta per chiedere giustizia ed intraprendeva una iniziativa bellicosa…subito dietro la sue spalle c’era sempre un altro suo conterraneo pronto a tradirlo e a farlo uccidere.

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  9. H. Poirot

    Caro prof. Messina, e sì, se solo si leggese la ricca Storia della Sicilia, dalle guerre puniche, alle avventure di Verre, passando magari per quelle di re Federico II° (per gli storici di oggi, Federico III°, padre di Manfredi per intenderci, che, prima di morire di gotta a Paternò, fece in tempo per liberarsi dei traditori. Stessa cosa accadde al successore re Pietro II°, che si liberò dei Ventimiglia, suo i traditori alleatisi sotto banco con i napoletani, tutti noi, stolti, infami , buoni o traditori di oggi impareremmo sicuro che i nostri comportamenti attuali possono sempre assomigliare a quelli di qualche personaggio di una storia di oltre 2000 anni: utile allora coglierne le analogie e trarne belle previsioni.
    Per colpa Vostra di voi medici, purtroppo i mangiatari non muoiono più di gotta e nessun nobile re li fa decapitare.

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