Questa volta non possiamo neanche dire che il rettore sia stato “finalmente” eletto…

Il “finalmente” fa di solito pensare ad un lungo travaglio interiore, in questo caso nel cuore dell’istituzione università, alla ricerca del rappresentante migliore.

Penso male pur sapendo di fare un peccato; ma ho buone ragioni per ritenere che il “finalmente” possa essere riferito alle ore 10 di venerdì 28 giugno, quando “i grandi vecchi”, svegliati intorno alle 8 del mattino, inaspettatamente, dalle sirene della DIGOS, stabilirono immediatamente come salvare capre e cavoli.

Prima di proporre alcune riflessioni, credo sia doveroso, da parte di tutti gli uomini liberi, riconoscere quello che io considero essere il vincitore morale: Vittorio Calabrese.

Non si tratta di uno dei famosi nipponici dell’ordine dei medici, i resistenti ad oltranza, ma di un uomo libero che ha dimostrato, non ritirandosi assieme al coro, di non far parte del sistema: pagherà, sapendo di non poter andare, in futuro, all’incasso.

Rossini al giovane compositore che gli chiedeva un parere sulle sue composizioni, rispose che in quella musica c’era del nuovo e del bello, solo che il bello non era nuovo ed il nuovo non era bello.

Parafrasando a metà Rossini, credo di poter dire che nel nuovo rettore c’è del bello, ma non del nuovo.

Il prof. Priolo è un eminente fisico, conosciuto dalla comunità scientifica internazionale, fa onore a questa università, e non è peregrina l’ipotesi che possa essere un candidato al Premio Nobel: questo è il bello.

Ma certamente il prof. Priolo non può dirsi nuovo.

Non è nuovo nell’aver manifestato solidarietà ad un indagato, e non è nuovo nelle intercettazioni dove viene ripetutamente nominato, dando l’impressione di essere uno dei docenti fidati, su cui insomma si può contare.

Va però detto che il prof. Priolo, fidato per quanto si voglia, non si dà da fare, come altri, ad ordire trame ed incontri compromettenti.

Non credo che un eventuale annullamento delle elezioni da parte del TAR porterebbe ad un risultato diverso: il prof. Di Cataldo, ancora madido di sudore per queste elezioni, tutte sulle sue spalle, ripeterebbe le procedure già seguite, fisserebbe una nuova data per nuove elezioni che confermerebbero il vecchio risultato, cioè quello attuale, con la differenza che il candidato sarebbe il solo prof. Priolo che verrebbe eletto a furor….di docenti, perché pare che il personale amministrativo e gli studenti siano stati molto tiepidi, disertando i seggi elettorali.

Soluzione ultrarapida, e per dirla con Oscar Wilde “There is a fatality about all good resolution. They are invariably made too soon“, che non traduco lasciando l’interpretazione al libero arbitrio di chi legge.

Certamente il rettore prof. Priolo dovrà, eletto definitivamente ed ‘inconfutabilmente’, risolvere diversi problemi:

1. Prendere provvedimenti disciplinari a carico dei docenti ‘infedeli’, provvedimenti che possono, e direi devono, arrivare al licenziamento. Di licenziamento minacciò me il Rizzarelli, nella diffida che conservo, per una questione assolutamente irrilevante oltre che inesistente, come spiegatomi dai miei legali. Che farà il prof. Priolo dopo le dichiarazioni di stima fatte pubblicamente il fatidico 28 giugno? E quali saranno i provvedimenti ? Un benevolo rimprovero con tarallucci e vin santo ? E’ ovvio che i germani Purrello dovranno essere allontanati da qualunque commissione disciplinare.

2. Come pensa il prof. Priolo di risolvere la questione Policlinico, questione sulla e della quale non ha esperienza alcuna? Si farà consigliare dai soliti noti esponenti dell’antico regime? Sa il prof. Priolo come si fa carriera nel delicatissimo comparto che riguarda la sanità universitaria? Sa il prof. Priolo dell’esistenza di Ciulla del MedLine (al plurale perché in generale) che con le false pubblicazioni scientifiche, quelle che la buonanima avrebbe definito ‘ludi cartacei’, hanno consentito (in Italia) l’ascesa accademica di certi personaggi? Siamo sicuri che al titolo accademico corrisponda quel ‘clinical skill’ indispensabile per affrontare le diagnosi più complesse? Sa il prof. Priolo di carriere favorite dall’inquisito Pignataro? Ma soprattutto sa il prof. Priolo che i pazienti bisognosi di cure si attendono dai policlinici universitari l’eccellenza? C’è a Catania questa eccellenza?

3. I delegati. Avevo consigliato a Francesco Basile, appena eletto, di virare di 180 gradi dall’andazzo Pignataro; così non ha fatto con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Il nuovo rettore dovrà cambiare tutto, dal direttore amministrativo in su ed in giù; nulla del vecchio deve rimanere a testimoniare agli studenti, alle loro famiglie, ai catanesi, che si vuole veramente cambiare. A condizione che il cambiamento non sia il “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Tomasi di Lampedusa docet.

Priolo ha voluto essere rettore; cito ancora una volta Oscar Wilde: “ Ci sono due tragedie nella vita di ogni uomo: desiderare intensamente una cosa (nel caso il rettorato) ed ottenerla (essere eletto)”.

Molto più modestamente se ha voluto la bicicletta ora deve trasformarsi in un Gimondi: sapendo di dover pedalare in salita molto ripida.

Auguri.