“A Catania si vedono persone costrette a vivere in strada perché cacciate dai centri d’accoglienza”. È questa una delle conseguenze che il Decreto Salvini, divenuto legge pochi giorni fa, ha prodotto nell’immediato e che il Presidente della Comunità di Sant’Egidio Sicilia, Emiliano Abramo ha osservato per noi. È UNA delle conseguenze, ma non è l’unica.

Quale emergenza?

Il presidente della Onlus, impegnata da anni tanto nell’accoglienza quanto  su questioni d’immigrazione, parla anche della grande quantità di immigrati irregolari che, ben presto, si troverà sul nostro territorio data la somma “irrisoria”, da lui stesso definita, che il governo ha predisposto per i rimpatri: “Non riuscendo a coprirli tutti genera una quantità rilevante di irregolari più che un’espulsione di massa”. Fallendo così in quello che doveva essere uno degli obiettivi principe del decreto.

Senza considerare poi un’altra toccante realtà della quale Abramo fa riferimento: quella delle donne che, attraverso la protezione ricevuta fino ad ora all’interno dei centri d’accoglienza, erano riuscite a sfuggire al fenomeno della prostituzione. Abramo non ha dubbi,  consequenzialmente alle modifiche previste nel decreto in termini di protezione e accoglienza, “cadranno nel tranello della schiavitù sessuale”.

Il modello europeo

Il presidente connota il decreto d’impronta salviniana come “inadeguato” rispetto alla situazione corrente degli altri Paesi europei. Uno fra tutti è la Germania, che Abramo cita a sostegno della sua tesi, richiamando la “politica di regolazione” che il Paese ha adottato a fronte del problema immigrazione. In particolare, afferma Abramo: “La Germania ha creato delle vie di regolazione per evitare di ingrossare la criminalità organizzata, ostacolando l’insorgenza di percorsi irregolari che creano grossi problemi in termini di sicurezza, sanità e polizia riuscendo. Per di più, ha regolarizzato 350 mila persone (più del numero di abitanti della città di Catania) entrate nel 2015 e in soli tre mesi ha garantito contratti a tempo indeterminato nelle aziende che, si è scoperto, avere bisogno di personale”.

“In Italia non sono questi i numeri – continua Abramo – ma stanno scomparendo, però, i lavori specializzati che gli italiani non fanno più. Il problema non è solo quello di trovare lavoro, elemento comunque importante, ma cercare delle vie di ingresso regolari considerando che molti migranti sono migranti economici”.

Smentisce, in seguito, le dichiarazioni di Salvini volte a giustificare l’abolizione del diritto d’asilo per questioni umanitarie (art 1 del decreto). Salvini descrive la riforma come una possibilità di adeguarsi alle politiche presenti negli altri Paesi d’Europa, sostenendo ancora che, l’Italia è l’unico Paese che garantisce protezione umanitaria.

“L’Italia – sostiene Abramo – è stata la prima a dare questo tipo di protezione. Quanto dichiarato da Salvini avrebbe potuto costituire, forse in passato e non con questa intensità, un elemento veritiero ma non adesso: sono circa 20 i Paesi europei che offrono questo tipo di protezione e la sua abolizione rappresenta un notevole passo indietro che vanifica gli sforzi compiuti dall’ Italia, nel corso di questi anni, per favorire l’integrazione”.

Soffermandosi sugli aspetti intrinseci al decreto, Abramo rileva profili di  incostituzionalità in alcuni suoi tratti, in particolare, al presunto ritiro della cittadinanza connesso a casi quali, ad esempio, i bambini adottati.

“In Italia questo non è costituzionalmente possibile poiché la cittadinanza non è qualcosa che si può sottrarre, alla quale si può rinunciare”. Definisce, poi, “gravemente restrittiva e sproporzionata, tendente a creare solo caos” la revoca della protezione umanitaria per casi come il furto o la minaccia a pubblico ufficiale.

L’integrazione? “Non vi è la possibilità di realizzarla pienamente, soprattutto a causa del ridimensionamento del servizio di scuola di lingua.  Per non parlare del problema del ricongiungimento familiare: portare la famiglia in Italia è davvero complicato”.

Nonostante le criticità riscontrate, Emiliano Abramo afferma comunque di voler  “capire come verrà applicato nel concreto e sollevare tutte le possibili perplessità che genera”.

I dati

Negli ultimi 5 anni, 3,5 milioni di ingressi provengono da Paesi membri dell’U.E mentre solo l’1,5% ne provengono da Paesi non europei: precisando che non riguardano solo quelli africani ma anche quelli dell’asse est-ovest interessato da una consistente migrazione. “Da ciò – afferma Abramo – si desume che la migrazione continua ad avanzare in modo poco significativo, anzi, si parla di decrescita di migrazione costante. Per di più, considerando che in Italia si registra il così detto buio demografico, cioè che il tasso delle morti è superiore a quello delle nascite, tale decrescita è addirittura un dramma”.

Cosa cambia nella seconda accoglienza?

Puntandolo sguardo sugli gli effetti dell’art. 12 del decreto, Walter Cerreti, Responsabile della Comunità Sant’Egidio Catania, analizza con noi le modifiche previste da questo articolo che coinvolgeranno, per la maggiore, le strutture adibite all’accoglienza quali i Cara e gli Sprar. “Gli Sprar si stanno svuotando. Il decreto prevede una retroattività: tutti coloro che hanno ottenuto protezione prima del 5 ottobre, in attesa di essere inseriti nel secondo livello d’accoglienza Sprar, si sono trovati in mezzo alla strada” commenta preoccupato. Pone la dovuta attenzione anche alle ripercussioni che i minori avvertiranno, e che già alcuni avvertono, costretti a vivere per strada con le famiglie cacciate via dai centri d’accoglienza.

Non è da accantonare, poi, il ridimensionamento dei servizi offerti dai Cara e dagli Sprar, a causa del quale, per i migranti, sarà ancora più difficile avviare un processo d’integrazione all’interno della nostra società.

“Precedentemente era previsto un percorso d’integrazione iniziale nel Cara che poi sarebbe stato approfondito e rafforzato nello Sprar in quanto, esso costituisce un livello d’accoglienza superiore che conduce il beneficiario a una serie di servizi presenti nel territorio: l’iscrizione anagrafica, la residenza e anche l’iscrizione alla scuola di lingua italiana per gli adulti”.

“Tutto questo – prosegue Cerreti –  adesso viene meno: nel Cara è stato eliminato l’insegnamento della lingua mentre negli Sprar è riservato esclusivamente ai detentori di protezione internazionale e sussidiaria, le uniche forme di protezione ancora vigenti nel nostro Paese”. Parlando in termini di finanziamenti poi, descrive una situazione difficile e complicata nella quale la maggior parte dei fondi e dei servizi diretti ai migranti sono stati aboliti, facendo particolare riferimento a uno presente nel Cara che, oggi, è riservato ai soli proprietari di sussidiaria e internazionale. “Nel Cara vi era uno sportello informativo per il bilancio delle competenze, in cui si valutava il curriculum e, per alcuni, si attivavano anche dei tirocini formativi: il Job Center”. Analizzando i fatti da una prospettiva psicologica, Walter Cerreti afferma: “Riuscire a ottenere la carta d’identità e il codice fiscale conduceva alla visione che la situazione si stesse stabilizzando ora, invece, ci si trova in un limbo”. Ritornando ad una prospettiva prettamente finanziaria, il responsabile fa riferimento al nuovo bando del Cara che, dai 30 euro previsti per ogni migrante degli anni scorsi, si passa ora a circa 15 euro tagliando molte spese e, come abbiamo visto, anche servizi. In conclusione, commentando i dati del Viminale, anche Cerreti concorda con la visione di Abramo, constatando che fino al 4 dicembre 2018 si sono registrati circa 23.000 sbarchi a fronte dei 173.000 del 2016. “Attraverso questi dati, vediamo che non vi è alcun tipo d’emergenza, il problema sta nel come questa viene percepita, cioè come un’invasione”.

I modelli virtuosi

L’importanza dell’insegnamento della lingua, e non solo, viene notato anche da chi ha vissuto in prima persona le esperienze dei centri d’accoglienza come Yusuf, nigeriano che si trova in Italia da due anni: “Nello Sprar viene insegnata la lingua, fondamentale per integrarsi nella società ma è anche importante per trovare un lavoro e provvedere autonomamente a sé stessi senza dover stare a contatto con la criminalità organizzata”

Per approfondire:
https://www.startmag.it/mondo/testo-decreto-sicurezza-immigrazione/

Dati Viminale

http://www.interno.gov.it/sites/default/files/cruscotto_statistico_giornaliero_06-12-2018.pdf

La foto: Realizzata al Cara di Mineo in occasione della “Giornata del Rifugiato”.