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Decentramento, la giunta Bianco non dà i poteri ai quartieri: commissariamento alle porte

La legge regionale 11 del 26 giugno 2015 ha soppresso i consigli di circoscrizione in tutte le città siciliane, ad eccezione di Palermo, Catania e Messina. Anche sul decentramento, Palazzo degli Elefanti è riuscito a fare del suo meglio. Diffidato dalla Regione, rischia ora il commissariamento

Il Comune di Catania non ha dato le competenze ai quartieri entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge regionale. Per questo, è arrivata – e persino scaduta – la diffida da Palazzo d’Orléans. A spiegarci cos’è accaduto e dove si è inceppata la macchina comunale, il consigliere comunale di Grande Catania Sebastiano Anastasi.

Catania rischia il commissariamento in materia di decentramento (delega di competenza del vicesindaco Marco Consoli)?

“Essendo consigliere regionale dell’ANCI, ho fatto di tutto per evitare il commissariamento. Ma il vicesindaco Consoli non è venuto alla riunione della Commissione e, in Consiglio Comunale, la giunta ha sempre sostenuto che a Catania il decentramento è in vigore. Non basta dire che funziona tutto quando in realtà è il contrario. La giunta deve togliersi il vizio di autoassolversi. Il Comune di Catania va commissariato”.

Nonostante le rassicurazioni dell’amministrazione comunale, secondo Anastasi, “i quartieri non si possono autogestire. Confrontandomi con le municipalità (tranne la V e la VI che non hanno mai partecipato agli incontri), la voce è unanime: non hanno fondi perché, per carenza finanziaria, i soldi previsti in bilancio vengono sempre bloccati. E pur avendo le deleghe, non hanno le competenze. I cittadini percepiscono l’efficacia delle municipalità? A mio avviso, no“.

“Ciò che il Comune fa finta di non capire è il ruolo delle municipalità: non devono solo pungolare la giunta, ma amministrare direttamente alcuni aspetti del territorio prendendosi i giusti onori e oneri”, ha continuato il consigliere d’opposizione.

Ma quali sono gli ambiti che dovrebbero gestire direttamente i quartieri della città? Servizi sociali, piccole manutenzioni, vigili urbani e quei piccoli compiti che oggi sono nelle mani di tutti e, contemporaneamente, di nessuno.

Quali le conseguenze sulla vita dei cittadini? Lo abbiamo chiesto al presidente della III Circoscrizione Salvo Rapisarda. Per esempio, la (frequente) comparsa di buche sul manto stradale da chi viene gestita?

“Da tutti e praticamente da nessuno. L’unico punto di riferimento dovrebbe essere la circoscrizione. Invece, ad oggi, possono intervenire tutti: consiglieri comunali, esponenti della circoscrizione e residenti stessi. Quindi attualmente, se invio una segnalazione, faccio la stessa trafila del semplice cittadino”.

“Questo non vuol dire avere una competenza diretta in materia – ha continuato Rapisarda - Noi presidenti di quartiere ci troviamo ad occuparci di tutto e interagire con tutti ma non possiamo usufruire di personale specifico e dei fondi necessari. Le somme destinate ai quartieri sono abbastanza basse. L’attuale amministrazione che, anzi, considero aperta al decentramento, prevede solo 200mila euro. Purtroppo il Comune di Catania fa una grandissima confusione tra le competenze e le deleghe. In questo momento l’amministrazione sembra immobile e rischiamo seriamente il commissariamento”.

Molto più severa la posizione del consigliere Anastasi, secondo cui è paradossale parlare di decentramento a Catania. “La grande contraddizione di Bianco è quella di aver fatto di tutto per presiedere la Città Metropolitana e poi non domandarsi che fine facciano i quartieri periferici”.

“Non è ammissibile che la giunta risponda ricordando il regolamento quadro sul decentramento fatto dall’amministrazione Bianco negli anni Novanta, proseguita dal sindaco Stancanelli che poi diede le funzioni e le deleghe ai quartieri, riducendone il numero da 10 a 6. A questo, l’amministrazione prova ad aggiungere le somme irrisorie messe in bilancio (20mila euro circa per municipalità) e la giustificazione secondo cui le municipalità stanno operando. Quindi, a loro avviso, non si rischia il commissariamento”.

Eppure, la Regione si è espressa molto chiaramente.

Entro 30 giorni dal 3 giugno il Comune avrebbe dovuto assegnare le competenze alle circoscrizioni. “L’eventuale inadempienza determinerà l’attivazione di apposita procedura sostitutiva”, cioè di un commissario ad acta. I tempi sono scaduti.