Davide Faraone è l’unico Sottosegretario all’Istruzione a non pubblicare né curriculum né dati patrimoniali. Resta al governo Renzi nonostante sia indagato per peculato, nel 2008 veniva intercettato in casa del boss mafioso “Basettone” e adesso la cooperativa di cui è consigliere insieme alla moglie ha appena ricevuto un finanziamento dall’IRCAC

Che i più autorevoli tra i “renziani” si cominci a nutrire qualche preoccupazione a trovarsi accomunati ad altri esponenti è stato di recente evidenziato da un intervento su Huffingtsonpost del senatore fiorentino Andrea Marcucci ripreso dal sito specialistico La Tecnica della Scuola, che nel citare quanti al ministero dell’Istruzione starebbero contribuendo al rilancio del settore scuola (ancora tutto da vedere peraltro), è riuscito a nominarli tutti dimenticando, guarda caso, proprio l’autonominatosi proconsole siciliano di Matteo Renzi, Davide Faraone.

I motivi di questa plateale dimenticanza verrebbero fatti risalire ad alcuni specifici fatti, ed atti, appartenenti al misterioso curriculum del sottosegretario (misterioso perché in spregio alla legge sul sito del ministero non è neanche pubblicato come non lo sono i suoi redditi e la situazione patrimoniale).

Ovviamente si tratta di fatti noti nell’ambiente palermitano e molto probabilmente non lo sono altrettanto in quello renziano che evidentemente della sitazione in sicilia ha a quanto emerge dalle scelte fatte, una visione alquanto parziale e forse anche pericolosa.

La curiosità, ai renziani doc oltre stretto, sarebbe venuta dopo lo scontro feroce tra il loro sottosegretario Faraone e Marco Travaglio a Servizio Pubblico.

Le affermazioni di Travaglio hanno riportato alla memoria alcuni fatti che dovrebbero risultare insuperabili per poter appartenere con un minimo di credibilità a qualsiasi cerchio di “rottamatori” del vecchio sistema, con il rischio di trascinarne l’intera impalcatura che tante speranze ha finora prodotto.

Il primo accenno di Travaglio è ad un’indagine del 2008.

Davide Faraone viene individuato in piena campagna elettorale in casa di un mafioso di primo piano della Cosa Nostra di San Lorenzo-Resuttana.

Nel marzo del 2008, durante la campagna elettorale per le amministrative palermitane, si recava in casa di Agostino Pizzuto e veniva identificato dai carabinieri che stavano indagando proprio su questo personaggio. Agostino Pizzuto, soprannominato “Basettone”,deteneva l’arsenale del clan San Lorenzo-Resuttana di Palermo ed è stato condannato a 8 anni per mafia ed estorsione e a 10 anni per detenzione di armi.

Queste informazioni vennero rese note a livello nazionale da Il Fatto Quotidiano con un articolo dal titolo “Chi è Davide Faraone, il renziano accusato da M5S di avere rapporti con la mafia” che riportava addirittura un’interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle sulle sue strane frequentazioni con tanto di intercettazioni dei Carabinieri.

Qui il pdf diffuso da M5S Resoconto del servizio di osservazione dei carabinieri – Davide Faraone dal boss Pizzuto.

Davide Faraone, sempre in campagna elettorale, inciampa anche nell’attenzione di Striscia la Notizia che gli dedica un ampio servizio della nota Stefania Petyx circa un presunto procacciamento illecito di voti attraverso promesse di lavoro da parte di una cooperativa a lui vicina, servizio ripreso con tanto di video dalla testata palermitana Palermobugs con un articolo dal titolo molto esplicito “Faraone ed il voto di scambio”.

Più recentemente, siamo nel 2014, è sempre l’Huffingtonpost di Lucia Annunziata, con l’articolo  dal titolo “Davide Faraone indagato per peculato per le spese pazze all’Assemblea Regionale Siciliana”, a dare notizia di una dichiarazione di Davide Faraone che annunciava che si sarebbe subito dimesso nel caso in cui venisse rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta della procura palermitana che lo vede indagato insieme a quanti hanno partecipato al folle utilizzo dei fondi pubblici destinati all’attività istituzionale.

Adesso, l’ultima chicca del “renziano di Sicilia” riguarda più semplicemente gli affari, certamente leciti, probabilmente, ma non è chiaro quanto opportuni considerato che si tratta di un membro del governo nazionale.

L’ultima segnalazione, che ci auguriamo possa essere prontamente smentita, riguarda una recentissima delibera adottata dal Commissario Straordinario dell‘IRCAC, Antonio Carullo, ente di cui ci siamo peraltro occupati di recente.

Il 15 aprile scorso Carullo ha distribuito 3 milioni e trecentomila euro di soldi pubblici come finanziamenti a vario titolo ad alcune cooperative siciliane.

Tra queste figura la “Work and Service” la cui denominazione coincide sorprendentemente con una cooperativa che ha come presidente la signora Rosalia Pennino e come consigliere proprio il sottosegretario Davide Faraone, che poi della Pennino è stato consorte.

Altra particolarità è che il comunicato ufficiale dell’IRCAC di Carullo annovera questa cooperativa tra le “start up” e per tale motivo quindi avrebbe concesso il finanziamento mentre dalla visura camerale, che di certo l’IRCAC avrà fatto, questa cooperativa risulta iscritta dal 1998,  un po’ tanto per un “avviamento”.

Visura ordinaria societa’ di capitale – WORK AND SERVICES SOCIETA’ COOPERATIVA SOCIALE A.R

Certo, che se è davvero questa la “rappresentanza di Matteo Renzi” in Sicilia, altro che “Start UP”.