Avevano lasciato il Duomo appena qualche giorno prima di Sant’Agata, per consentire lo svolgimento della festa in sicurezza. Da allora hanno dormito nella vicina chiesa di Sant’Anna, insieme ai loro bambini. Sono “i disagiati della Cattedrale”, così ormai sono conosciuti, circa 18 nuclei familiari di San Giorgio, Librino e Pigno, tra i quartieri più poveri della città. Oggi rientrano di nuovo in Cattedrale per continuare la protesta pacifica, grazie anche alla disponibilità del parroco don Barbaro Scionti e della Curia, ma per loro la situazione non è cambiata affatto 

Sotto una pioggia battente, sono stati riportati materassi e oggetti utili per rendere la protesta meno dura, seppur con tanta rassegnazione per la mancanza di sostegno reale da parte delle istituzioni, ma altrettanta voglia di proseguire per far capire a tutti quanto sia grande la difficoltà di chi vive questa battaglia.

Sono diverse le persone che scaricano i furgoni della Caritas davanti ad uno degli ingressi laterali del Duomo, ragazzi e ragazze, uomini e donne. Sui cancelli della Cattedrale un cartello riporta la scritta “Non offendere la patria di Sant’Agata, perchè è vendicatrice delle ingiurie“. Una frase ripresa da quanto scritto sulla facciata della chiesa in latino, a ricordare che chi si trova in difficoltà lì, fa sempre parte della città ed è protetto da Sant’Agata.

Dedicata alla patrona di Catania, e donata dai disagiati dei quartieri periferici alla Cattedrale, un busto della Santa sofferente, posto all’ingresso. L’autore, Pippo Grasso, tra quelli che si trovano in Duomo, racconta: “Il Prefetto ci ha ricevuto prima della festa della Santuzza e ascoltato singolarmente per capire le nostre esigenze. Dal Comune non abbiamo avuto la stessa attenzione, ma solo alcuni incontri, tante parole, ma nessun fatto. Il sindaco poi si è disinteressato, e non abbiamo visto nessuno nemmeno durante la festa della nostra Sant’Agata. Purtroppo credo non importi molto a chi siede nei palazzi di potere, della nostra vicenda. Hanno detto che siamo manovrati, che in realtà siamo strumentalizzati, che avremmo creato fastidi durante la festa, ed invece ce ne siamo andati, in silenzio e con calma. La verità è che qui c’è solo gente che soffre, che è in difficoltà e chiede casa e lavoro, nient’altro”.

Promesse, parole ma nessuna certezza. Solo l’aiuto delle associazioni benefiche come la Caritas o la Comunità di Sant’Egidio e la Chiesa, con Monsignor Barbaro Scionti, hanno consentito che queste famiglie avessero un tetto sulla testa, un riparo e un pò di aiuto, in attesa che chi di dovere decida il da farsi, per far cessare la protesta ormai prolungata.

Accatastano i materassi dietro una delle candelore, sulla navata destra, raggruppano i sacchi con dentro coperte e vestiti, sistemano delle transenne per non dare intralcio al via vai di turisti che spaesati ammirano la bellissima chiesa barocca di Catania notando, un pò colpiti, anche le persone che da due mesi vi abitano.