Il signor Stefano Principato, presidente del comitato provinciale, ci ha querelati per un articolo ed ha addirittura convocato un’assemblea per vantare il fatto, tra gli applausi degli ignari fedelissimi volontari, che il PM ha disposto la “citazione diretta” come fosse già una sua vittoria e mostrando di non avere idea di cosa lo aspetti. Adesso glielo spieghiamo noi. “Pim” PRIMA PUNTATA

Il “pim” è il verso con cui il signor Principato lo scorso 6 aprile durante un’assemblea dei soci della Croce Rossa di Catania ha vantato per oltre 40 minuti i suoi successi presso la procura di Catania “ottenendo” contro Sudpress una “citazione diretta” a seguito di querela da lui sporta per il nostro articolo “Il CARA di Mineo, la Croce Rossa di Catania e la gestione volontaristica”.

Ascoltare la registrazione è divertente, soprattutto quando si ascoltano concetti quali:“Avete visto, hanno attaccato Stefano Principato e “pim”, arriva la citazione diretta!”

Appunto, “pim”.

Naturalmente il signor Principato, che di mestiere fa l’autista del 118, non deve necessariamente conoscere e comprendere gli istituti giuridici, ma basta leggere un qualsiasi testo di diritto per chiarirsi cosa sia questa “citazione diretta” che il signor Principato ritiene una sua vittoria: “Nell’ambito del rito monocratico, per i reati indicati tassativamente dall’art. 550 c.p.p., il pubblico ministero esercita l’azione penale con l’emissione della citazione diretta a giudizio. L’istituto in parola si caratterizza per l’assenza di un controllo preventivo sulla fondatezza dell’accusa elevata dal pubblico ministero… l’art. 555, co. 3, c.p.p., va letto anche in chiave deflativa del dibattimento,  imponendo al giudice di verificare, in caso di reati perseguibili a querela, se il querelante sia disposto a rimettere la querela e il querelato ad accettare la remissione.”

Stefano Principato

Cioè, in pratica le sue “accuse” neanche se le sono lette ed anzi gli si sarebbe data la possibilità di ritirare una denuncia che per un giornale come il nostro è un ottima occasione per approfondire temi di interesse generale.

Qualcuno magari glielo spiegherà al signor Principato ed ai suoi plaudenti volontari che si è perso un’ottima occasione per tacere.

Gli annunciamo sin da ora che non accetteremo alcuna remissione di querela, come abbiamo già fatto in altre occasioni, perché siamo convinti che, avendo già attivato nostre indagini difensive, quello che sta emergendo è già di pubblico interesse considerata l’enorme mole di denaro pubblico che drena e gestisce questa associazione ormai a tutti gli effetti privata e gestita con criteri privatissimi, per non dire altro come vedremo.

Come di interesse il fatto che almeno tre dei partecipanti alla divertente assemblea abbiano sentito il dovere di fornirci la registrazione di quanto affermato, evidentemente preoccupati dalla deriva assunta nel governo dell’importante organizzazione.

Fatta questa premessa per chiarire il contesto, veniamo ai fatti, almeno quelli già verificati (molti altri ce li riserviamo, comprese recenti nomine).

Abbiamo cominciato ad occuparci della Croce Rossa di Catania nel lontano 2013 a seguito di una polemica sorta sull’acquisto e utilizzo di auto con targa CRI e finita sulle pagine del quotidiano La Sicilia, attenzione seguita da alcune vicende interne all’organizzazione che hanno condotto all’espulsione di alcuni volontari storici che si opponevano all’attuale gestione.

Sciocchezze. Forse.

Poi abbiamo ritrovato l’ex ente pubblico, ormai privatizzato, nell’associazione di imprese che gestisce l’appalto (commissariato) per i servizi al CARA di Mineo, alcune delle quali finite nell’inchiesta Mafia Capitale ancora aperta. E sul CARA di Mineo questo giornale ha scritto pagine memorabili, anticipando di anni i tempi dell’ormai famosa indagine giudiziaria oggi a processo.

Sul CARA di Mineo, segnaliamo, ha competenza la prefettura di Catania che, come vedremo, entrerà in relazione “personale” con la Croce Rossa di Catania.

La Croce Rossa di Catania si occupa dei servizi sanitari presso il centro di accoglienza e non risulta ad oggi coinvolta nelle indagini.

La mole di denaro pubblico, solo per il CARA Mineo quasi 1 milione e mezzo di euro l’anno, la quantità di personale impiegato e remunerato nonché le modalità di reclutamento, il livello delle forniture e la specificità di alcuni fornitori, hanno indotto il giornale ad accendere lo stesso faro che dedica a tutte le istituzioni che gestiscono “potere”, sotto ogni forma esercitato e dovunque si utilizzino risorse pubbliche: è la nostra mission editoriale.

Ovviamente, com’è naturale che sia, quando un giornale d’inchiesta viene colpito da aggressioni giudiziarie deve per necessità di difesa approfondire ulteriormente, dovendo provare la fondatezza di quanto scritto e la continenza dei toni usati.

Lo abbiamo fatto, attivando fonti che si sono rivelate molto interessanti.

Intanto è di sicuro interesse pubblico far sapere che un’associazione privata come la Croce Rossa di Catania nel periodo marzo 2015- aprile 2017 ha incassato (movimenti in conto corrente bancario) solo per il CARA di Mineo 4 milioni 612 mila euro. Una bella cifra, certamente ben utilizzata per remunerare il personale impiegato ed acquistare beni e servizi.

Semmai potrebbe essere interessante conoscerne meglio le modalità. Anche “nelle sedi deputate”, come dice il signor Principato. Noi lo faremo intanto nella prossima puntata.

Un altro affare particolarmente rilevante riguarda la gestione del Primo Soccorso presso l’aeroporto di Catania e per il quale nello stesso periodo la CRI di Catania ha ottenuto 1 milione 111 mila euro: altra bella cifra.

Singolare che questo appalto sia scaduto agli inzi del 2016, gara bandita e poi misteriosamente annullata nell’aprile 2016, con il risultato che da oltre un anno questo servizio milionario sia ancora gestito in proroga proprio dalla Croce Rossa di Principato.

Il quale, lo stesso giorno, il 20 aprile, in cui viene data notizia sul sito della SAC, comunica trionfalmente in una chat wapp con i suoi associati di aver ottenuto l’annullamento della gara “dopo nostre diverse segnalazioni, dimostrando che stiamo seguendo con estrema attenzione tutto l’iter amministrativo.”

Un “attenzione” che si chiarisce meglio con un precedente messaggio alla stessa chat ed in cui Principato dichiara bellamente di aver “concentrato tutta la mia attenzione e “potenza di fuoco” sul bando”, giustificando così di non poter premere troppo sulla concessione sotto forma di “CORTESIA” (testuale in maiuscolo) da tale D’Amico, probabile funzionario SAC “dei pass per i volontari per “posteggiare gratis negli stalli di Fontana rossa”, specificando, apoteosi di potenza, che “questa possibilità (di parcheggiare gratis, ndr) vi potrebbe essere concessa solo perché mediata dal sottoscritto.”

E nello stesso messaggio Principato chiosa rivolgendosi a tale Francesco: “Capirai che tra sentire spesso D’Amico per palesare le congruità del bando e “stressarlo” per darvi la possibilità di farvi posteggiare gratis…”

E già, non c’è dubbio su cosa sia più importante: “pim”.

A che titolo poi il titolare di un appalto “stressi” un funzionario di un azienda in proprietà pubblica è cosa che andrebbe chiarita meglio. Vedremo.

Intanto, come abbiamo visto, il bando venne annullato e la Croce Rossa continua a gestirlo in regime di proroga ricevendo nel periodo giugno 2016-marzo 2017 quasi 600 mila euro. In proroga.

Singolare che Principato dia trionfalmente notizia ai suoi soci di chat dell’avvenuto annullamento della gara alle 8.02 dello stesso giorno in cui SAC la pubblicherà sul proprio sito. Veggenza o ipertempestività.

Ed è proprio nell’ambito dei servizi milionari svolti presso l’aeroporto di Catania che si rinviene traccia della capacità di Principato di attivare relazioni al massimo livello istituzionale.

Relazioni naturalmente involontarie, mere coincidenze, ma che possono sempre risultare utili ed in ogni caso qualche problema di opportunità lo pongono.

Come sappiamo, la Croce Rossa di Catania è particolarmente attiva nei servizi collegati ai migranti, attività che si svolge in gran parte su incarico e sotto il controllo della prefettura di Catania che, detto per inciso, è anche competente sul CARA di Mineo.

Prefetto di Catania, sino al suo trasferimento a Campobasso, è stata per diverso tempo Sua Eccellenza Maria Guia Federico.

Figlia di Sua Eccellenza è Chiara Ruffolo, laureata nel marzo 2015 in medicina.

La figlia di Sua Eccellenza il prefetto Maria Guia Federico viene assunta nell’aprile 2016, ad appena un anno dalla laurea e per pura coincidenza naturalmente, senza alcuna selezione pubblica, guarda caso presso il servizio di Primo Soccorso che la Croce Rossa di Principato gestisce all’aeroporto di Catania. Proprio quello del bando annullato ed ancora in proroga da oltre 15 mesi.

Non solo prende servizio repentinamente il 2 aprile 2016, ma da alcuni documenti da noi visionati si rileva che è uno dei pochissimi medici in servizio presso la struttura ad essere pagata con una certa puntualità: solo per esempio, quando a lei viene liquidato lo stipendio di aprile agli atri medici tocca quello del precedente gennaio! E lo stesso per tutti gli alti medici, sempre pagati in notevole ritardo.

Ovviamente deve porsi, anche in relazione alle modalità di assunzione ed all’entità degli emolumenti liquidati in difformità ai colleghi, il tema dell’opportunità di un incarico conferito ad un parente diretto di chi rappresenta l’Autorità di controllo sul proprio operato.

Questo tanto per dare un idea del “peso specifico” di cui è dotato chi gestisce una simile organizzazione, capace, come abbiamo visto sopra, di bloccare bandi pubblici, fare posteggiare gratis i propri associati, assumere chi vuole, acquistare beni e servizi da chi vuole e per di più pagare gli assunti con tempistiche personalizzate.

É normale? Vedremo.

A scanso di equivoci e per futuri “pim”, chiariamo che il presente articolo, nella valutazione di veridicità e continenza, dovrà collegarsi, oltre che ai precedenti, a quanto pubblicheremo nei prossimi giorni in cui affronteremo il tema di alcune forniture da centinaia di migliaia di euro acquistate presso società appena costituite e l’uso interessante di carte prepagate.

La Croce Rossa è troppo importante ed ha una storia troppo nobile per finire in “pim”.

Per quanto ci riguarda, riteniamo doveroso, al netto delle intimidazioni giudiziarie che continuiamo a subire da parte di chi “disturbiamo”,  contribuire a rendere note le dinamiche che sottendono alla gestione di organizzazioni che svolgono una funzione pubblica importante e meritoria, gestiscono milioni di fondi pubblici e centinaia di assunzioni e incarichi: il rischio che si scivoli in gestioni monocratiche e personalistiche è molto alto ed è compito della stampa, oltre che delle autorità competenti, mantenere alta l’attenzione.

E non c’è “pim” che tenga.