La conferenza stampa del 30 aprile, di cui scriviamo a parte, registra una unità d’intenti che speriamo rinnovata. La presenza al tavolo dei vertici provinciali dei vari sindacati potrebbe rappresentare la chiave per tentare di coinvolgere finalmente l’intera città in una vertenza che è di tutti i catanesi: se non si capisce ci meritiamo la barbarie alla quale ci hanno ridotti. Punto. Ma per capire meglio quello che accade nel concreto è opportuno dare voce anche e soprattutto ai rappresentanti aziendali ciascuno dei quali ha posto un tema specifico. Anticipiamo che alla vicenda dei precari, ed all’intervento di uno di loro, vogliamo dedicare uno spazio autonomo perché quella è una vicenda criminale che pretende giustizia. Penale!

Uno dei temi principali riguarda lo stato di salute dell’immobile, che ormai da troppo tempo è carente di manutenzione e rischia seriamente di vedersi dichiarato inagibile: uno scempio per un gioiello di architettura ed acustica apprezzato a livello mondiale.

A porre la questione il rappresentante dell’UGL e responsabile dell’Ufficio Tecnico Cosimo Fichera:

Non meno inquietante, esempio di sciatteria istituzionale, il problema posto da Giuseppe Calanna, professore d’orchestra già rappresentante dei lavoratori nel CdA del Teatro ed esponente della CISL.

Calanna segnala che a seguito di una schizofrenica legge approvata durante il governo Crocetta, quegli scienziati della Regione hanno deciso che la presidenza dell’Ente non spetterebbe più al Sindaco della città di Catania, che tra l’altro è proprietaria dell’immobile, ma al rappresentante nominato dal governo regionale: patetici poltronisti.

Vulnus che al momento impedisce di fatto persino il rinnovo del Consiglio di amministrazione, aggravando ulteriormente lo stato di paralisi che sta asfissiando il glorioso Teatro cittadino:

Aldo Ferrente, professore d’orchestra e rappresentante CISAL denuncia, tra le altre cose, come la Regione sia arrivata all’assurdo di pretendere che paghi l’affitto di migliaia di euro per poter svolgere la propria stagione estiva al Teatro romano: risultato? La stagione non si fa! Roba da sbattergli la testa al muro!

Salvo Todaro, artista del coro e rappresentante Libersind pone il problema dei tanti giovani che studiano musica a Catania ed in Sicilia: “Ma se chiudono i Teatri, tutti i nostri giovani impegnati in anni di studi dove andranno a lavorare?”

Anche Antonio D’Amico, professore d’orchestra e rappresentante CISL, pone il problema della stagione estiva: “Ma come possono chiedere al Bellini di pagare 7 mila euro al giorno per suonare al Teatro Romano? E perché non si torna a fare i concerti alla Villa Bellini come 20 anni fa? A che serve questa Villa?”, ma gli applausi del pubblico scattano quando denuncia l’atteggiamento del governo regionale: “Mi vergogno di un assessore che si permette di dire “dopo le elezioni sistemeremo il teatro”, io se avessi il certificato elettorale lo strapperei adesso!”

Mauro Cossu, attrezzista di palcoscenico e rappresentante UIL, si chiede come sia possibile che tutte le città natali di grandi musicisti ne hanno fatto tesoro con festival internazionali che richiamano turisti da tutto il mondo e Catania che ha Bellini non riesca a cncludere nulla:

Caustico l’intervento dell’artista del coro e rappresentante della CGIL Loretta Nicolosi: “Al Bellini tolgono tutto, ma alla Regione i soldi per i loro amici, come ha denunciato la stampa, li trovano sempre…”