Sigonella non è solo una base aerea, ma il riferimento per gli ormeggi siciliani al molo militare di Augusta, dove la flotta americana potrebbe (siamo nel campo delle ipotesi, nessuno sa con esattezza cosa sta accadendo) appoggiarsi per fare il pieno di carburante e rifornirsi di armi.

Il molo militare di Augusta sta a 50 km da Catania – anche meno in linea d’aria – e altrettanti ne dista da Sigonella. L’ Arsenale di Augusta è uno dei tre della Marina Militare italiana: gli altri due sono quelli di La Spezia e a Taranto. Ad Augusta hanno sede  COMFORPAT, Comando Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera e MARSICILIA, Comando militare marittimo autonomo di Sicilia. Quest’ultimo tra le varie funzioni ha quella della sorveglianza e gestione di un magazzino di munizionamento.

Augusta costituisce dunque l’approdo più probabile a disposizione della marina statunitense per il rifornimento e il munizionamento della sua flotta.

Nel Mediterraneo per la NATO ne esisterebbero potenzialmente altri. In Turchia per esempio che però pur essendo un membro NATO è attualmente molto coinvolta ma poco allineato alle esigenze degli alleati nello scacchiere mediorientale; così Grecia e Cipro appaiono molto timorose di quel che potrebbe accadere. La Sicilia torna dunque – piaccia o meno – ad essere centrale nella partita che si sta giocando.

Tuttavia mentre da Washington nel frattempo rimbalzano conferme e smentite preoccupate le portaerei statunitensi per il momento sono ancora lontane. Prima di invertire la rotta stavano danzando di fronte alle coste sud coreane; mentre la portaelicotteri Mount Whitney nave di punta della Vi flotta non si sa cosa stia facendo sulla linea dell’equatore innanzi al Gabon.

Nel frattempo – ma non è una novità – a fianco dei Boeing Poseidon 8, da Sigonella i droni Global Hawk  stanno lavorando per individuare bersagli e monitorare i movimenti nemici. Si tratta di aeromobili a pilotaggio remoto capaci di sorvegliare quasi 100 000 chilometri quadrati di terreno (o mare) a missione, raccogliendo informazioni che permettono un precisa localizzazione di armamenti e bersagli nemici con conseguente superiore protezione delle forze alleate. Scatole volanti con 40 metri di apertura alare e 6 tonnellate di peso: 222 (duecentoventidue!) milioni di dollari l’uno.

 Forse le portaerei non saranno impiegate. In caso di innesco potrebbero bastare infatti i soli missili Tomahawk lanciati da sottomarini e la guerra cyber già approntata dall’esercito inglese.

Forse le portaerei, i Tomahawk e la guerra cyber non saranno impiegate. La riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza Onu farà prevalere il buon senso?

Noi facciamo il tifo per la seconda ipotesi. L’auspicio è che Sigonella ed Augusta non devano dare prova alcuna di efficienza. Va già bene così.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini.  Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”, collabora con “East-West” Ha pubblicato libri di saggistica e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine SudStyle.