La nuova Finanziaria del governo regionale prevede l’eliminazione, per far spazio ad un unico soggetto frutto di un accorpamento, di organismi a quanto pare superflui, come vengono considerati gli enti regionali deputati al finanziamento delle piccole imprese e attività cooperative cioè CRIAS e IRCAC. Considerati dai dipendenti che ci lavorano strutturalmente sani ed essenziali, anche se magari da rivedere, la loro difesa è partita stamani con una protesta  davanti alla sede della CRIAS, in corso Italia, contro l’amministrazione regionale intenzionata a procedere

Proprio l’attuale governatore Nello Musumeci, come hanno affermato i manifestanti, in passato aveva proposto delle interpellanze contro la volontà dell’ex presidente Rosario Crocetta di sopprimere la CRIAS, valutato come ente inutile e dispendioso dal suo governo regionale.

In particolare, in un documento del 2013, diffuso dai lavoratori in protesta, Musumeci, allora all’opposizione, spiegava come l’ente non gravasse sul bilancio regionale in alcun modo, ma anzi la sua eliminazione avrebbe comportato costi ulteriori alla regione a causa di un’eventuale assorbimento dei dipendenti nei ruoli regionali.

Ed infine, oltre ad evidenziare come l’eliminazione di questi enti avrebbe penalizzato in modo netto le imprese artigiane e agricole e di conseguenza tutti coloro che da queste dipendevano, Musumeci auspicava un riassetto con risanamento ed un rinnovamento.

La Confederazione Nazionale dell’Artigianato e delle piccole imprese chiede chiarezza e risposte al Governo regionale, puntando il dito in particolare contro il vicepresidente e assessore al bilancio Gaetano Armao, definito da Sebastiano Sardo della CNA di Siracusa “uomo per tutte le stagioni“.

Ed oggi, artefice di questo progetto di legge finanziaria da approvare, con la volontà di realizzare tra le altre cose, come denunciato negli scorsi giorni dalle organizzazioni di rappresentanza, il super IRFIS, vale a dire l’organo bancario, da realizzare unendo CRIAS e IRCAC per finanziare le imprese, che però a detta di chi si oppone “avrebbe le caratteristiche di istituto bancario sottoposto alle nuove regole di Basilea e cioè sancirebbe l’impossibilità di accesso al credito per decine e decine di migliaia di piccole imprese artigiane e cooperative”.