Sotto la lente d’ingrandimento della procura palermitana ancora il rendiconto 2015, dopo un anno dalla sua controversa approvazione da parte del consiglio comunale messo sotto pressione dalla giunta Bianco. Sullo sfondo l’oscura manovra della distrazione dei 42 milioni di euro dalla AMT in liquidazione versati (e spesi) sul conto del comune e l’incredibile caso del piano di riequilibrio scomparso al ministero ormai da 333 giorni. 

Non molla il Procuratore della Corte dei Conti Giovanni Di Pietro, che ci ha già chiarito in una risposta a Sudpress, come per il supremo organo di controllo le chiacchiere stanno a zero e quello che ancora si deve valutare per evitare il dissesto sarà il rispetto o meno del piano di rientro originario, considerato anche che tutte le varie modifiche sono di dubbia legittimità e persino trasmesse oltre i termini di legge.

Certo, i tempi sono quelli che sono e tra una dilazione e qualche proroga, si è consentito all’amministrazione Bianco di giungere praticamente a scadenza di mandato.

L’ultimo intervento, l’ennesimo, è dello scorso primo agosto.

Viene di fatto ribadito che la Corte dei Conti di Palermo ha deciso di non tenere conto di tutte le variazioni più o meno legittime apportate al piano di riequilibrio finanziario che tiene in vita, soprattutto grazie al suo perdurante rapimento che dura ormai incredibilmente da quasi un anno, quel che rimane dell’amministrazione Bianco.

Con una nota abbastanza secca, la procura della Corte dei Conti conferma di avere ancora sotto esame il rendiconto della gestione 2015 ed assegna all’amministrazione 15 giorni per trasmettere una serie di documenti che evidentemente ancora mancano.

Il primo documento è l’attestazione del rispetto del patto di stabilità interno.

È stato rispettato?

Se non lo fosse sarebbe la certificazione che i vari piani di rientro, approvati a scatola chiusa da consiglieri comunali che non li hanno neanche letti, non sono altro che carta straccia, utilizzati non per risanare la disastrosa situazione finanziaria in cui hanno ridotto il comune, ma solo per garantirsi la propria sopravvivenza.

Idem per il secondo documento richiesto: l’attestazione rilasciata dai responsabili dei servizi relativa ai debiti fuori bilancio alla chiusura dell’esercizio.

Altro buco nero questo dei debiti che spuntano senza sosta, alcuni dei quali hanno già dato occasione di misteriose transazioni milionarie di cui ci stiamo occupando.

Gli altri quattro documenti contenuti nella richiesta sono tutti più tecnici ma rendono chiaro che a distanza di un anno dalla sua approvazione e a quasi tre anni dalla chiusura contabile, non si capisce cosa abbiano mandato alla Corte dei Conti, considerato che mancano gran parte delle certificazioni prescritte dalla legge.

Come continua a non capirsi come sia possibile che si consenta una tale dilazione nell’attività di controllo che rischia di apparire come vera e propria complicità con un modo di gestire la Cosa Pubblica raffazzonato e scriteriato, che non riesce più a dare alcuna risposta, sta annientando i servizi pubblici essenziali, mandando sul lastrico fornitori e dipendenti, come ad esempio le centinaia di famiglie delle cooperative sociali da mesi senza stipendio perché il comune non paga.

Adesso, mentre scriviamo, i 15 giorni per la risposta da parte dell’amministrazione Bianco sono già scaduti e cercheremo di capire quali siano state le risposte e, soprattutto, quali determinazioni si stia apprestando a deliberare la Corte dei Conti in una vicenda che si trascina ormai da troppi anni, sta aggravando ogni giorno ed ha trasformato le leggi dello Stato e la stessa attività della Corte in una barzelletta sudamericana.

E infatti il “piano di rientro” che non si sa neanche quanto rispettato, non è neanche arrivato alla Corte dei Conti per le decisioni di legge e sono già passati:

GIORNI
0
-35
-7
ORE
0
-9
MINUTI
-3
-1
SECONDI
-5
-1

Scarica l’ennesima richiesta di documenti relativi addirittura ancora al 2015 da parte della Corte dei Conti all’amministrazione Bianco.