Il nome del “dissidente” di Forza Italia Riccardo Pellegrino, consigliere del partito dell’ex Cavaliere, torna prepotentemente alla ribalta e stavolta non si parla di elezioni imminenti ma di compravendita di voti. Pellegrino è accusato di corruzione per aver pagato elettori mentre era candidato all’Ars nelle scorse elezioni regionali, a novembre 2017. In particolare, sarebbero stati 50 euro a voto e gli episodi di corruzione sarebbero stati diversi

La notizia, anticipata da Livesicilia, non farebbe neanche più scalpore visti i tantissimi episodi di corruzione a cui purtroppo siamo stati abituati e la scarsa caratura politica dei personaggi coinvolti, alcuni politici peraltro già noti alla Giustizia, se non fosse per quel Riccardo Pellegrino che da qualche settimana ha annunciato di candidarsi a sindaco di Catania in concorrenza con Salvo Pogliese, candidato ufficiale della coalizione di centrodestra.

Gli altri nomi, oltre a Pellegrino, sarebbero quelli di Gesualdo Briganti, Antonino Castorina detto “Lillitta”, Orazio Sebastiano Cutuli, Salvatore e Antonino Di Benedetto, Ivan Andrea Guarrera, Salvatore Gulisano, Ascenzio Maesano, Giuseppe Panebianco, Filippo e Riccardo Pellegrino e Biagio Susinni.

Gli altri politici sono Maesano e Susinni, il primo ex sindaco di Acicatena e il secondo ex primo cittadino di Mascali.

Dalle indagini, condotte dai magistrati della Procura Marco Bisogni e Tiziana Laudani su 12 persone, emerge che Pellegrino e il padre, grazie anche alla complicità di Maesano e Susinni, avrebbero ottenuto voti elargendo somme a vari personaggi nei terrotori di Catania, Acicatena, Vizzini e Ramacca.

Pellegrino sollevò già allora un vespaio di polemiche poiché ritenuto un “impresentabile” per via della sua sbandierata amicizia con il figlio del boss Nuccio Mazzeo, Carmelo.

Molto noto e seguito nel quartiere di San Cristoforo, dove èp cresciuto, Pellegrino è diventato consigliere comunale nel 2017 arrivò secondo nella lista di Forza Italia con 4.427 preferenze, adesso nell’occhio del ciclone per essere state acquistate in cambio di qualche migliaio di euro.

Bisognerà capire adesso quale sarà la prossima mossa del giovane consigliere, fra l’altro con un fratello, Gaetano, imputato per mafia.

Maesano e Susinni non è il primo caso di corruzione: il primo è stato condannato a tre anni, pena patteggiata, per una vicenda nell’ambito del comune di Acicatena mentre Susinni è stato arrestato più volte in passato, l’ultima nel 2013 nell’ambito di un’operazione antimafia.