Corrado Labisi, sospeso persino dalla Massoneria e produttore infaticabile di “premi antimafia”, che si definisce “avvocato” pur non trovandosi traccia di tale titolo negli archivi degli ordini di tutt’Italia dal 1900 in poi, vorrebbe che la mamma Antonietta venisse beatificata, intanto i familiari denunciano qualcosa di inquietante

Il signor Corrado Labisi ci ha già querelato due volte ed entrambe le volte ha perso. (leggi l’articolo “Le querele di Corrado Labisi a SUD, il Giudice: “Raccontate cose vere, nessuna diffamazione”)

Ci occupiamo di questo signore semplicemente perché con costante periodicità riempie la città di manifesti con cui annuncia “premi internazionali” tutti dedicati alla “Legalità ed all’impegno Antimafia”.

Questo fatto, anche per la “caratura” di alcune delle personalità, anche sempre più “sotto tono” rispetto agli anni passati, che hanno ritirato il premio, lo si deve ritenere di pubblico interesse e pertanto ne diamo notizia.

E deve ritenersi di pubblica rilevanza raccontare cosa vi sia dietro certi eventi che utilizzano parole pesanti come “legalità” e “lotta alla mafia”, soprattutto quando l’utilizzo di nomi di persone defunte urta i sentimenti di familiari diretti che arrivano a presentare sdegnate denunce alle autorità.

Segnaliamo inoltre che il signor Corrado Labisi è stato più volte intercettato dai Carabinieri dei ROS in stratta confidenza con tale Giorgio Cannizzaro, personaggio di spicco della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano, addirittura con questi direttamente imparentato, con il quale si definivano “fratelli”. (Leggi l’articolo “QUAL E’ IL RAPPORTO TRA CANNIZZARO E LABISI?”)

Giorgio Cannizzaro, attualmente detenuto per reati di mafia, dobbiamo precisare, non è mai stato, non ancora almeno, insignito di nessuno dei “premi” prodotti dal signor Labisi.

L’appellativo “fratello” non è chiaro a cosa si riferisca, considerato anche che il signor Labisi è stato persino sospeso dalla sua attività di Gran Maestro Venerabile della Gran Loggia del SUD, da lui stesso fondata,  con provvedimento della Massoneria ufficiale del Grande Oriente d’Italia. (vedi link sito ufficiale Grande Oriente d’Italia)

Alla luce di questi fatti, i nomi di chi accetta in questo contesto “premi e targhe” ha di certo una significativa rilevanza pubblica.

I “premi internazionali per la Legalità” di cui Labisi è patron sono quelli dedicati ai giudici-martiri “Livatino-Saetta”, ed, appunto, quello intitolato alla madre Antonietta Labisi, giunto alla sua ventiduesima edizione.

Tra i premiati dell’ultima edizione del premio Livatino-Saetta il sindaco di Catania Enzo Bianco, che lo ha ritirato appena poche settimane prima di esibirsi nell’ormai famoso comizio di chiusura della campagna elettorale del suo amico Mirello Crisafulli ad Enna.

Quello che salta agli occhi è il notevole impegno mediatico del sedicente avvocato nel reclamizzare queste singolari manifestazioni, con cartelloni delle più varie dimensioni in tutta la città ed inserzioni a pagamento su quotidiani cartacei.

Manifesto premio

Stavolta ci occupiamo di una vicenda interna alla famiglia Labisi che andrebbe a stridere con i propositi di “beatificare” la signora Antonietta, fondatrice dell’Istituto Socio-padegocico Lucia Mangano” di Sant’Agata li Battiati, quello da cui entrava ed usciva quel Giorgio Cannizzaro di cui abbiamo parlato, e che adesso vede Corrado Labili quale presidente.

La proposta di innalzare alla gloria degli altari cristiani la signora Antonietta fatta da Corrado Labili, ha riportato alla memoria di alcuni familiari la vicenda della complicata sepoltura della salma della stessa signora Labisi.

Ricordiamo che Antonietta Labisi morì in maniera tragica e per certi versi misteriosa, in un incidente d’auto unanotte di aprile del 1983.

La vettura su cui viaggiava, guidata da un figlio, volò giù da un viadotto sulla Palermo-Catania, provocando la morte di tutti i passeggeri, la signora Antonietta, due figli ed il genero.

La tumulazione della salma della signora Antonietta è stata oggetto di una denuncia presentata nel dicembre 2011 che racconta una storia poco compatibile con un affetto filiale che arriva a ritenere la propria madre una santa.

Infatti, al momento del tragico decesso, “in assenza di uno spazio disponibile all’interno all’interno del Civico Cimitero di Sant’Agata li Battiati, i Labisi deceduti venivano sepolti nella cappella funeraria “Fusco-Terranova”, ubicata all’interno dello stesso cimitero, grazie alla disponibilità della famiglia Fusco”. Così si legge nella denuncia.

Soltanto nel luglio 2011 alcuni dei discendenti venivano a conoscenza che da almeno due anni la salma della signora Antonietta non si trovava più in quella cappella presso cui continuavano a recarsi ignari per pregare una defunta che non c’era più.

La salma era stata infatti trasferita un un loculo monoposto alquanto anonimo, non in linea con le sontuose cene cerimoniali che sono dedicate con i premi alla memoria dell’estinta e senza che nessuno informasse gli eredi e pare in maniera anche illegittima.

Loculo

Nel frattempo, il signor Corrado Labisi nello stesso cimitero di Sant’Agata li Battiati, acquista una sontuosa cappella funeraria da dodici posti.

Cappella

La cappella risulta intestata personalmente a Corrado Labisi.

Intestazione CappellaJPG

Verrebbe acquistata con un assegno, numero 786 del 17 marzo 2010, di 25.000 euro tratto da un conto intestato all’Istituto Medico Psico-Pedagogico Lucia Mangano presso la Banca Popolare di Lodi.

Scansione

 

Certo, se fosse vero che con il denaro di un istituto di ricovero, che percepisce fondi milionari dalla regione siciliana, si comprano anche cappelle funerarie, e chissà cos’altro, qualche interrogativo qualcuno se lo dovrebbe porre.

Alla data odierna, comunque, la cappella non ospita la signora Antoniietta che rimane nel suo loculo singolo nel quale è finita senza che alcuni dei discendenti diretti abbiano ancora capito come, e lamentando il fatto che forse, anche per evitare che si possa pensare che il nome venga utilizzato per fini diversi, ci si dovrebbe innanzitutto preoccupare di garantire alla propria madre una sepoltura degna e certa, prima ancora che premi e beatificazioni.

Ma allora, questi “premi” elargiti per oltre vent’anni, se non sono serviti a garantire alla signora Antonietta quanto meno la sepoltura che gli altri discendenti avrebbero desiderato, a cosa servono?