“Se i lavoratori non si occupano della manutenzione degli impianti di irrigazione delle campagne, tutto rischia di gravare sugli agricoltori e di conseguenza sull’economia agricola”. Ernesto Abate, segretario generale del Sifus Confali, Settore Dipendenti Consorzi di Bonifica, denuncia: “Il commissario straordinario dei consorzi di Bonifica Franco Greco, si ostina a non dare seguito a quanto previsto dall’art. 8 della legge regionale 16/2017 e quindi ad allungare le giornate lavorative dei 492 operai stagionali siciliani dalle attuali 51 a 78, compromettendo il funzionamento dell’intero settore, poiché questi operai specializzati svolgono un importante ruolo e, tra l’altro, consentono l’equa distribuzione dell’acqua che già scarseggia a causa di una rete idrica colabrodo”. Sudpress aveva accolto l’allarme lanciato già lo scorso agosto ma ancora oggi nulla è cambiato

A seguito di una situazione che si protrae da luglio il Sifus ha sollecitato il commissario straordinario dei Consorzi di Bonifica ad impiegare le risorse economiche già assegnate per il completamento delle 78 giornate lavorative previste dalla nuova normativa per gli stagionali, i cosiddetti “cinquantunisti”, vale a dire i 492 lavoratori inseriti nella fascia occupazionale delle 51 giornate annuali. Ciò, secondo il sindacato, anche provvedendo ad una nuova ripartizione delle somme tra i vari ambiti provinciali.

Abate spiega che quando ad aprile è stata fatta la legge di stabilità finanziaria è stato messo a disposizione per l’aumento delle giornate 1 milione di euro. Questi soldi, destinati al personale operaio stagionale, sono stati ripartiti con il decreto assessoriale della Regione n. 755 tra tutti i consorzi, ma non venne specificato a quali categorie di operai dovessero andare.

“Così -continua Abate- successivamente si è ravvisata la possibilità di modificare il decreto 755 in maniera più chiara, in modo tale che il finanziamento avrebbe dovuto essere destinato ai 51isti per farli arrivare ai 78 giorni. La modifica dovrebbe farla il “Dipartimento 4” dell’assessorato regionale Agricoltura e Foreste come la legge consentirebbe su richiesta del Commissario Straordinario Greco. Ma, a quanto risulta al sindacato, la richiesta non è stata inoltrata e quindi queste somme rimangono congelate. Questa mancanza –afferma Abate- sta di fatto bloccando tutto il meccanismo ancora una volta”.

“In tutte le provincie -spiega Abate- i lavoratori sono a casa e tutto ciò a danno del buon funzionamento dei consorzi. Ma stiamo parlando alla fine di un’elemosina, in totale sarebbero meno di quattro mesi di lavoro. Fra l’altro -prosegue il sindacalista- ci sono state disparità di trattamento “.

“Se non verranno scongelate quelle somme che la Regione aveva destinato agli operai con il decreto assessoriale 755, tutto rimarrà fermo al 10 di agosto –sostiene la Sifus-. Tutto ciò solo per non fare una semplice modifica del decreto assessoriale 755. Per questo chiediamo agli organi di controllo politico, finanziario e contabile di esercitare i loro poteri di vigilanza adottando i consequenziali provvedimenti ciascuno secondo la propria competenza”.

I lavoratori nel frattempo attendono di poter rientrare al lavoro, bloccati dalle notizie che arrivano sulla imminente ripresa del lavoro che non arriva mai. “A qualcuno piace perdere tempo, perché se ci avessero liberati da questa condanna, i lavoratori avrebbero cercato altrove. Questo spezzatino delle giornate lavorative non ha senso, né per i lavoratori né per l’agricoltura siciliana”.

A pagare le conseguenze di questa situazione, oltre ai lavoratori, sono inevitabilmente gli imprenditori agricoli. A confermarlo a Sudpress è Giosuè Arcoria, imprenditore di Paternò e presidente di Anga, Associazione Nazionale dei Giovani Imprenditori Agricoli, sezione di Confagricoltura Catania.
“Alcuni di loro temono che la produzione vada a peggiorare a livello di qualità -spiega-. Se i dipendenti del consorzio non hanno la possibilità di occuparsi della manutenzione degli impianti di irrigazione in maniera più assidua e costante, l’acqua fatica ad arrivare a molte imprese agricole, creando un notevole danno all’economia“.

“Molte condotte di irrigazione sono vecchie e serve manutenzione costante per renderle davvero efficienti -continua l’imprenditore agricolo- servirebbero interventi di un certo tipo e soprattutto ci vuole tempo per arrivare a un risultato concreto perchè gli impianti sono formati da canali molto lunghi. E’ quindi importante che i consorzi escano da questo momento di stallo”.

“La situazione è ancora più critica per quelle imprese che per avere un po’ d’acqua possono solo attendere la pioggia -conclude Arcoria-. Quest’anno l’eccessiva siccità non ci ha aiutato per nulla: i prodotti coltivati hanno raggiunto dimensioni minime, quindi sono poco commerciabili. Le industrie quindi li acquistano a un prezzo stracciatissimo data la scarsa qualità“.