I circa 2 minuti di monologo di Pietro Agen che pubblichiamo oggi fanno parte di una più ampia intervista raccolta presso la sede della ConfCommercio di Catania, via Mandrà 8 (e vedremo quanto è “familiare” questo indirizzo) lo scorso marzo e l’avevamo cestinata perché ci era sembrata troppo banale, con i soliti slogan autoreferenziali sempre uguali che però in queste ultime settimane stiamo scoprendo tutti, ma proprio tutti, molto interessanti, a cominciare proprio dai primi minuti iniziali…

I temi trattati sono stati diversi, dai contributi pubblici che il presidente della Camera di Commercio asserisce con disprezzo di non concedere alle “sagre della ricotta” ma poi ne scopriamo la generosità (soldi pubblici della Camera) con le associazioni della propria famiglia o di quelle di consulenti vari, con tanto di tentativo di nasconderne gli atti violando la legge sulla trasparenza; trito e ritrito anche il progetto di acquisto del Centro Commerciale all’Ingrosso di Bicocca con un avviso pubblico dopo almeno un anno di trattative private come anche l’ipotesi di realizzare un bel Centro di Assaggio dell’olio, guarda caso quello che produce la sua famiglia con l’azienda Reine et Rose che ha sede legale proprio in via Mandrà 8, la sede della ConfCommercio Catania, evidentemente considerata casa o cosa propria. Il tutto, manco a dirlo, con i soldi pubblici della Camera di Commercio. Per non dire della vendita dell’aeroporto di Catania che sta diventando uno degli argomenti caldi di questo inizio autunno.

Ma quanto fosse invece interessante tutto questo lo abbiamo scoperto dopo, al momento dell’intervista di marzo ci erano sembrate le solite fanfaronate non meritevoli di un articolo su un giornale che in genere si occupa di cose serie, il più delle volte azzeccandoci, checché ne dicano lettori affezionati ma un pò assonnati quando gli conviene.

La notizia che rende attuale l’intervista dello scorso marzo è esplosa invece qualche giorno fa e riguarda la scoperta da parte della Procura di Roma di un vero e proprio complotto ai danni Carlo Sangalli, 81 anni, presidente nazionale della più potente organizzazione datoriale italiana: la ConfCommercio.

ConfCommercio conta ben 700 mila imprese associate e ne controlla direttamente a decine in ogni città italiana, una rete straordinaria che consente una forte ramificazione istituzionale e la gestione di affari milionari che spaziano dalla gestione dei corsi professionali ai confidi alle varie cooperative e consorzi, sino al controllo di importanti enti pubblici come accade, appunto, con le Camere di Commercio che, se gli capita l’occasione, si vendono addirittura interi aeroporti senza che nessuno capisca perché e come.

In queste organizzazioni lo scontro per il potere interno è spesso feroce e non di rado supera i limiti della legittima dialettica.

Uno dei casi più clamorosi si è svolto lo scorso anno con il coinvolgimento dell’attuale presidente Carlo Sangalli in un bruttissimo scandalo dai contorni boccacceschi: viene accusato di molestie ai danni di una segretaria ed in pieno consiglio nazionale si svolge una resa dei conti con alcuni dei sette vice presidenti che provano a disarcionarlo chiedendone le dimissioni e poi dimettendosi essi stessi. Tra questi Pietro Agen.

Nel corso dell’intervista, a marzo, Agen decide spontaneamente, senza che gli venisse domandato alcunché, di raccontare la “sua versione” affermando di “sapere tutto”, che “la signora diceva la verità”, riferendo di un bizzarro video con dichiarazioni compromettenti addirittura dell’ex presidente della Cariplo (Giuseppe Guzzetti classe 1934) e concludendo clamorosamente con l’affermazione che alla base della vicenda vi fosse niente meno che una “tangente da tre milioni l’anno di cui sapevano tutti.”

Si tratta di due minuti di registrazione di cui al momento non abbiamo colto l’importanza, anche perché decontestualizzati rispetto ai temi locali che intendevamo trattare.

Qualche giorno fa però il Corriere della Sera, poi seguito da tutta la stampa nazionale, ha dato notizia dell’esito delle indagini della Procura di Roma che ha ribaltato i termini della questione che stanno ipotizzando che il complotto c’era davvero e indagando per estorsione proprio gli accusatori di Sangalli il quale, pur negando le molestie, per evitare ogni scandalo doloroso per la sua famiglia aveva ceduto al ricatto pagando circa 260 mila euro.

Le indagini sono all’inizio e promettono sviluppi clamorosi.

In questo quadro alquanto fosco ci pare proprio interessante e quanto mai attuale la posizione assunta dal leader della ConfCommercio catanese Pietro Agen che oltre a sostenere le “verità della signora” e l’inesistenza del complotto su cui adesso sta indagando la magistratura, riferisce, en passant, di una “tangente da tre milioni di euro l’anno”, sostenendo che “lo sapevano tutti” e che “sarebbe uscita” a breve.

A quanto pare il complotto contro Sangalli c’era e non è riuscito per un pelo, mentre chi siano questi “tutti” a conoscenza della tangente milionaria non si è capito e la storia che “doveva uscire” non è uscita per niente: magari la fa “uscire” proprio adesso il” Vice Presidente Amministratore” della ConfCommercio di Catania Pietro Agen? Tanto per non apparire come un megalomane complottista e calunniatiore?